Coronavirus negli uccelli? Ecco tutto quello che c’è da sapere

In piena emergenza epidemiologica da coronavirus, non solo i proprietari di cani e gatti, ma anche di pappagalli, cocorite e altri uccelli ornamentali, necessitano di sapere meglio dell'argomento.

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A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

coronavirus negli uccelli
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Molti proprietari di pappagalli, canarini e altri uccelli ornamentali chiede al proprio medico veterinario di fiducia o cerca di informarsi in rete su una probabile o possibile infezione da coronavirus negli uccelli.

Attualmente le conoscenze scientifiche riguardanti l’attuale epidemia SARS-CoV-2 indicano una trasmissione solo umana o da oggetti o superfici contaminate e non c’ è alcuna evidenza scientifica di coinvolgimento degli animali domestici, uccelli compresi.

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus e causano varie patologie specifiche non trasmissibili a specie diverse.

Suddivisi in diverse “sottofamiglie” identificate con le lettere dell’alfabeto greco, gli alfa e i betacoronavirus infettano principalmente i mammiferi, mentre i gamma e i deltacoronavirus infettano principalmente gli uccelli e i pesci.

Tra i coronavirus negli uccelli, sono ben conosciuti, invece, la Bronchite infettiva dei polli o l’enterite del tacchino.

IBV o Bronchite infettiva virale del pollo

Si tratta di una patologia respiratoria acuta e molto contagiosa che causa tosse, starnuti, rantoli, interessamento dell’apparato riproduttore con calo ovodeposizione, deposizione di uova dal guscio deforme o albume acquoso.

In campo zootecnico, questa patologia nota dagli anni ‘30 (Nord Dakota, USA) causa un aumento dei costi dei trattamenti vaccinali (inattivati o vivi attenuati) per la variabilità dei sierotipi e perdite economiche causate dal calo di produzione di uova e carne.

In genere colpisce e si diffonde rapidamente in pulcini o soggetti in crescita, che sviluppano sintomi anche importanti (comprese lesioni ai tubuli renali) in 48 ore. Gli adulti risultano maggiormente resistenti all’infezione accusando un calo produttivo.

Lo stesso virus non infetta altri volatili da cortile seppur sensibili a infezioni da coronavirus come i tacchini ma è stato isolato in fagiani allevati per il rilascio in aree venatorie oppure ornamentali.

Malattia della cresta blu del tacchino

L’enterite virale del Tacchino è una malattia acuta, altamente contagiosa per tutte le età.

I sintomi caratteristici sono inappetenza, conseguente perdita di peso, depressione, feci acquose, lamento costante (pigolio) e cianosi della pelle della testa.

Questa patologia fu scoperta nel 1951 nello stato del Minnesota, dove causò ingenti danni economici (mortalità fino al 50% e perdite per mancata produzione di adeguate masse muscolari) fino agli inizi degli anni ‘70.

L’epidemia di coronavirus del tacchino (CE) è nota negli Stati Uniti, Canada e Australia ma pare non abbia mai contagiato gli allevamenti Europei.

Il decorso clinico in genere dura circa 14 giorni ma i tacchinotti impiegano molto tempo per recuperare il peso corporeo.

Attualmente le misure di contenzione sono preventive: disinfezioni, vuoto sanitario per 3-4 settimane in caso di focolaio, non è disponibile un vaccino valido ma i soggetti che superano la malattia diventano immuni seppur possibili eliminatori per tutta la loro vita.

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