L’ernia del disco nel cane e nel gatto

Nel cane e nel gatto un’ernia discale può provocare sintomi molto diversi tra loro, che possono andare da una semplice dolorabilità, fino a disfunzioni motorie molto gravi. Il protocollo terapeutico deve essere adeguato al singolo individuo.

ernia del disco cane

Le discopatie e l’ernia del disco sono condizioni patologiche a carico dei dischi intervertebrali del cane e del gatto.

Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea che si interpone tra i corpi di due vertebre contigue, svolgendo la sua principale funzione di “cuscino”.

La sua funzione è quella quindi di ammortizzatore delle forze meccaniche che normalmente si scaricano sulla colonna vertebrale durante il movimento.

Le componenti principali di un disco intervertebrale sono:

  • il nucleo polposo al centro, costituito per circa il 90% di acqua;
  • l’anello fibroso esterno (annulus fibrosus), costituito da una serie di lamelle concentriche di fibrocartilagine.

Nella maggior parte delle discopatie che colpiscono i nostri amici animali, sia cani che gatti, si verifica una degenerazione dell’anello fibroso, che perde la sua capacità elastica fino a rompersi, in maniera parziale o totale.

Questa rottura produce la conseguente fuoriuscita del nucleo polposo dalla sua normale sede anatomica.

Per ernia del disco, dunque, si intende proprio la dislocazione del nucleo polposo verso il canale vertebrale con conseguente effetto dannoso, potenzialmente compressivo o contusivo, sul midollo spinale.

Sintomi dell’ernia del disco nel cane e nel gatto

Un’ernia discale può provocare sintomi molto diversi tra loro, che possono andare da una semplice dolorabilità, fino a disfunzioni motorie molto gravi.

Solo in rari casi può decorrere in maniera del tutto asintomatica, anche se è più probabile che piccoli segnali vengano ignorati o male interpretati.

Ad esempio, se un animale mostrasse improvvisamente un tremore, una rigidità o una debolezza degli arti oppure manifestasse semplicemente una mancanza di appetito o ridotta voglia di giocare, ciò potrebbe sottintendere un dolore acuto alla colonna vertebrale.

Peraltro, si tratta di una sintomatologia alquanto aspecifica, considerando il fatto che la localizzazione del presunto dolore e le cause che possono determinarlo sono innumerevoli.

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In neurologia veterinaria, una volta stabilito, da parte del Medico veterinario di fiducia, che il malessere del proprio cane o gatto possa essere ascrivibile a un’affezione del sistema nervoso, è necessario definire la localizzazione e l’entità della condizione, anche per decidere la tempestività degli interventi del caso.

In caso si sospetti un’ernia del disco, si può applicare una scala di valutazione della sintomatologia spinale.

Grazie a questa i pazienti affetti possono essere suddivisi in 5 gruppi.

Pazienti di grado I

Sono quelli che presentano soltanto dolore al rachide senza mostrare alterazioni della deambulazione.

Il dolore può rendersi manifesto in maniera aspecifica, caratterizzata da abbattimento, apatia e irrequietezza, oppure con rigidità, tremori.

È soprattutto in questi casi che si corre il rischio di non individuare subito il problema, esponendo l’animale alla possibilità di peggioramento.

Pazienti di grado II

Gli animali in questo caso manifestano una “paresi” o “debolezza” a carico di uno o più arti, considerata lieve, in quanto la capacità di deambulare autonomamente resta conservata.

Pazienti di grado III

Cane o gatto mostrano, invece, una paresi più grave, in quanto risultano incapaci di sostenere il proprio peso e di camminare da soli.

In questi animali è possibile talvolta osservare anche una difficoltà o incapacità a urinare e defecare autonomamente per il coinvolgimento del controllo neurologico di tali funzioni.

Urgenza neurologica in caso di ernia nel cane e nel gatto

A partire da un livello di “paresi non deambulatoria”, si entra nel concetto di “urgenza neurologica”.

Questo perché l’animale può perdere la capacità di movimento spontaneo (plegia o paralisi di grado IV) e infine anche la sensibilità o “dolore profondo” di uno o più arti (plegia o paralisi di grado V).

Queste condizioni non vanno sottovalutate. Possono diventare infatti irreversibili, se non si interviene prontamente, condannando gli animali a una perdita di autonomia funzionale per tutta la vita. Per questo bisogna essere tempestivi.

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Pertanto, sia in considerazione del fatto che, come detto, la sintomatologia in caso di ernia discale può essere aspecifica, ma soprattutto in relazione alla possibilità di un aggravamento progressivo, appare necessario e indispensabile, ogni qual volta osserviamo una sintomatologia in qualche modo riferibile a una patologia della colonna, riferirsi immediatamente al proprio Veterinario.

Lui procederà con le indagini necessarie per confermare il sospetto diagnostico di ernia discale e, se del caso, deciderà di intervenire immediatamente anche con un intervento chirurgico.

Diagnosi di ernia discale

Per confermare il sospetto di ernia del disco nel cane o nel gatto si ricorre alla diagnostica per immagini avanzata.

Infatti, l’esecuzione di radiografie consente soltanto di sospettare la presenza di una discopatia.

Solo uno studio di tomografia computerizzata (TC) o di risonanza magnetica (RM) può permettere invece di acquisire informazioni certe.

L’esame di tomografia computerizzata del rachide risulta vantaggioso soprattutto per la rapidità di esecuzione e i costi contenuti.

La risonanza magnetica resta però, ad oggi, la tecnica d’elezione per indagare le affezioni del sistema nervoso centrale.

Entrambe le procedure vengono eseguite con l’animale in anestesia generale e risultano ugualmente utili a emettere una diagnosi di discopatia.

L’utilizzo di onde elettromagnetiche (RM) permette però di ottenere maggiori informazioni circa l’estensione del danno midollare e la tipologia di ernia individuata, permettendo così di ridurre al minimo il margine di errore diagnostico.

Quale terapia per l’ernia del disco nel cane e nel gatto?

Sulla base delle indicazioni della diagnostica per immagini, sommate a quelle scaturite dalla visita clinica, come l’età del soggetto, la sua prospettiva di vita, la presenza concomitante di altre patologie, viene deciso il protocollo terapeutico più adeguato al singolo individuo.

Alcune discopatie impongono una risoluzione chirurgica, altre invece prevedono un approccio conservativo.

La chirurgia spinale ha come obiettivo principale quello di decomprimere il midollo mediante la rimozione del materiale discale erniato e la conseguente riduzione dell’effetto schiacciamento.

Di contro, laddove si sia in presenza di ernie discali “non compressive”, ovvero dislocazioni del disco intervertebrale che non comprimono il midollo spinale ma possono averlo danneggiato mediante un effetto contusivo, può risultare sufficiente procedere con una terapia farmacologica associata a fisioterapia.

Gli esiti della terapia possono essere variabili, in quanto il recupero funzionale e, quindi, la guarigione clinica della discopatia dipendono da molteplici fattori.

In caso di intervento chirurgico, alcuni animali riprendono a camminare autonomamente anche entro 24 ore, mentre altri possono necessitare di mesi di riabilitazione.

Laddove malauguratamente non si riesca a ottenere il recupero della funzione motoria, si può comunque considerare l’uso di un carrellino.

Seppure non in grado di sostituire l’azione delle zampe, questo ausilio può certamente restituire, con una dignitosa autonomia locomotoria, la gioia di una passeggiata.

Articolo redatto dalla Dott.ssa Donatella DeSimone