Tigna del cane: cos’è, quali sono i sintomi e come si cura

La tigna può essere sospettata quando il proprio cane presenta delle aree senza pelo non pruriginose su muso, zampe o orecchie. Il trattamento è fondamentale per limitare le possibilità di contagio non solo per gli animali conviventi ma anche per i proprietari.

A cura di: Prof.ssa Fabrizia Veronesi

tigna del cane

La dermatofitosi, meglio conosciuta con il termine tigna, è una malattia estremamente contagiosa che interessa la cute del cane e del gatto ed è sostenuta da dermatofiti, funghi miceliali (muffe) capaci di invadere e colonizzare lo strato corneo della pelle e dei suoi annessi (unghie e peli), in quanto dotati di spiccata capacità trofica nei confronti della cheratina, componente determinante di queste strutture.

I dermatofiti vengono classificati, sulla base del loro habitat naturale, in geofili, zoofili e antropofili; i dermatofiti più comunemente isolati dai nostri pets sono prevalentemente zoofili, in quanto vivono e si moltiplicano preferenzialmente sulla cute animale e non sono in grado di moltiplicarsi nell’ambiente esterno, dove però possono permanere nel tempo sotto forma di spore, dette anche artrospore, attraverso le quali possono trasmettersi all’uomo.

Come si trasmette la tigna?

Il contagio avviene per contatto, con l’animale infetto, o indiretto, tramite il maneggiamento di materiale contaminato (coperte, pettini, cucce, etc) o la permanenza in ambienti in cui siano disperse le artrospore.

Microsporum canis è il dermatofita zoofilo di più comune isolamento negli animali d’affezione, nonché la specie primariamente responsabile dei casi di Tinea capitis e Tinea corporis nei proprietari di animali d’affezione.

Microsporum canis trova nella specie felina il suo serbatoio naturale e si rende responsabile di quadri clinici di intensità variabile, strettamente condizionati dall’intervento combinato di più fattori: la capacità patogena del fungo, la capacità difensiva delle strutture che esso aggredisce e lo status organico dell’ospite.

Stress favorisce il manifestarsi della tigna nel cane

Stress ambientali, quali condizioni di sovraffollamento (es. provenienza del gatto da gattili o colonie), introduzione in nuovi ambienti, stati di malnutrizione, gravidanza e/o lattazione, giovane età, possibili patologie concomitanti che coinvolgono il sistema immunitario (es. retrovirosi come FIV o FELV), nonché trattamenti prolungati con antibiotici o cortisonici, possono favorire il manifestarsi e/o il peggioramento delle dermatofitosi, a motivo della riduzione delle difese immunitarie sia locali che sistemiche.

Come riconoscere la tigna nel cane?

Una dermatofitosi può essere sospettata qualora il proprio gatto o il proprio cane presenti delle aree alopeciche singole o multiple non infiammatorie, non pruriginose o scarsamente pruriginose, con peli spezzati o facilmente estirpabili in periferia e con desquamazione nella parte centrale.

I siti di insorgenza in genere sono rappresentati da muso, orecchie e zampe, cioè le aree più a contatto con la madre (portatrice) durante l’allattamento. Altre forme sono caratterizzate dalla presenza di piccole croste e scaglie, a volte associate a prurito, o da lesioni anulari con infiammazione e papule alla periferia e ricrescita di pelo al centro.

In altri casi ancora si osserva un’alopecia diffusa generalizzata, associata o meno a desquamazione, infiammazione, croste o prurito, nonché la presenza di lesioni nodulari gementi essudato spesso purulento, note con il nome di pseudomicetomi, che si localizzano sulla regione del dorso.

Come comportarsi?

Tali sintomi, tuttavia, possono essere ascrivibili a numerose altre malattie di natura dermatologica del cane e del gatto e pertanto necessitano sempre della valutazione da parte del proprio Medico Veterinario di fiducia, che eseguirà degli esami specialistici per arrivare ad una diagnosi di certezza ed instaurare una terapia mirata.

In caso di diagnosi di dermatofitosi, pur trattandosi di una malattia a volte autolimitante, in grado cioè di guarire spontaneamente (autorisoluzione) senza necessità di terapia, occorre sempre considerare un trattamento, anche allo scopo di accelerare la risoluzione della guarigione e limitare in tal modo le possibilità di contagio per gli animali e per i proprietari conviventi, nonché la possibilità che un soggetto guarito spontaneamente si trasformi in un portatore asintomatico.

Il materiale infettante, rappresentato da frammenti di pelo e croste invase da artroconidi, risulta infatti facilmente disseminabile nell’ambiente dove può, in condizioni ottimali di temperatura e umidità, rimanere vitale e infettante per oltre 18 mesi.

Un approccio terapeutico ampiamente utilizzato e consigliato dai Medici Veterinari è rappresentato da una combinazione di terapia topica e sistemica, associata alla rasatura parziale/totale del pelo e ad un adeguato risanamento ambientale (lotta integrata).

Da tempo si stanno conducendo studi per sviluppare vaccini nei confronti dei dermatofiti; recentemente, un presidio vaccinale, costituito da una sospensione iniettabile di M. canis inattivato, è stato introdotto nel mercato europeo, Italia compresa.