Pipistrelli in difficoltà, come aiutarli? Ecco alcuni consigli su cosa fare!

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A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

pipistrelli

In estate e in autunno è probabile imbattersi in pipistrelli feriti (catturati da un gatto), debilitati (rimasto intrappolato in un edificio per qualche giorno) o cucciolo.

E’ possibile dare un aiuto prima di consegnarlo al centro recupero, anche perché spesso questi rinvenimenti capitano la sera o nei giorni festivi, quando gli uffici competenti sono chiusi.

I falsi miti sui pipistrelli

Prima di tutto vanno sfatati falsi miti che narrano di pipistrelli tenacemente attaccati alla capigliatura o pericolosi vampiri succhiatori di sangue. Sono animali selvatici che vivono in zone urbane ma non riconoscono l’uomo come compagno, se catturati cercano di difendersi divincolandosi o cercando di mordere con i loro microscopici dentini da insettivori. Non sono topi volanti, non sono roditori ma chirotteri, mammiferi che hanno adattato nella loro evoluzione l’arto superiore al volo.

Precauzioni

Vanno maneggiati utilizzando leggeri guanti da giardinaggio o in lattice del tipo piu’ spesso, per evitare contatti con la saliva o le deiezioni. I pipistrelli possono ospitare parassiti come pulci e zecche che, se non adeguatamente protetti, possono trasferirsi sulla persona che sta maneggiando il pipistrello.

Come somministrare acqua o cibo fluido?

Se l’animale è rimasto giorni nell’impossibilità di nutrirsi sicuramente la prima emergenza è l’idratazione e l’ipoglicemia. Si può fornire un po di acqua mediante una siringa senz’ago, tenendo il pipistrello con la testa leggermente più bassa rispetto al corpo (ricordate: dorme a testa in giù ma caccia in volo!) evitando di bagnare le narici.

È possibile fornire anche acqua zuccherina (poco miele in acqua) per dare subito energia al piccolo pipistrello, ma non latte vaccino per non creare squilibri intestinali.

Cibo: sono insettivori Per nutrirli in attesa di consegnarli prontamente al personale qualificato, si possono utilizzare camole del miele o tarme della farina rinvenibili nei negozi di caccia e pesca o negozi per animali da terrario.

Se il pipistrello è molto debilitato si dovrà decapitare la camola e spremerla delicatamente in bocca. Neonati, meglio renderli alla madre All’inizio dell’estate si possono rinvenire dei piccoli ancora lattanti: si riconoscono dalla mancanza di pelliccia (lieve peluria o addirittura assenza di peli).

Si possono nutrire con latte di capra e omogeneizzati di carne, ma non è sicura la crescita armoniosa dei soggetti e soprattutto la capacità di sopravvivenza futura. I primi tentativi per salvargli la vita devono essere volti alla restituzione alla madre naturale: conoscendo la colonia o il luogo dove è stato ritrovato si dovrebbe tentare all’imbrunire il ricongiungimento con la madre, appoggiando il piccolo su una parete o in una bacinella in cui introdurre un legno si cui il piccolo può appollaiarsi. La madre, richiamata dal piccolo, può quindi farlo aderire al suo corpo e portalo via in volo.

Ipotermia nei pipistrelli

Se il pipistrello appare addormentato o non reattivo probabilmente era in letargo o ha abbassato il metabolismo. Prima di nutrirlo va scaldato, anche solo tenendolo con cura tra le mani.

Ad un certo punto comincerà a tremare, è una reazione normale per attivare la termoregolazione. Va subito nutrito. Dove tenere il pipistrello in attesa di liberazione o consegna al CRAS Posizionarlo in una scatola di cartone con qualche foro per l’aerazione.

Si può posizionare sul fondo della scatola un tappo di bottiglia contenente acqua.

No al fai da te!

Se l’esemplare è evidentemente ferito: ferite, fratture, segni di morsicatura, lesioni al patagio (membrana cutanea presente sull’”ala” ) va immediatamente portato ad un veterinario per le cure del caso.