L’importanza del microchip nel gatto

L’Anagrafe nazionale felina si propone di contrastare l’abbandono, il furto e lo smarrimento del gatto di proprietà o in custodia.

microchip

L’Anagrafe degli animali d’affezione è il registro nazionale di cani, gatti e furetti identificati con microchip. Tale banca dati è alimentata dalle singole anagrafi territoriali che fanno capo a ciascuna Regione di appartenenza.

Attualmente, sono registrati 413.207 gatti nel territorio nazionale. Per i gatti, l’identificazione e l’iscrizione è obbligatoria per quelli destinati al commercio, in caso di movimentazione oltre i confini nazionali, per quelli appartenenti alle colonie feline, che vivono in libertà o presenti all’interno di strutture adibite al ricovero di animali d’affezione. Per tutti gli altri è su base volontaria.

Fondamentale è anche contrastare efficacemente il randagismo felino, molto spesso trascurato, attraverso l’identificazione obbligatoria dei gatti tramite microchip, identificazione peraltro prevista dall’articolo 12 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, recepita dall’Italia con la Legge n. 201 del dicembre 2010.

Come per il cane, anche per il gatto non vanno trascurati gli aspetti sanitari, giuridici e sociali connessi all’affettività e al possesso responsabile.

Esempi positivi sono la Francia dove dal 2012 tutti i gatti dai 7 mesi in su devono avere il microchip (quelli in vendita vanno registrati prima dei 7 mesi), la Slovacchia ove vige l’obbligo di microchip dal 2014 così come in Spagna, anche se limitatamente ad alcune Regioni e la Lituania dove dal gennaio 2016 vi è l’obbligo di registrazione per tutti i gatti.

Se i gatti fossero identificati con microchip e iscritti nell’anagrafe degli animali d’affezione ne sarebbe garantita la tracciabilità, e in caso di smarrimento sarebbe più facile ricondurli a un proprietario.

L’Anagrafe nazionale felina si propone, inoltre, di contrastare l’abbandono, il furto e lo smarrimento del gatto di proprietà o in custodia.

Anche le amministrazioni comunali ne trarrebbero vantaggio in quanto, in caso di soccorso, una volta individuato il detentore le spese sarebbero a suo carico e non si porrebbe il problema della futura destinazione dell’animale.

Ricondurre un gatto al suo proprietario significa avere strutture di ricovero con un minor numero di soggetti e, di conseguenza, minor spesa pubblica.

FONTE: La Settimana Veterinaria