Fegato grasso negli uccelli: l’importanza di una dieta corretta

Il fegato grasso è molto comune negli uccelli, soprattutto tra le specie più inclini all’obesità come cocorite, lori e lorichetti.

A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

fegato grasso negli uccelli

Il fegato grasso non è altro che la lipidosi epatica, ovvero un accumulo patologico di grasso negli epatociti (le cellule del fegato), con conseguente ridotto funzionamento di quest’organo fino a situazioni irreversibili e mortali.

Il fegato grasso è molto comune negli uccelli, soprattutto tra le specie più inclini all’obesità come cocorite, lori e lorichetti ma anche ciuffolotti, lucherini e alcune razze di canarini come i Border e i Gloster.

In genere questi uccelli anche se evidentemente “cicciotti” riescono a compensare e ad avere una vita quasi normale, ma ad un occhio attento già compaiono delle alterazioni sospette.

Molto spesso infatti gli uccelli che sviluppano una lipidosi hanno evidenti accumuli di grasso a livello di addome, petto, fianchi mentre le piume sono rovinate, untuose e con colori anomali.

Vuoi saperne di più sul piumaggio degli uccelli?

A volte può comparire anche un insistente prurito causato da una anomala secchezza cutanea. Col passare del tempo, senza una dieta o terapia di supporto gli epatociti degenerano totalmente e compaiono sintomi ben più gravi (anoressia, rigurgito, grave difficoltà respiratoria).

L’importanza della dieta

La terapia in questo caso si basa sulla dieta (a ridotte calorie, ricca di fibre e cibi freschi), aiuti validi sono integratori disintossicanti, vitamine del gruppo B ed epatoprotettori.

Come sempre favorire lo svago e il movimento aiuta a smaltire eccessivi accumuli calorici, stando ovviamente attenti alle capacità respiratorie dell’uccello.

Come prevenire il fegato grasso negli uccelli?

Vita sana, alimentazione corretta, movimento adeguato sono fondamentali ma anche una corretta prevenzione effettuata con controlli regolari dal medico veterinario è molto importante per cogliere i primi sintomi e anticipare la terapia o il supporto quando ancora è possibile sfruttare le capacità rigenerative del fegato.

Esami del sangue, radiografie, ecografie sono utili per formulare un sospetto diagnostico e valutare la gravità o il grado di risposta alle terapie; tuttavia, la diagnosi di certezza si ottiene però solo con biopsie epatiche e conseguente istologia.