Myocoptes musculinus: un acaro parassita dei roditori

Al momento dell’acquisto o dell’adozione di un piccolo mammifero è sempre consigliabile far eseguire, nel più breve tempo possibile, un controllo medico volto a verificare lo stato di salute dell’animale. In questa sede, un’accurata visita dermatologica è fondamentale in quanto sono davvero molti gli ectoparassiti che possono infestare la cute ed il mantello di questi pets.

A cura di: Dott. Cristiano Papeschi

Myocoptes musculinus

Numerosi sono i parassiti che infestano la cute ed il mantello dei mammiferi domestici ed anche i roditori possono vantare una lunga serie di ospiti indesiderati. Parleremo oggi di Myocoptes musculinus, un acaro piuttosto diffuso…

La carta d’identità di Myocoptes musculinus

Myocoptes musculinus è un parassita microscopico la cui femmina, di dimensioni maggiori, misura circa 300 mm (0,3 millimetri) ed il maschio, ben più piccolo, appena 200 mm (0,2 millimetri).

Questo acaro dal corpo molle appartiene alla famiglia Listrophoridae (sottordine Sarcoptiformes) e come tutti gli altri acari possiede otto zampe nella sua forma adulta.

Una caratteristica morfologica che rende questo artropode molto particolare è la presenza di arti modificati per aggrapparsi saldamente al pelo dell’animale.

Myocoptes musculinus è un parassita di superficie caratteristico di topo (da qui il nome) e del ratto, ma può essere rinvenuto con una certa facilità anche su altri miomorfi, come ad esempio il criceto.

Non di rado, soprattutto nel caso di convivenza all’interno dello stesso ambiente, come accade in molti esercizi commerciali o negli allevamenti promiscui di piccoli mammiferi, l’acaro può infestare anche altre specie di mammiferi.

Il ciclo biologico di Myocoptes musculinus

Questo parassita è legato all’ospite da un rapporto molto stretto in quanto non lo abbandona mai e non sopravvive a lungo nell’ambiente.

L’acaro vive in mezzo al pelo al quale rimane ancorato grazie alla presenza di una sorta i uncini presenti sulla terza e quarta coppia di arti nella femmina e solamente sulla terza coppia nel maschio.

Myocoptes musculinus depone numerose uova che aderiscono al pelo grazie ad una sostanza collosa che ne impedisce la caduta e la dispersione al suolo.

Il ciclo biologico non differisce da quello degli altri acari poiché dall’uovo fuoriesce una larva dotata di sei arti che nel giro di alcuni giorni muta tre volte, attraversando lo stadio di protoninfa, tritoninfa ed infine adulto.

Tutti gli stadi successivi a quello di larva sono dotati di otto arti. Per compiere l’intero ciclo biologico, in condizioni ottimali di umidità e temperatura, sono necessari circa 14 giorni.

Quali danni e quali sintomi?

Avete mai sentito parlare di rogna miocoptica?

È questo il nome della patologia che Myocoptes musculinus è in grado di scatenare. Questo acaro è estremamente diffuso e frequente nei roditori ma la sua presenza sugli animali, soprattutto quando si parla di infestazioni di modesta entità, può non destare segni clinici particolari.

In caso di infestazioni massive o di presenza di fattori predisponenti, quali ad esempio il sovraffollamento o la scarsa igiene delle gabbie e dei locali, il patogeno può determinare la comparsa di segni clinici anche importanti.

Le aree del corpo più colpite sono la testa, il collo e la porzione più craniale del dorso ma possono arrivare ad estendersi a tutto il corpo.

L’animale è affetto da prurito intenso e reagisce grattandosi con insistenza. Molto frequenti sono le lesioni da grattamento che comportano la caduta del pelo e la comparsa di lesioni sanguinolente e di croste.

L’impianto di batteri secondari sulle lesioni comporta infezione e formazione di pus e la conseguente possibile comparsa di febbre, anoressia e depressione.

Una diagnosi semplice

Le lesioni non sono caratteristiche, bensì comuni a molte altre patologie della pelle, ma in ogni caso lasciano sospettare la generica presenza di parassiti.

Il medico veterinario potrà agevolmente effettuare una diagnosi osservando la cute ed il mantello dell’animale o, meglio ancora, prelevando del pelo sul quale sarà possibile rilevare la presenza del parassita o delle sue uova.

Come risolvere il problema: esiste una terapia?

Per la terapia possono essere utilizzate diverse molecole ad azione antiparassitaria, tra cui risultano efficaci anche l’ivermectina e la selamectina.

Per la scelta del farmaco, le modalità di somministrazione e gli intervalli è necessario seguire con attenzione le indicazioni del medico veterinario, il quale provvederà a sospendere la terapia solamente una volta accertata l’effettiva scomparsa del parassita dal corpo dell’animale.

In presenza di altri soggetti (o altre specie ricettive) conviventi spesso si rende necessario trattare tutti gli animali, in quanto anche quelli apparentemente sani potrebbero essere portatori asintomatici del parassita.

Per evitare re-infestazioni è anche consigliabile eliminare le lettiere su cui abbiano sostato i roditori, lavare e disinfettare accuratamente le gabbie e, se possibile, eseguire anche un trattamento ambientale, magari utilizzando il vapore.

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