Perché il riccio va in letargo? Ecco cosa c’è da sapere

Il riccio europeo è un animale estremamente utile per l’equilibrio ambientale e per difendere in modo biologico da parassiti e insetti i nostri orti e giardini. Durante l’estate e l’autunno accumula provviste e comode foglie secche in cui potersi rannicchiare e dormire durante il letargo!

A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

riccio letargo

Non tutti sanno che il riccio è l’unico insettivoro che da ottobre a marzo-aprile cade in letargo per sopravvivere ai rigori invernali.

Infatti, questo simpatico e utile animaletto che abita giardini e campagne durante l’estate e l’autunno accumula provviste e comode foglie secche in cui potersi rannicchiare e dormire indisturbato nella tana che in genere occupa anche durante la bella stagione.

Cosa regola il letargo nel riccio?

Perché i ricci cadono in letargo? L’abbassamento della temperatura in settembre – ottobre stimola questi animali a prepararsi al lungo sonno ingerendo alimenti calorici, accumulando riserve di grasso corporeo e cibo nelle tane.

Questa attività frenetica ha anche una ragione biochimica ed ormonale infatti l’ipofisi, ghiandola posizionata alla base del cranio che regola altre strutture fondamentali per il metabolismo come la tiroide, i surreni e in particolare stimola il pancreas a produrre più insulina per regolare gli zuccheri nell’organismo.

Se avviene un calo eccessivo di temperatura esterna il congelamento dell’animale viene evitato con un rialzo della temperatura corporea in genere associato al risveglio per introdurre zuccheri e cibo.

E in primavera … tutto ricomincia!

E se trovo un riccio in pieno inverno?

Se ritrovate un riccio ferito o in condizioni di percolo la cosa migliore è segnalarlo alle autorità competenti per un recupero e un soccorso in strutture idonee come i tanti CRAS o Strutture specializzate nella cura e riabilitazione dei ricci europei. Insomma, meglio evitare  di non tentare mai un “fai da te”.

Quali possono essere le situazioni di pericolo?

  • Ricci trovati a vagabondare in pieno inverno;
  • Cuccioli nati alla fine di settembre e quindi troppo piccoli per affrontare un lungo sonno (peso inferiore ai 500 gr);
  • Evidentemente feriti o ammalati: barcollanti, sporchi di sangue, inerti, che non si appallottolano (i cuccioli imparano ad “arricciarsi” verso i 2-3 mesi di età), ricoperti di parassiti esterni (zecche e pulci o larve di mosca), con respiro difficoltoso.

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