Tempo d’estate, tempo di forasacchi: quali consigli seguire?

Il nome popolare “forasacco” deriva dalla loro capacità di attraversare i tessuti, mentre quello botanico è “arista di graminacea”.

A cura di: Dott. Fabrizio Rueca

forasacchi

Per “forasacchi” si intendono i semi delle graminacee selvatiche, piante che giungono a maturazione tra maggio e luglio, in dipendenza della stagione e dell’area geografica, cosa particolarmente importante per un Paese come l’Italia che si allunga dall’arco alpino al centro del Mare Mediterraneo.

Al momento della maturazione le spighe si aprono liberando i semi che dovrebbero, cadendo a terra, infiggersi nel terreno, germogliare e dare vita a una nuova pianta.

Per raggiungere questo scopo la selezione nel tempo ha altamente specializzato questi “forasacchi”, che hanno forma di punta di freccia per penetrare più facilmente nel suolo e sono dotati all’apice di spicole che interagiscono con il terreno impedendo al seme di tornare indietro, in breve possono procedere solo in avanti.

I forasacchi sono pericolosi per cani e gatti

Per le caratteristiche descritte questi semi sono pericolosi per i nostri cani soprattutto, ma talvolta anche per i gatti.

Essi possono penetrare nell’organismo secondo differenti modalità, veicolando batteri e funghi che possono provocare infezioni e gravi danni ai nostri animali.

Nei cani a pelo lungo i forasacchi spesso entrano nell’organismo dalla estremità delle zampe; infatti, rimangono impigliati nei peli presenti tra le dita e da lì iniziano la loro progressione che li può portare a risalire lungo l’arto.

Per le loro caratteristiche si spostano sempre in avanti e procedono scavando tragitti, detti fistole, e determinando un’infezione.

Il cane ha dolore, zoppica e, se osserviamo con attenzione tra il pelo, che è sporco di materiale purulento, possiamo osservare un piccolo forellino che è il sito di entrata; nei casi più avanzati la zampa aumenta di volume, è calda e dolente alla palpazione.

Altro caso è quello che porta il forasacco dentro le orecchie; anche questa volta sono coinvolti principalmente i cani a pelo lungo, dove le ariste di graminacea si impigliano nei peli che ricoprono la faccia interna del padiglione auricolare e iniziano la risalita che li porterà all’interno del canale (meato uditivo) fino ad arrivare al timpano.

In questa sede determinano inizialmente un’irritazione meccanica e, successivamente, una vera e propria infiammazione batterica (otite esterna purulenta).

Il nostro animale, al momento dell’entrata del forasacco, scuoterà la testa con insistenza e con il passare del tempo compariranno altri sintomi, quali un frequente grattamento dell’orecchio (accompagnato da vocalizzazioni a motivo del dolore), testa deviata verso il lato dove è presente l’infezione, nonché sgradevole odore al sollevamento del padiglione auricolare.

Nei casi più gravi si può avere la perforazione del timpano e la diffusione dell’infiammazione batterica all’orecchio medio (otite media purulenta), con sintomi che diventano più evidenti, come testa deviata in maniera permanente, disturbi dell’equilibrio e movimenti in circolo (in questa fase si parla di sindrome vestibolare).

Altro potenziale rischio è l’entrata nelle narici, cosa che può avvenire in cani di tutte le taglie e a prescindere dal tipo di mantello. Mentre l’animale annusa il terreno il forasacco viene aspirato dentro la narice, cosa che determina inizialmente un’irritazione meccanica legata alla presenza del corpo estraneo, con il cane che inizia a starnutire violentemente nel tentativo di espellerlo; con gli starnuti, soprattutto in cani di media e grande taglia, l’arista si sposta e trova una posizione nella quale stimola meno la mucosa, facendo in modo che il soggetto starnutisca molto meno, solo saltuariamente, ma dopo qualche giorno si instaura un’infiammazione batterica (rinite purulenta) con fuoriuscita di essudato purulento dalla narice.

Fin qui sono stati descritti i principali casi derivanti da forasacchi presenti sul terreno, ma esiste un’altra possibilità di penetrazione, molto pericolosa, direttamente nell’albero respiratorio attraverso la bocca.

I cani, infatti, corrono con la bocca aperta per favorire l’entrata dell’aria nei polmoni e migliorare l’ossigenazione del sangue, ma, se attraversano una zona in cui sono presenti graminacee selvatiche mature, possono aspirare direttamente in trachea le ariste che, liberate dalle spighe, rimangono qualche secondo sospese in aria.

La sintomatologia è caratterizzata dall’insorgenza improvvisa di tosse nel tentativo di espellere il corpo estraneo; anche in questo caso il successivo posizionamento può diminuire la stimolazione meccanica e la tosse può rarefarsi o addirittura sparire, ma dopo 7-10 giorni ricompare per l’instaurarsi di un’infiammazione batterica (broncopolmonite purulenta), con febbre, depressione e disappetenza.

L’evoluzione più grave può essere la progressione del forasacco che perfora il polmone e veicola i batteri anche nel torace (pleurite purulenta) o nei muscoli dorsali (miosite purulenta o formazione di un vero e proprio ascesso), potendo anche attraversare il diaframma e giungere a livello addominale.

Quali consigli dare per prevenire questo pericolo?

Nei cani a pelo lungo può essere un buon accorgimento tagliare i peli alle estremità degli arti e all’interno del padiglione auricolare.

In ambiente urbano scegliere parchi e giardini dove venga regolarmente tagliato il manto erboso perché questo impedisce la maturazione delle graminacee selvatiche; in ambiente rurale l’unica prevenzione sarebbe quella di evitare, nel periodo maggio – luglio, di portare i cani sui terreni dove sono presenti i forasacchi.

La cosa più importante è, però, ricorrere alle cure del Medico Veterinario alla comparsa dei primi sintomi; il Professionista, infatti, con mezzi idonei (ecografo, otoscopio, endoscopio) e a fronte di ogni situazione descritta, può individuare e rimuovere il corpo estraneo consentendo al vostro animale la guarigione.