Il corretto habitat per il geco leopardino

Animale all’apparenza piuttosto semplice da detenere, il geco leopardino ha però caratteristiche fisiologiche ed etologiche particolari, che vanno ricordate per allestire al meglio il suo alloggio.

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A cura di: Dott.ssa Irene Vitaloni

geco leopardino
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Il geco leopardino o leopardo (Eublepharis macularius) è uno dei rettili più presenti nelle case degli italiani grazie al suo carattere docile e facilmente adattabile alla vita in cattività.

Non necessitando di grossi spazi, né di equipaggiamenti particolarmente complessi, risulta quindi il rettile ideale per i neofiti, ma è bene sempre informarsi su tutte le sue esigenze prima dell’acquisto.

Le origini del geco leopardino

I gechi leopardo appartengono alla famiglia Gekkonidae, che comprende quattro sottofamiglie.

Il piccolo sauro in questione è collocato negli Eublepharidae, nome che specifica una caratteristica tipica di questa sottofamiglia, la presenza di vere palpebre mobili che lo distinguono dagli altri gechi: eu = vero e blepharon = palpebra.

In natura la specie abita l’Altopiano iraniano; è, infatti, un animale originario del continente asiatico, in particolare del Pakistan e dell’Afghanistan.

In questo contesto i gechi leopardo abitano ambienti aridi e rocciosi, con terreno argilloso, duro e a tratti ricoperto di sabbia.

Abitudini dei gechi leopardo

Sono animali notturni; di giorno e nei mesi più freddi si riposano negli anfratti delle rocce o sotto grosse pietre, dove l’umidità può essere molto elevata.

Preferiscono sostare su rocce molto calde e prendere il calore da esse, piuttosto che fermarsi ore sotto il sole.

Non è raro vedere gechi leopardo sull’asfalto nelle ore crepuscolari per riscaldarsi, questo comportamento provoca però un decremento della specie, facilmente schiacciata dagli autoveicoli in transito.

La loro temperatura ideale si aggira tra i 28 e i 30 °C.

In natura mettono in atto un comportamento particolare per evitare di essere trovati dai tanti predatori sia notturni che diurni (volpi, gatti e cani domestici, sciacalli, lupi, gufi e serpenti): tendono infatti a eliminare feci e urine sempre nello stesso posto, lontano da dove stanno normalmente, per evitare di attirare altri animali.

Questo luogo viene chiamato defecatorium.

Anatomia e peculiarità

Il geco leopardo raggiunge una lunghezza massima di 16 cm circa per 50-60 g di peso.

In cattività sono stati selezionati dei gechi giganti di 29 cm per 100-150 grammi definiti “genetic giant morphs”.

Come molti sauri presentano l’occhio pineale (terzo occhio) nella parte centrale della testa che ha sensibilità alla luce, per questo si pensa sia coinvolto nei ritmi circadiani.

La loro vista è molto sviluppata e sono in grado di vedere i colori nello spettro dell’ultravioletto.

Presentano, inoltre, l’organo vomeronasale, con funzione olfattoria di riconoscimento del proprietario e degli altri gechi.

Sulle zampe non presentano lamelle trasversali adesive che invece sono presenti nei gechi crestati, non sono grandi scalatori, ma possono correre sul terreno molto velocemente.

Ad oggi, vista l’elevata riproduzione in cattività della specie, sono state selezionate tantissime colorazioni differenti (morph).

Geco leopardino morph
Tre esempi di morph riprodotti in cattività, le colorazioni sono ormai tantissime e molto diverse (per gentile concessione di G&M Geckos, allevatore).

In natura invece la colorazione denominata wild è caratterizzata da un colore di base giallo, sfumato al bianco sul ventre.

Sul dorso sono presenti macchie di colore nero/marrone, questo perché i piccoli spesso hanno delle striature nere/marroni che verso i 3 mesi si “spaccano” e formano la tipica maculatura dell’adulto.

Colorazione wild ancestrale geco leopardo
In cattività sono state selezionate una varietà di colorazioni denominate morph, ma in natura questa è la colorazione tipica del geco leopardino (per gentile concessione di G&M Geckos, allevatore).

Attenzione alla coda

Una delle caratteristiche più conosciute è la perdita della coda.

In natura è un comportamento antipredatorio, in quanto la perdita della coda, che continua a muoversi anche dopo che si è staccata, distrae i predatori e dà tempo al geco di scappare.

In cattività se questo succede vuol dire che l’animale sta vivendo un momento di stress molto elevato.

Distinzione dei sessi e riproduzione nel geco leopardino

La specie presenta dimorfismo sessuale.

Geco leopardino dimorfismo sessuale
Differenze fra maschio e femmina. A sinistra: maschio con evidenti pori sopra cloacali e i rigonfiamenti dei due emipeni. A destra: femmina che non mostra rigonfiamenti, né pori (per gentile concessione di G&M Geckos, allevatore).

Il maschio ha testicoli interni e due emipeni, posti alla base della coda e i cui rigonfiamenti si possono osservare tra la coda e l’apertura della cloaca.

Il sesso si può distinguere anche grazie ai pori femorali e preanali molto più visibili nel maschio.

La femmina possiede due ovaie che nella fase riproduttiva producono un ovocita ciascuno; quindi, se accoppiata, può deporre due uova fertili a covata.

Queste uova possono essere messe in incubatrice per poter “pilotare” il sesso del nascituro.

Infatti, come molti rettili, anche nel geco leopardino il genere è determinato dalle temperature di incubazione delle uova (vedere riquadro sotto).

Temperatura ambientale e sesso dei nascituri

26 °C tutte femmine
30 °C 30% di maschi e 70% femmine
32,5 °C 70% maschi e 30% femmine
34 °C tutte femmine

 

I maschi che schiudono accanto a uova contenente una femmina sono più sessualmente attivi e meno aggressivi con il sesso opposto, rispetto a maschi nati in una covata con elevato numero di animali dello stesso sesso.

Le femmine nate con temperature elevate sono più aggressive, con aspetto più mascolino, testa grande, pori femorali più evidenti e fertilità ridotta.

La temperatura sembra influire anche sul colore dell’animale, in particolare sul pigmento nero (melanina), più presente a temperature basse.

Comportamenti particolari dei gechi leopardo

I gechi hanno due tipi di comportamento alimentare.

Il primo è tipico della caccia: il geco si ferma davanti all’insetto con una zampa sollevata, muove la coda in modo continuativo e poi fa uno scatto fulmineo per afferrare e ingoiare la preda.

Il secondo, invece, consiste nel leccare gli insetti.

Questo comportamento attiva l’organo vomero-nasale e permette all’animale di riconoscere prede sia vive che morte.

Anche il comportamento sessuale è molto peculiare: il maschio quando si trova nei pressi di una femmina sessualmente attiva comincia a “leccare l’aria” e muovere velocemente la coda producendo una specie di rumore simile a un ronzio.

Se la femmina è pronta per l’accoppiamento, rimarrà immobile e alzerà la coda.

La sistemazione casalinga: il terrario

Convivenza di più soggetti

Se si decide di acquistare un geco leopardino, è bene sapere che non sono animali molto socievoli.

Quindi non soffrono la solitudine se tenuti da soli, anzi, per chi non vuole fare riproduzione sarebbe la soluzione ideale.

Per fini riproduttivi, invece, vanno tenuti in gruppi ben strutturati, un maschio ogni tre femmine.

Se però il maschio risulta molto insistente o aggressivo, bisogna aumentare il numero delle femmine.

Le femmine e i soggetti immaturi sessualmente possono vivere insieme senza troppi rischi di aggressione.

I cuccioli possono essere allevati insieme, ma attenzione al bullismo.

Può infatti accadere che alcuni mangiano più degli altri e lasciano i più deboli morire di fame, oppure possono essere aggressivi e mordere dita o coda.

Non bisogna mai mettere il geco leopardino assieme a specie diverse, perché hanno parametri ambientali differenti e possono trasmettersi malattie.

Nei sauri è frequente il cannibalismo, quindi allevando specie diverse con taglie diverse possono mangiarsi fra di loro.

Come deve essere un terrario per un geco leopardino

Il terrario deve avere una misura minima di 45 x 30 cm.

Non vanno bene, come strutture, gli acquari riadattati, in quanto non hanno ventilazione laterale, ma solo una grossa apertura in alto e risultano di difficile pulizia.

L’accesso deve essere frontale con doppio vetro, e di materiale impermeabile all’acqua.

L’ambiente in cui vivono i gechi è spesso molto asciutto, ma feci e urine possono imbrattare e bagnare il terrario.

La ventilazione è fondamentale: devono esserci dei fori in basso per far entrare l’aria fresca e dei fori in alto per far uscire l’aria calda.

Ultimamente ne vengono realizzati con griglia nella parte apicale, questo aumenta la ventilazione e il ricircolo dell’aria.

Questa griglia spesso può schermare fino al 50% dei raggi UVB, ma se si stanno allevando gechi leopardini questo non è un grosso problema, in quanto hanno bisogno di un’emissione ridotta (2%).

Se il terrario è tutto in vetro bisogna predisporre delle bande per far capire al geco che esiste una barriera anche se non si vede, per evitare collisioni accidentali.

Lampade

Nel terrario devono esserci due lampade: una con funzione riscaldante (temperatura ottimale tra i 28 e i 30 °C) e una che emette raggi UVB (max 2%), per permettere all’animale di metabolizzare al meglio il calcio ed evitare il rischio di malattia ossea metabolica (MOM).

Una buona alternativa sono le lampade in ceramica che permettono di emettere calore sia di giorno che di notte, senza emettere fonte luminosa.

In commercio esistono anche i tappetini riscaldanti, che possono essere utili per creare zone calde, ma non consentono di scaldare tutto il terrario adeguatamente (non devono sostituire le lampade).

Attenzione invece alle rocce che emettono calore, perché se non sono ben controllate c’è un elevato rischio di bruciature per l’animale.

Lampade a emissione di UVB

Per le lampade a emissione di UVB bisogna tenere in considerazione che più ci si allontana dall’animale meno sono efficaci: di solito la distanza non deve essere superiore ai 30-40 cm.

La lampada va sempre posizionata sopra e mai lateralmente, in quanto gli occhi dei gechi sono molto sensibili alla luce.

card uvb
Per verificare l’emissione delle lampade UVB esistono card con reazione colorimetrica alla radiazione UVB: basta avvicinarle alla lampada e, se la banda bianca si colora di viola, la lampada emette ancora raggi UVB, in caso contrario va sostituita.

L’emissione di UVB da parte delle lampade si riduce nel tempo e, a seconda del tipo, possono durare 6-8 mesi.

Per valutarne il corretto funzionamento, esistono in commercio delle card che messe vicino alla fonte luminosa indicano, con una reazione colorimetrica, se la lampada sta ancora emettendo raggi UVB.

Per i rettili non vanno bene i neon per acquari, in quanto emettono raggi UVC, molto dannosi per gli occhi.

L’accensione e lo spegnimento delle luci vanno regolate con un timer per mimare il ritmo giorno/notte che gli animali avrebbero in natura (10 ore acceso e 14 ore spento).

Occhio a scenari e arredamenti complicati

In natura il geco vive in un ambiente abbastanza arido, ma non è un animale deserticolo, anzi ha bisogno di aree a elevata umidità.

Nei periodi di muta bisogna predisporre un antro con umidità del 70-80% e spruzzare regolarmente il terrario con acqua.

Non bisogna però esagerare, in quanto un ambiente troppo umido favorisce l’insorgere di alte cariche batteriche ambientali.

Per quanto concerne la “tana della muta” è possibile acquistarla già fatta o crearla con un contenitore nel quale si predispone un foro apicale (della grandezza del geco) e adagiando sul fondo della vermiculite (substrato che trattiene molto l’umidità).

Molti appassionati del settore realizzano terrari molto scenici con arredamento e pareti 3D.

Terrario con sfondo 3D per gechi
Esempio di terrario con sfondo 3D per geco leopardino, in questo modo l’animale ha la possibilità di arrampicarsi e fare esercizio fisico. Questi terrari sono però più difficili da tenere puliti (per gentile concessione di Terrari dre vivariums, gli sfondi sono realizzati a mano con con materiali certificati non tossici).

Questa è una soluzione alla quale bisogna però stare attenti, in quanto sono sicuramente più difficili da pulire, anche se esteticamente accattivanti e benefici per la psiche del geco.

Per quanto riguarda i substrati, non ne esiste uno ideale.

Dal lato pratico la carta è quello più facilmente pulibile anche se esteticamente non bello, oppure si può utilizzare un misto di sabbia e terra o sabbia e ghiaia per incentivare lo scavo.

La cosa importante è non mettere solo sabbia in quanto l’animale tende a ingerirla e può morire per costipazione intestinale.

I nascondigli sono importanti così come le strutture su cui arrampicarsi.

Ricordando che il geco leopardino, a differenza di altri gechi, non può arrampicarsi sulle pareti verticali, è bene predisporre rami o sfondi 3D per aumentare la superficie dove l’animale può fare esercizio.

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