Emocromatosi negli uccelli: sintomi e come fare attenzione alla dieta

La dieta deve essere varia, ricca di alimenti freschi adatti alla specie, frutta e verdura fresche e spesso variate seguendo la stagionalità, ma con un contenuto in ferro non superiore agli 80 ppm.

A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

emocromatosi negli uccelli

L’emocromatosi è una malattia metabolica dovuta all’accumulo di notevoli quantità di ferro e può colpire, non l’uomo, ma anche gli uccelli. Alcuni volatili mostrano una predisposizione specifica ad questa grave malattia che coinvolge in primis il fegato per eccessivo accumulo di ferro.

A cosa serve il ferro?

Questo oligoelemento è fondamentale per la costituzione dei globuli rossi, dell’emoglobina e quindi del trasporto dell’ossigeno, ma se eccessivo si accumula negli epatociti e in altri organi vitali causando una malattia che porta alla morte l’uccello colpito.

Quali sono gli uccelli a rischio?

Il ferro è principalmente contenuto in alimenti di origine animale quali insetti o derivati della carne rossa ma paradossalmente gli uccelli più colpiti sono tucani, maine, uccelli del paradiso, tanagre, lori e lorichetti ovvero uccelli che si nutrono preferibilmente di frutta (talvolta in modo esclusivo come i lori) o in alcuni casi di insetti.

Fattori predisponenti dell’emocromatosi: attenzione alla dieta

Il ferro viene principalmente introdotto con gli alimenti che ne contengono, talvolta, in eccesso. La prima fase della prevenzione e in parte poi della cura è proprio assicurare a questi uccelli una dieta a basso contenuto di ferro.

Alcuni cibi commerciali (pellettati o pastoni) per insettivori e destinati anche all’alimentazione di maine, usignoli del giappone, tucani sono troppo ricchi di questo oligoelemento: è quindi importante saper scegliere tra gli scaffali il cibo migliore, con un contenuto in ferro non superiore agli 80 ppm.

Attenzione anche alle vitamine

La vitamina C, essenziale per stimolare l’immunità e proteggere dai radicali liberi, favorisce l’assorbimento del ferro.

Anche la vitamina A assunta in eccesso può predisporre all’emocromatosi riducendo l’assorbimento intestinale di vitamina E, anch’essa molto utile al sistema immunitario e con importante potere antiossidante.

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Emocromatosi e genetica

Alcune specie di uccelli vivono in nicchie ecologiche in cui il cibo scarseggia di ferro, hanno quindi sviluppato una capacità ad assorbirlo e immagazzinarlo.

Allevati in cattività gli alimenti con cui vengono regolarmente nutriti e apparentemente innocui come molti vegetali di uso abituale e presenti nella nostra dispensa (mango, zucca uva, banane, fragole, kiwi, melone, ananas, papaya e agrumi) possono creare squilibri in questi uccelli, come ad esempio i lori del genere chalcopsitta.

Quali sintomi fanno sospettare una emocromatosi?

Difficoltà respiratorie, addome gonfio e ripieno di liquido (ascite), apatia, urati giallognoli.

Durante la visita e esami collaterali quali una radiografia il medico veterinario individuerà un aumento di volume del fegato, presenza o meno di liquido in addome, compromissione dei sacchi aerei, squilibri nell’ossigenazione.

Come comportarsi?

Questa malattia subdola è spesso diagnosticata tardi sia per la capacità degli uccelli di compensare e nascondere i sintomi sia per la difficoltà terapeutica e della diagnosi certa: appena il volatile mostra difficoltà respiratorie o qualsiasi altro sintomo sopracitato, è molto importante rivolgersi al medico veterinario.