Gli anfibi e la visita veterinaria

A cura di: Dott. Kiumars Khadivi-Dinboli

rana

Quando si porta un anfibio dal veterinario è bene informare il medico riguardo tutte le abitudini dell’animale, comprese le modalità di detenzione ed il tipo di alimentazione, in modo da aiutarlo nella visita e nella diagnosi.

Per rendere più semplice la comunicazione, una foto o un disegno della teca potrà essere utile per capire la funzionalità dell’ambiente.

L’acqua presente all’interno del terrario, del terracquario o del paludario potrebbe dover essere sottoposta ad analisi chimiche o microbiologiche per valutarne il grado di contaminazione, ma anche in questo caso l’opportunità o meno dell’intervento andrà valutata insieme al veterinario curante.

La visita clinica

In genere la prima fase della visita consiste nell’esame visivo dell’animale: postura, comportamento, respirazione, colore ed eventuali alterazioni della cute. In particolare gli anfibi a vita acquatica (ad es. alcuni urodeli (salamandre) o diverse specie di anuri (ad es. Xenopus laevis e Xenopus tropicalis) dovrebbero essere osservati prima di tutto nel loro ambiente, per ottenere informazioni utili circa lo stato di salute senza che vi sia interferenza da parte dell’uomo, limitando la permanenza fuori dall’acqua allo stretto necessario.

Successivamente, se necessario, si esegue una “visita manuale”, ovvero la palpazione dell’addome, procedura non sempre semplice soprattutto nelle specie di piccole dimensionio in quelle che gonfiano l’addome per difesa, l’osservazione della bocca (non deve essere piena di saliva o schiuma) e della sua mucosa, del naso e delle narici (dovrebbero essere libere da secrezioni anomale), dell’occhio (la cornea dovrà essere trasparente e priva di lesioni) ed un’ulteriore ispezione più accurata della cute per verificare l’assenza di alterazioni; anche l’auscultazione, vista la taglia, è generalmente di difficile esecuzione.

Ulteriore procedura per valutare la reattività dell’animale ed il conseguente stato di salute è la verifica del riflesso di ritiro dell’arto posteriore e il ritorno nella posizione prona dopo essere stato posto in decubito dorsale.

Salvo motivazioni che inducano ad anticipare la visita, è consigliabile far controllare il proprio anfibio con cadenza regolare, almeno una volta all’anno.

La sicurezza (per sé e per gli animali) prima di tutto

È importante che qualunque procedura clinica, anche la più semplice, venga eseguita da un veterinario esperto in animali non convenzionali. Prima di procedere alla manipolazione di qualunque specie, ed in questo gli anfibi non fanno eccezione, bisognerebbe conoscerne le possibili reazioni e i meccanismi di difesa sia per evitare danni all’operatore (ad es. eiezione di sostanze velenose anche a distanza o presenza di formazioni dentiformi in grado di causare ferite da morso) che all’animale stesso (ad es. alcune specie di salamandra possono effettuare l’autotomia della coda a seguito di manipolazioni errate o anche solo di stress e spavento), il quale potrebbe cadere di mano e ferirsi in maniera anche grave.

Gli anfibi andrebbero sempre manipolati con i guanti (ad es. di lattice o nitrile) vista la possibile presenza di ghiandole irritanti o tossiche oppure di secrezioni mucillaginose sulla cute. L’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, in particolare per le mani, oltre a salvaguardare la persona garantiscono anche una maggiore sicurezza per l’integrità della cute degli animali, ragione per il quale dovrebbero essere privi di residui di polvere (ad es. talco) e leggermente inumiditi.