Permesso retribuito per assistere il cane: ecco cosa dice la legge

La cura di un animale che vive in famiglia può essere un “grave motivo familiare e personale” per il quale è possibile chiedere permessi retribuiti al lavoro. Lo conferma una sentenza della Corte di Cassazione. Andiamo a vedere quali sono tuttavia le condizioni per poterlo chiedere.

A cura di: Dott.ssa Paola Fossati

permesso retribuito per assistere il cane

Si può chiedere un permesso retribuito per assistere il cane? Andiamo a vedere cosa dice la legge a riguardo. I contratti di lavoro, in linea generale sia nel settore pubblico sia nel settore privato, consentono di usufruire di brevi permessi retribuiti (in numero limitato), regolati dalla legge, per far fronte a “gravi motivi personali e familiari”, quali la morte o infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado oppure la necessità di assistere un familiare disabile.

In aggiunta, i permessi possono essere riconosciuti in occasione di circostanze quali la celebrazione del matrimonio, la partecipazione a esami e concorsi o ancora nel primo anno di vita di un figlio.

Ma, in tempi recenti, la Corte di Cassazione (sentenza n. 15076/2018) ha aperto la via al riconoscimento anche degli animali tra i possibili destinatari dell’assistenza da prestare usufruendo di un permesso retribuito.

Permesso retribuito per assistere il cane, quali sono le condizioni?

Devono, comunque, sussistere alcune premesse:

  • Necessità di curare l’animale è indifferibile;
  • Non si può contare su terze persone per assistere il cane e non si hanno alternative per quanto riguarda il trasporto
  • Si è in possesso di un certificato veterinario attestante la malattia e le esigenze di cura.

La cura di un animale può essere un “grave motivo familiare e personale”

Come anticipato precedentemente, nella sentenza la Corte di Cassazione ha affermato che non accudire un animale e non prestargli cure quando è in stato di bisogno può configurare il reato di abbandono punito dal codice penale (art. 727 c.p.) con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.

Per “abbandono” in senso legale si può, infatti, intendere, secondo i giudici, anche “qualsiasi trascuratezza, disinteresse o mancanza di attenzione”.

Quindi anche la cura di un animale che vive in famiglia può essere un “grave motivo familiare e personale” per il quale è possibile chiedere permessi retribuiti.

Chi è tenuto a prendersene cura ne è, infatti, responsabile, fino a essere penalmente perseguibile.

Le sentenze di giurisprudenza non sono vincolanti come una legge, ma questa sentenza della Cassazione ha creato un importante precedente, al quale, in futuro, chi si troverà nella stessa situazione e sarà in possesso delle dovute certificazioni medico-veterinarie potrà fare riferimento per chiedere un permesso retribuito.