La malattia renale cronica nel gatto

La malattia renale cronica del gatto colpisce l’1-3% della popolazione felina. Di estrema importanza è la precocità della diagnosi. Vediamo quali sono gli animali più a rischio.

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La malattia renale cronica (chronic kidney disease, CKD) nel gatto è caratterizzata inizialmente dalla comparsa di un danno renale che riduce il numero di unità funzionali del rene o nefroni.

In seguito si ha la formazione di “supernefroni”, che compensano questa perdita per qualche tempo, fino a quando iniziano a funzionare con sempre meno efficienza.

I dati scientifici dimostrano che i gatti colpiti sono principalmente individui anziani.

Infatti, il 30-80% dei gatti di età superiore ai 15 anni è affetto da malattia renale cronica, percentuale che corrisponde all’1-3% della popolazione felina.

Esistono diversi fattori di rischio: individuali, genetici, ambientali, dietetici (livello di fosforo, qualità delle proteine).

Ai gatti malati può essere assegnato uno stadio di insufficienza renale in base alla classificazione IRIS (International renal interest society).

Gli stadi vanno da 1 a 4, dove lo stadio 2 è caratterizzato da pochi segni clinici, mentre lo stadio 4 rappresenta lo stadio terminale.

L’importanza di una diagnosi precoce per la malattia renale del gatto

In caso di malattia renale cronica, di estrema importanza è la precocità della diagnosi, sebbene comporti non poche difficoltà.

Una diagnosi precoce implica infatti l’identificazione degli animali a rischio su cui prevedere una strategia di controllo.

Il grado di rischio prende in considerazione la razza (ad esempio, malattia del rene policistico nei gatti Persiani), casi di malattia renale nei genitori o nella cucciolata, eventuali altre patologie (immunodeficienza felina, leucemia felina, malattie cardiache, ipertiroidismo, tumori, calcoli renali), nonché l’età, l’esame clinico e sintomi come poliuria-polidipsia (aumento di sete ed escrezione di urina) o vomito.

La malattia renale cronica è associata a numerose complicanze, come proteinuria, ipertensione, disidratazione, ipokaliemia, acidosi metabolica, anemia, ma anche a segni meno specifici, come problemi gastroenterici o anoressia.

Un’attenzione particolare all’alimentazione

In caso di malattia renale cronica, si devono tenere ben presenti gli obiettivi dell’alimentazione, che variano in base allo stadio dell’insufficienza renale.

Per il primo stadio non ci sono raccomandazioni particolari, a parte fornire più cibo umido.

Le diete iperproteiche come le Barf sono sconsigliate a causa dello squilibrio tra fosforo e calcio, ma questo non significa ridurre i livelli proteici dell’alimento.

Negli stadi più avanzati, deve essere regolarmente effettuata una valutazione nutrizionale completa dell’animale effettuata dal Medico veterinario.

Gli obiettivi sono fornire un alimento ricco di lipidi per aumentare l’appetibilità e la densità energetica e mantenere una velocità di filtrazione glomerulare (VFG) sufficiente, somministrando acidi grassi essenziali e un livello di umidità sufficiente.

Il fosforo andrà gradualmente ridotto per rallentare la progressione della malattia, sempre mantenendo i livelli di proteine sufficientemente alti per il mantenimento della massa muscolare.

Infine, è raccomandato l’apporto di omega-3 in tutti gli stadi (effetto nefroprotettivo), privilegiando le forme scarsamente ossidabili (capsule svuotate direttamente sull’alimento).

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