Cosa fare se si trova un riccio che non va in letargo

Le variazioni climatiche e stagionali possono alterare il periodo del letargo di alcuni animali selvatici come il riccio, che può così trovarsi in una situazione di difficoltà. Ecco cosa fare per aiutarlo.

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Con il cambiamento climatico in atto e lo spostamento dell’epoca di cambio di stagione, gli animali selvatici, come il riccio, che hanno nel loro repertorio etologico il letargo, possono trovarsi in difficoltà.

Abitudini del riccio europeo: riproduzione e letargo

Il riccio europeo (Erinaceus europaeus), specie molto diffusa in Italia, rientra tra i mammiferi selvatici autoctoni tutelati dalla Legge europea 157/1992.

La stagione degli accoppiamenti va da maggio a settembre.

I cuccioli di riccio nati in primavera hanno più possibilità di sopravvivere all’inverno, poiché giungono all’autunno con uno strato adiposo adeguato per sopportare il letargo.

Questo sopraggiunge a partire da temperature ambientali inferiori a 8 °C.

Gli individui con peso di 500-600 g in natura sono in grado di superare il periodo di letargo.

Quelli di peso inferiore andrebbero invece ricoverati durante l’inverno.

Cosa fare quando si trova un riccio

Autunni che sembrano più tarde estati, inverni non più freddi e primavere che si fanno attendere possono comportare che questi animali alterino il loro letargo e si trovino in difficoltà.

I ricci inoltre sono animali a vita crepuscolare-notturna; quindi, incontrarli durante il giorno deve sempre far sospettare che possano trovarsi in cattive condizioni di salute.

In questo caso devono essere al più presto portati a visitare da un Medico veterinario.

Le cause più frequenti di ritrovamento sono traumi da investimento, ipotermia in animali con scarso tessuto adiposo, patologie respiratorie, avvelenamenti per ingestione di anticrittogamici e/o rodenticidi, aggressione da predatori, traumi da tosaerba, miasi.

Come tutti gli animali selvatici, anche i ricci dovrebbero essere poi conferiti a un Centro di recupero della fauna selvatica (CRAS).

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Alloggio in cattività

Contenitore e substrato

I ricci devono essere mantenuti in cattività solo per il periodo necessario a restituire loro una buona salute e renderli quindi autosufficienti per la vita libera.

Il riccio va alloggiato in un contenitore adatto per evitare le fughe durante il ricovero.

Si tratta di un animale capace di arrampicarsi, quindi è consigliabile utilizzare gabbie ben chiuse oppure contenitori di plastica a bordi alti e lisci.

Il substrato deve essere il più igienico possibile. Pellet in carta riciclata, carta di quotidiano, truciolo depolverato (per evitare patologie respiratorie), paglia ed eventualmente pellet di legno da stufa (non costituito da legni resinosi) sono substrati adatti.

Devono comunque essere mantenuti puliti e sarà necessario cambiarli almeno una volta al giorno.

Per i primi giorni di ricovero è consigliabile utilizzare un substrato che permetta anche l’osservazione e la raccolta delle feci.

Inoltre, è fondamentale fornire, specialmente ai ricci più compromessi, una fonte di calore che può essere rappresentata da una lampada spot rossa o in vetroceramica, oppure da un tappetino per rettili.

Essendo animali selvatici (e dovendo rimanere tali) è opportuno dotare il ricovero di un nido in cui il riccio possa rifugiarsi e stare tranquillo.

Questi animali devono essere maneggiati il meno possibile per evitare l’addomesticamento.

Il cibo deve essere posto in contenitori robusti antiribaltamento a bordi bassi, in modo che il riccio possa facilmente alimentarsi.

L’acqua non deve mai mancare e deve essere sempre fresca e pulita.

Alimentazione del riccio europeo

Il corretto fabbisogno nutrizionale dei ricci non è noto. La dieta loro proposta in cattività deve tener conto che in natura hanno un comportamento alimentare da onnivori, che sono monogastrici e che hanno la possibilità di digerire chitina e cellulosa.

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Inoltre, hanno una certa tendenza all’obesità e sono intolleranti al lattosio.

In cattività andrebbe proposta una razione che apporti il 30-50% di proteine e il 10-20% di grasso.

Può essere utilizzato un cibo commerciale secco per ricci africani, furetti, gatti oppure cibo per insettivori.

I prodotti sottoforma di “crocchetta” contribuiscono alla salute dei denti, limitando la deposizione di tartaro con conseguente stomatite.

Il cibo secco per gatti comunque non basta, va
integrato con uova sode, omogeneizzati di verdura e carne, camole della farina e insetti, oltre a frutta e verdura fresca tagliata (come spinaci, lattuga, carote, mela, uva) contenente vitamine e sali minerali.

Lombrichi e camole hanno un elevato tenore calorico e basso tenore in calcio; il quantitativo da somministrare sarebbe quindi in numero di 6-10 per 2-3 volte a settimana.

Gestione degli orfani di riccio europeo

I cuccioli sotto i 100-120 grammi di peso dovrebbero ancora ricevere dieta lattea.

In commercio si trovano prodotti liofilizzati specifici oppure secondo indicazione del Veterinario si possono utilizzare prodotti per cani e gatti in polvere modificando le concentrazioni e integrando la frazione grassa con panna per avvicinarsi il più possibile alla composizione del latte di riccio (proteine 12%, grassi 20%, lattosio 0,02-0,06%).

È importante conoscere anche alcune caratteristiche relative ai ricci neonati per poterli gestire nel miglior modo possibile.

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Alcune nozioni utili alla gestione dei ricci neonati

È importante conoscere anche alcune caratteristiche relative ai ricci neonati per poterli gestire nel miglior modo possibile.

I neonati consumano cibo ogni 2-4 ore per circa 3 settimane.

Il loro incremento di peso giornaliero deve essere: circa 1-2 g/al giorno nella prima settimana di vita; 3-4 g/al giorno la seconda settimana; 4-5 g/al giorno la terza e quarta settimana e 7-9 g/al giorno fino a 60 giorni di età.

Cuccioli di 60-80 grammi di peso dovrebbero assumere circa 5 ml per volta, a 100 grammi di peso 7-10 ml.

Lo svezzamento comincia a 4-6 settimane integrando il latte con cibo per gatti iperproteico e camole della farina.

Fondamentale nelle prime settimane è garantire una temperatura ambientale di 30-32 °C.

Dopo ogni pasto occorre stimolare la zona genitale per favorire defecazione e minzione.

L’infuso di finocchio può essere utilizzato per prevenire coliche gassose, in mancanza di latte adeguatamente formulato.

Reintroduzione in natura

Un riccio può essere liberato in natura quando il suo peso oscilla tra i 600 e 700 g.

L’animale subirà inevitabilmente un calo ponderale nel periodo seguente alla liberazione, è quindi utile liberare gli animali con più riserve corporee alimentari accumulate.

Prima di reimmettere il riccio in natura è fondamentale un periodo di controlli che si effettuano in un recinto esterno a prova di fuga, per capire se l’animale può essere autosufficiente in libertà.

In particolare, è importante valutare: la capacità dell’animale di procacciarsi il cibo, mettendo a disposizione del cibo vivo (lombrichi, camole della farina, cavallette, ecc.); la capacità di costruirsi una tana.

Deve essere anche analizzata la sua diffidenza verso l’uomo o eventuali predatori: è importante che il riccio si appallottoli all’avvicinamento di un pericolo.

Come liberare in natura un riccio che ha passato il letargo in cattività

Buona norma è cercare di appostare il recinto e successivamente liberare il riccio il più vicino possibile al luogo del ritrovamento.

Se non è possibile collocare il recinto vicino alla zona di ritrovamento, si deve scegliere un luogo tranquillo, con folta vegetazione, possibilmente vicino a una fonte d’acqua, lontano da strade trafficate.

Bisogna fornirgli per un certo periodo acqua fresca e uno o più rifugi, nonché del cibo.

Durante il periodo di riabilitazione il cibo dapprima verrà offerto in ciotole abituali e successivamente sparso sul terreno per stimolare l’azione di caccia.

In questo periodo anche il tipo di cibo deve cambiare: si parte da ciò che normalmente il riccio ha mangiato durante il ricovero e si passa in maniera graduale a una dieta a base solo di insetti e pezzi di frutta.

La durata del periodo che il riccio dovrà passare nel recinto varierà da individuo ad individuo.

Di solito si tratta di 15-20 giorni, ma la liberazione deve avvenire solo quando si ha certezza che l’animale sappia cibarsi e cacciare da solo.

Per questo motivo è importante valutare regolarmente il peso corporeo.

Se possibile, dopo la liberazione è utile lasciare a disposizione il recinto aperto, in modo che ancora per qualche tempo il riccio possa tornare a mangiare e a ripararsi.

Il momento migliore per liberare il riccio è alla sera, considerate le abitudini crepuscolari-notturne.

Articolo di Marta Conti, Medico veterinario con Master II liv. in Gestione della Fauna Selvatica

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