L’infezione da polyomavirus nei pappagalli

Il polyomavirus può dare nei pappagalli sintomi molto diversi. È un virus però molto contagioso e può causare la morte degli embrioni o dei piccoli appena schiusi.

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A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

inseparabili polyomavirus pappagalli

Virus molto contagioso, il polyomavirus può dare nei pappagalli varie forme cliniche a seconda di età, specie e immunità dei soggetti.

In animali adulti con una buona capacità del sistema immunitario, la malattia può non dare mai sintomi, può però causare la morte degli embrioni o dei piccoli appena schiusi.

Un virus molto contagioso e resistente

La frequenza della malattia nelle nursery infette degli allevamenti di pappagalli può raggiungere il 100%.

La diffusione e l’infezione di nuovi soggetti avviene tramite contatti con soggetti portatori, feci e forfora cutanea.

Si tratta di un virus particolarmente resistente anche all’ambiente esterno.

I soggetti eliminatori possono continuare a eliminare per via cloacale e diffondere grandi quantità di polyomavirus per parecchi giorni.

Fonti di diffusione del virus possono essere luoghi di scambio come mostre, manifestazioni o l’inserimento nelle nursery di soggetti di diverse specie.

Particolare attenzione va posta anche nei negozi di animali dove quarantena, pulizie e disinfezioni scrupolose devono sempre essere rispettate.

Pappagalli asintomatici e portatori di polyomavirus

L’incubazione del virus è variabile. A seconda delle specie si osservano infatti tempi diversi.

Negli ondulati ad esempio è molto breve, ovvero 2-7 giorni.

In specie di dimensioni maggiori varia invece dai 7 ai 14 giorni.

Durante l’incubazione il soggetto infetto può dare risultati negativi ai test specifici, in quanto la quantità di virus a livello ematico o intestinale non è rilevabile.

Alcuni soggetti giovani possono divenire tolleranti al virus ed eliminarlo nell’ambiente senza mostrare sintomi.

Altrettanti adulti di specie più resistenti possono non manifestare viremia, quindi l’infezione non è in loro rilevabile a livello ematico.

In altri casi l’eliminazione a livello cloacale del virus è inferiore ai 60 giorni.

inseparabili polyomavirus pappagalli Alieni con le ali parrocchetto dal collare

Polyomavirosi nei pappagalli: forme cliniche diverse o mortalità improvvisa

Le forme cliniche della malattia dipendono da età, specie, patologie concomitanti (ad esempio patologie immunosoppressive come PBFD o Bornavirus).

In genere la polyomavirosi si osserva in parrocchetti dal collare o monaci, pappagallini ondulati, conuri, ecletti, inseparabili, calopsite, ara.

Queste specie sono maggiormente sensibili al virus, ma non sono le uniche in grado di infettarsi.

L’infezione nei pulli

I pulli che si infettano con il virus possono andare incontro a morte molto rapidamente.

Ad esempio, nelle cocorite i soggetti ammalati appaiono deboli, manifestano tremori o convulsioni.

Il virus replica rapidamente a livello epatico. La cute quindi può apparire itterica e possono essere presenti emorragie a livello di follicoli o sulla cute e venire a morte in 10-20 giorni.

Nei pulli di conuro invece si è osservato un periodo prima della manifestazione dei sintomi di 1- 6 settimane; nelle ara invece da 4 fino a 14 settimane.

Forma cronica di polyomavirus nei pappagalli

La forma cronica, più evidente nelle cocorite, riguarda una grave alterazione del piumaggio.

Si ha perdita delle penne timoniere e remiganti e ricrescita di penne deformi, in cui persistono le guaine, non adatte al volo.

Questa malattia con presenza di sintomi non è curabile.

Il Medico veterinario può solo cercare di incrementare l’immunità del soggetto colpito e curare eventuali infezioni secondarie.

Bisogna sostenere l’animale con vitamine e cibo e cercare di facilitare la vita a un uccello che si trova menomato nel piumaggio o debilitato.

Alcuni allevamenti praticano la vaccinazione, che non assicura però un’immunizzazione duratura e completa.

Esiste poi una difficoltà oggettiva all’approvvigionamento di un vaccino non registrato in Italia, che necessita quindi di deroghe e autorizzazioni.

Esami specifici e quarantena preventiva

L’eliminazione cloacale del virus è piuttosto duratura.

In media circa 3-11 settimane, ma nelle ara può persistere fino a 135 giorni.

Addirittura 18 mesi nelle calopsite (specie piuttosto resitenti al virus).

calopsitta polyomavirus pappagalli

Anche la viremia può perdurare per 10 settimane. A livello ematico si possono prò avere casi di falsi negativi al test genetico o sierologico, soprattutto nelle prime 2-3 settimane dall’infezione.

In caso di positività è consigliato ripetere il test e valutare i sintomi.

In mancanza di sintomi dopo 90 giorni si possono verificare 2 possibilità:

  1. test ancora positivo e quindi soggetto portatore sano in grado di infettare altri soggetti;
  2. test negativo per cui il soggetto è riuscito a eliminare il virus in modo naturale.

Vista la variabilità dell’eliminazione del virus a livello cloacale e della viremia o sieroconversione (presenza di anticorpi) è consigliabile una quarantena di 4 mesi (6 per gli ondulati) dei soggetti di cui non si conosce la storia sanitaria.

Oppure si può procedere a controlli ripetuti a partire da 2 settimane dall’arrivo in allevamento.