La Cites, a tutela della biodiversità del nostro pianeta

La Cites opera per coniugare la conservazione delle risorse naturali planetarie con importanti attività economiche.

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L’Italia è uno dei più grandi mercati di prodotti derivati da specie animali e vegetali, con un giro d’affari internazionale di più di 100 miliardi di euro l’anno. Coniugare la conservazione delle risorse naturali a livello planetario con il mantenimento di attività importanti per l’economia italiana è l’obiettivo che oggi la Cites, in Italia gestita dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, persegue attraverso l’azione di controllo e di polizia esercitata da Carabinieri Forestali Cites, dalla Guardia di finanza e dalle Dogane.

Cos’è esattamente la Cites?

Nel dettaglio la Cites è una Convenzione (Convention on international trade of endangered species) alla quale aderiscono oltre 180 Paesi e che rappresenta uno dei più efficaci e importanti strumenti internazionali per rendere sostenibile il commercio, garantendo la conservazione della biodiversità del nostro pianeta.

Attraverso protocolli e specifiche azioni, sono garantiti il controllo e la conservazione di oltre 36.000 specie di animali e piante selvatiche soggette a interessi commerciali.

Tra le principali specie tutelate, sono compresi tutti i primati, i cetacei, i rapaci diurni e notturni, le tartarughe terrestri europee e marine, i pappagalli, i coralli, alcune conchiglie, legnami tropicali, tutti i cactus, alcune palme, gli anfibi, i serpenti, i coccodrilli, i caimani e gli alligatori, i grandi e piccoli felini, i lupi, gli orsi, i fenicotteri, alcune anatre, aironi e cicogne. Queste specie sono oggetto della tutela a prescindere dal loro stato: vivi, morti o loro parti e prodotti derivati.

Il caso dell’avorio e pelle di coccodrillo

Uno degli esempi più importanti è quello dell’avorio (oro bianco) che raggiunge ancora oggi quotazioni intorno ai 7.000 euro al chilogrammo sul mercato nero e che rappresenta una reale minaccia per le migliaia di elefanti africani che annualmente vengono abbattuti nell’Africa sub-sahariana per sostenere questo criminale traffico illegale.

Lo stesso vale per le pelli di coccodrillo o caimano, per la lana di antilope tibetana da cui si ricava il prezioso shatoosh, uno scialle che è venduto sino a 20.000 euro.

In un contesto di questo tipo, il compito specifico di ogni Stato è quello di monitorare e regolamentare adeguatamente il commercio interno e alle frontiere di esemplari e prodotti derivati da specie animali e vegetali, al fine di contribuire a limitare la possibilità che si verificano episodi di estinzione di specie.

E tutto ciò alla luce di una situazione congiunturale già sfavorevole per gli effetti negativi derivanti dalle molteplici attività umane sugli ambenti naturali e, negli ultimi anni, anche dai cambiamenti climatici.

Pertanto, la puntuale applicazione di queste norme consente di assicurare il mantenimento delle attività imprenditoriali del nostro Paese nel rispetto del principio dello sviluppo sostenibile alla base delle moderne strategie di conservazione della natura.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria