Cincillà, come prendersi cura della sua folta e morbida pelliccia

Anche la folta e lucida pelliccia del cincillà può essere minacciata da agenti patogeni in grado di comprometterne l’integrità: scopriamo insieme uno dei più frequenti e insidiosi.

A cura di: Dott. Cristiano Papeschi

cincillà pelliccia

Chiunque possieda un cincillà sa quanto sia morbida, fitta e lucida la sua pelliccia: avete mai provato a soffiare per raggiungere la pelle? Non è facile visto quanto è compatta.

Questa caratteristica è dovuta ad una particolarità anatomica… ogni bulbo pilifero del cincillà ospita un gran numero di peli ed è per questo che la sua pelliccia sembra quasi “impenetrabile”.

Nonostante ciò, il mantello di questo roditore è estremamente delicato e diverse sono le minacce in agguato, come ad esempio la dermatofitosi, anche detta “tigna”.

Scopriamo insieme di cosa si tratta attraverso sei domande e relative risposte.

Cos’è la tigna?

La dermatofitosi è una delle più comuni affezioni dermatologiche in questa specie. Si tratta di una malattia fungina causata da diversi tipi di miceti, il più frequente dei quali è sicuramente Trychophyton mentagrophytes (più raramente Microsporum canis e Microsporum gypseum).

Come si trasmette?

La trasmissione può avvenire per via diretta, quindi per contatto o convivenza tra animale malato (o meglio “portatore del fungo”) e animale sano, oppure in maniera indiretta, attraverso le spore del dermatofita presenti nell’ambiente o all’interno della gabbia.

Per quale motivo abbiamo specificato tra parentesi “portatore del fungo”? Semplicemente perché non tutti i cincillà colpiti dalla dermatofitosi mostrano i segni clinici, quindi esistono anche i cosiddetti “portatori sani” che possono veicolare con sé l’agente patogeno, diffonderlo nell’ambiente e infettare altri cincillà o altre specie ricettive.

Quali sono i segni clinici?

I dermatofiti causano lesioni eritematose sulla cute, esfoliazione epidermica e caduta del pelo. Solitamente, nella fase iniziale, le lesioni sono localizzate a livello della testa (in particolar modo intorno alla bocca, al naso e agli occhi) e alle zampe ma possono estendersi fino a determinare alopecia in aree molto ampie del corpo.

In alcuni casi può comparire prurito e grattamento con formazione di ferite auto-indotte ed infezioni batteriche secondarie.

Come si diagnostica?

Il medico veterinario può diagnosticare la malattia eseguendo un esame microscopico del pelo o del raschiato cutaneo superficiale oppure attraverso un esame colturale, utilizzando un terreno selettivo per dermatofiti.

Si può curare?

Si, la dermatofitosi si può e si deve curare. Una volta eseguita la diagnosi, il medico veterinario prescriverà la terapia più adeguata.

Questa micosi può essere trattata con antimicotici sia in maniera topica (di solito quando le lesioni sono molto piccole e numericamente limitate), utilizzando shampoo o bagni, sia in maniera sistemica (per via orale) quando le lesioni sono più importanti ed estese.

La scelta della terapia, della modalità di somministrazione e della posologia spetta al veterinario: l’animale si potrà considerare guarito quando l’esame micologico darà esito negativo.

La dermatofitosi è un pericolo per l’uomo?

La dermatofitosi è una zoonosi, ciò significa che è trasmissibile anche all’uomo, sul quale può causare piccoli problemi cutanei, in particolar modo nei bambini: un motivo in più per far visitare il cincillà subito dopo l’acquisto (o in caso di comparsa di lesioni) ed eventualmente far verificare l’assenza di questi funghi patogeni.