Terapie palliative e cure di fine vita in Medicina Veterinaria

Le terapie palliative e di hospice comprendono interventi multidisciplinari che, pur non portando alla guarigione rispetto ad una data malattia, si prendono cura dei bisogni fisici, emotivi e sociali del paziente nella loro globalità.

A cura di: Prof.ssa Giorgia Della Rocca

terapie palliative

Nell’ultimo ventennio la popolazione di animali da compagnia è andata progressivamente aumentando. Cani e gatti risultano sempre più integrati nella vita quotidiana dell’uomo, tanto da venire considerati molto spesso come membri della famiglia.

Di conseguenza, i proprietari stanno iniziando a prestare particolare attenzione ai bisogni fisici dei propri compagni, ma anche ad essere molto più attenti al loro benessere emotivo e sociale, e ad operarsi per assicurare loro le cose di cui hanno bisogno per essere sani e felici, come cibo di buona qualità, ampia stimolazione fisica e mentale, socializzazione adeguata e un’attenta assistenza veterinaria durante tutte le fasi della vita.

La medicina veterinaria ha risposto incoraggiando tale evoluzione e molti medici veterinari hanno iniziato a praticare “cure incentrate sul legame uomo-animale”.

Anche il cane e il gatto provano dolore ed emozioni

Sicuramente, molti dei cambiamenti nel modo in cui le persone oggi si relazionano con gli animali da compagnia sono il risultato di un’evoluzione del pensiero in tema di “coscienza animale”: negli ultimi decenni, infatti, sono stati condotti numerosi studi sulle capacità cognitive ed emozionali degli animali, che ne hanno rivelato intelligenza, sensibilità e socialità, accrescendo l’apprezzamento umano nei loro confronti.

È oramai noto, in effetti, che molte specie animali sono in grado di provare dolore allo stesso modo degli esseri umani e che tutti i mammiferi presentano lo stesso repertorio di emozioni fondamentali e molti degli stessi schemi di attaccamento sociale degli uomini.

Una conseguenza naturale di questo cambiamento di paradigma nel concetto di animale e di relazione uomo-animale è rappresentata dalla crescente attenzione nei confronti del benessere animale, nonché dal fatto che quasi tutte le discussioni su tale argomento e sulla qualità della vita dei pazienti veterinari hanno iniziato a riguardare non solo i loro bisogni fisici ma anche quelli emotivi e sociali.

Ciò si sta gradualmente traducendo, oltre che in una maggior empatia (fino ad una sorta di antropomorfizzazione), in un aumentato senso di responsabilità verso gli animali e nella ricerca di tutto ciò che rappresenta, per loro, una buona cura.

Parallelamente a questa evoluzione del legame uomo-animale, sono stati fatti passi da gigante anche in campo medico, sia in termini di capacità diagnostiche che di approcci terapeutici: ciò ha comportato l’allungamento della vita degli animali e lo sviluppo di una popolazione di pazienti geriatrici e/o con malattie croniche o terminali.

È proprio in questo contesto che ben si inseriscono le terapie palliative e di hospice (o cure di fine vita), due modelli di cura distinti ma strettamente correlati tra loro.

Terapie palliative, volte a minimizzare la sofferenza del paziente

Le terapie palliative si occupano in maniera attiva e totale dei pazienti colpiti da una malattia che per la sua natura non risponde più a trattamenti specifici.

Esse mirano ad aumentare il comfort e a minimizzare la sofferenza del paziente durante tutte le fasi di una malattia incurabile, trattando il suo disagio fisico e considerando nel contempo le sue necessità sociali ed emozionali.

Il controllo del dolore e di altri sintomi conseguenti alla malattia e al decadimento fisico (come nausea, vomito, inappetenza, difficoltà respiratorie, problemi di mobilità e di igiene), ma anche degli aspetti psicologici (ansia, paura, depressione) e sociali (relazionali), rappresenta lo scopo di questa particolare forma di terapia.

Nel contesto di tali cure, viene data gran voce ai proprietari circa le priorità in termini di obiettivi da raggiungere e di terapie da scegliere ed applicare in questa delicata condizione, anche supportandone il disagio emotivo derivante da determinate scelte.

Cure di fine vita, un’estensione delle cure palliative

Quando le cure palliative sono rivolte a pazienti terminali, ovvero prossimi alla morte, si parla più propriamente di hospice (o cure di fine vita).

L’hospice è dunque un’estensione delle cure palliative, in cui, stante l’imminenza della morte (che viene considerata come un evento naturale), si attribuisce prioritaria importanza al sollievo dei sintomi (in particolare dolore e difficoltà respiratorie), in modo da minimizzare la sofferenza dell’animale negli ultimi momenti della sua vita e durante la morte, fornendo nel contempo un valido supporto tecnico e morale anche alla sua “famiglia” durante e dopo la delicata fase del trapasso.

Le terapie palliative e di hospice comprendono dunque interventi multidisciplinari che, pur non portando alla guarigione rispetto ad una data malattia, si prendono cura dei bisogni fisici, emotivi e sociali del paziente nella loro globalità, aiutando l’animale a vivere e a morire senza sofferenza, possibilmente nel calore della propria casa, circondato dagli affetti familiari, rendendo gli ultimi anni, mesi, settimane, giorni di vita il più piacevoli possibile.

Terapie palliative e cure di fine vita: azione sinergica tra veterinario e proprietario

Tali cure vedono il veterinario e il proprietario lavorare insieme, in un’ottica di collaborazione e di fiducia reciproca: il Medico Veterinario ha, infatti, il compito di aiutare il proprietario a capire il processo della malattia e a prendere le decisioni mediche più appropriate, indirizzandosi al contempo anche ai suoi bisogni emozionali, sociali e spirituali sia durante il progredire della patologia, che in preparazione della morte dell’animale (che può avvenire naturalmente o a seguito di eutanasia) e nella successiva fase del lutto (che rappresenta una normale conseguenza della perdita di un compagno di vita amato).

Questo nuovo approccio possiede una grande componente psicosociale: gli aspetti medico-infermieristici sono la base da cui partire, intorno alla quale costruire tutto il protocollo di cure, e non il punto di arrivo.

In questo contesto, il ruolo del Medico Veterinario, così come quello del proprietario dell’animale, si evolve, diventa più elastico e denso di significato, ancora più centrale ed importante: iniziativa e leadership, cura e compassione, onestà e integrità, tutte queste e molte altre sono le componenti necessarie per fornire cure ad un animale inserito in un programma di cure palliative.

Un fenomeno relativamente recente

Sebbene i veterinari abbiano conoscenze relative agli elementi fondamentali delle terapie palliative e di hospice, il loro riconoscimento come area ben distinta della medicina veterinaria è un fenomeno relativamente recente, tanto da godere ancora di un’attenzione limitata nell’ambito della letteratura e, purtroppo, della pratica clinica.

Fino a poco tempo fa erano infatti disponibili pochissime informazioni su come applicare tali tipi di cure nella professione veterinaria, anche se alcuni veterinari adottano, talvolta inconsapevolmente, i principi di queste discipline da decenni.

Tuttavia, allo stato attuale, seguendo le orme della medicina umana, in cui le cure palliative e di hospice stanno entrando di diritto tra le buone pratiche mediche (pur non rappresentando ancora una vera e propria disciplina), e grazie anche alla disponibilità recente di specifiche informazioni che si traducono in apposite linee guida, pure in medicina veterinaria si inizia ad applicare questa particolare modalità di cure: cominciano, infatti, ad essere molti i veterinari che, sensibilizzati e informati sull’argomento, offrono ai propri pazienti e ai loro proprietari questo tipo di terapie, che vedono alla loro base un approccio molto più empatico e profondo che va al di là di una “semplice” diagnosi e applicazione del relativo protocollo terapeutico.

Quando si ha un animale anziano e/o con malattie croniche o terminali (es. insufficienza renale cronica, insufficienza cardiaca congestizia, osteoartrosi avanzata e debilitante, tumori non risolvibili chirurgicamente, patologie neurologiche, patologie dei dischi intervertebrali, ecc.), è quindi più che lecito richiedere al proprio Medico Veterinario di fiducia che sia definito e applicato un protocollo di cure palliative, nell’ottica di offrire al proprio amato compagno una vita priva di sofferenza e degna di essere vissuta.

 

* Testo tratto dal libro di testo “Terapie palliative e cure di fine vita in medicina veterinaria” di Giorgia della Rocca e Maria Beatrice Conti, edito da Poletto Editore, Vermezzo (MI), (2018).