Rettili e anfibi: il rilascio in natura non è libertà, è abbandono

Molti pensano che rilasciare in natura anfibi e rettili allevati in casa equivalga al ridargli la libertà. Si tratta invece di un vero e proprio abbandono, al pari di quello di un cane o di un gatto. Con il rischio per questi animali di morire in breve tempo.

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A cura di: Emanuele Scanarini - Italian Gekko Association

rettili e anfibi cosa mangiano le iguane

Italian Gekko Association si occupa, tra le altre attività di promozione, ricerca e salvaguardia, anche del recupero di anfibi e rettili scappati o abbandonati volontariamente.

Nel tempo l’associazione si è dovuta confrontare con una credenza comune senza alcun fondamento nella realtà, ovvero che il rilasciare in Italia uno di questi animali equivalga al ridargli la libertà.

Si tratta invece di un vero e proprio abbandono, al pari di quello di un cane o di un gatto.

Anche l’abbandono di rettili e anfibi è un reato

Lo afferma la legge stessa, in particolar modo dopo che l’Unione europea con il Regolamento (UE) 2016/429 ha definito in modo chiaro e univoco che sono animali da compagnia anche quelli esotici, compresi gli anfibi e i rettili.

anfibi e rettili abbandono_serpenti

Il divieto di abbandono degli animali da compagnia è sancito dalla Legge 14 agosto 1991, n. 281.

All’articolo 5 comma 1 stabilisce infatti che chiunque abbandoni cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella propria abitazione è punito con una sanzione amministrativa.

Non solo, la legge vieta l’immissione in natura di qualsiasi animale non appartenga alla fauna autoctona, quindi alle specie che vivono esclusivamente nel nostro continente (Direttiva 92/43/CEE e art. 12 DPR 357/1997).

Rettili e anfibi domestici se rilasciati non sopravvivono

L’errore di base è credere che un animale, in quanto esotico, venga dalla giungla o dal deserto e che quindi prima di arrivare a casa nostra fosse libero.

In realtà la maggior parte degli esemplari che vivono nelle nostre abitazioni come animali da compagnia sono nati in allevamento da diverse generazioni, proprio come un cane o un gatto.

Non hanno quindi mai affrontato la vita in totale libertà senza le cure del proprio umano – dal cibo alle cure mediche.

Inoltre, anche se fossero arrivati realmente dalla giungla o dal deserto, dovremmo comunque fermarci a riflettere e pensare: “Ma un animale che vive in un determinato habitat, molto diverso da quello dell’Italia, riuscirebbe a sopravvivere se rilasciato in natura?“.

La risposta è una sola: no, morirebbe e in poco tempo.

In pericolo anche la nostra biodiversità

Nel rilasciare un animale esotico in natura si rischia, oltre che di mandarlo verso una morte dolorosa, di contribuire anche al proliferare di malattie contro cui gli animali autoctoni non possono difendersi, con risultati catastrofici sugli equilibri e la biodiversità locale.

anfibi e rettili abbandono_sauri

Gli animali domestici sono una responsabilità a tempo pieno

Un rettile o un anfibio nato e cresciuto in allevamento o nelle nostre case, è completamente a suo agio in questo ambiente e non ne soffre.

Al contrario, se rilasciato e senza supporto, morirebbe in breve tempo, forse investito da un’auto o, più spesso, di stenti.

Se si decide di prendere con sé un animale, non bisogna farlo a cuor leggero.

È necessario informarsi sempre su quanto vive, quanto cresce, cosa mangia, di quanto spazio necessita, se ha bisogno di un alloggio esterno, di quali cure veterinarie potrebbe necessitare, ecc.

Gli animali nelle nostre case dipendono completamente da noi, sono una responsabilità a tempo pieno.

Quindi, se veramente li amiamo e li rispettiamo, nel momento in cui, per scelta o per necessità, non siamo più in grado di tenerli con noi, bisogna essere sicuri che vadano a stare in una nuova casa con qualcuno che li accudisca nello stesso modo in cui l’abbiamo fatto noi.

Articolo a cura di Italian Gekko AssociationITALIAN GEKKO ASSOCIATION