Malattie della sfera riproduttiva del furetto e sterilizzazione

Pet molto diffuso in America, occupando il terzo posto nella classifica degli animali da compagnia, oggi il furetto si sta sempre più diffondendo anche in Europa.

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furetto e le malattie
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Il furetto (Mustela putorius furo) è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia dei mustelidi. A differenza di quello che molti pensano non è un animale selvatico ma è frutto dell’addomesticamento della puzzola europea (Mustela putorius), della quale costituisce ad oggi una sottospecie.

Il suo addomesticamento risale ad almeno due millenni fa ad opera di Greci e Romani che lo utilizzavano per la caccia al coniglio.

La fisiologia riproduttiva del furetto è particolare ed è necessario conoscerla bene prima di acquistare un cucciolo. Sono animali poliestrali stagionali.

La stagione riproduttiva coincide con l’aumento primaverile delle ore di luce e va all’incirca da Marzo ad Agosto ma in ambiente domestico può prolungarsi a causa dell’illuminazione artificiale.

Il furetto maschio

Nel maschio l’inizio della stagione degli accoppiamenti causa un ingrossamento dei testicoli che si rendono ben evidenti, una diminuzione apprezzabile del peso e l’intensificazione dell’odore caratteristico.

È importante a questo punto fare una precisazione: le ghiandole perianali del furetto non c’entrano nulla col suo caratteristico odore, questo è dovuto unicamente alla secrezione delle ghiandole sebacee cutanee presenti su tutto il corpo dell’animale.

Quindi l’asportazione delle ghiandole o sacculectomia che veniva praticata  fino a non molto fa, è un intervento inutile e non privo di rischi per l’animale.

L’unico modo per controllare realmente l’odore pungente di questi animali è la sterilizzazione che, oltre a ridurre notevolmente l’odore, elimina anche i comportamenti indesiderati come quello di marcare il territorio con l’urina e l’aggressività verso gli altri furetti soprattutto maschi.

Il furetto femmina

La femmina di furetto, come la gatta, è un animale ad ovulazione indotta. Questo significa che ovulerà solo in seguito allo stimolo dell’accoppiamento. Se l’accoppiamento non si verifica, il calore continuerà per tutta la stagione riproduttiva.

Purtroppo in questa specie la presenza di elevati livelli di estrogeni nel sangue per periodi di tempi prolungati, danneggia il midollo osseo che rappresenta il tessuto deputato alla produzione delle cellule del sangue, causando aplasia midollare con una conseguente anemia non rigenerativa gravissima.

È perciò di vitale importanza fare sterilizzare le femmine che non sono destinate alla riproduzione.

Un’ultima cosa da notare riguardo l’aspetto riproduttivo di questi animali è che se la furetta si accoppia ma non rimane gravida, nella maggior parte dei casi andrà incontro a pseudogravidanza come succede nella cagna, con le medesime modificazioni comportamentali, a volte anche molto marcate.

La sterilizzazione del furetto: chirurgica o chimica?

La sterilizzazione in ambedue i sessi rappresenta la strada obbligatoria da intraprendere, se possediamo un esemplare non destinato alla riproduzione.

Due sono le possibilità che si prospettano: la sterilizzazione chirurgica e quella chimica.

Per quanto riguarda la prima, si parlerà di orchiectomia nel maschio, ossia l’asportazione dei testicoli, ed ovarioisterectomia nella femmina, ossia la rimozione chirurgica di ovaie ed utero.

È stato accertato come la sterilizzazione chirurgica di questi animali, soprattutto se praticata troppo presto, predispone alla “malattia surrenalica del furetto”, molto simile al morbo di Cushing del cane.

Nel furetto, a differenza del cane, sia ha una iperproduzione di ormoni sessuali dalle ghiandole surrenali e non di cortisolo. Questa patologia col tempo può portare alla formazione di tumori spesso maligni delle ghiandole suddette.

La sterilizzazione chimica consiste nell’applicare sottocute all’animale un impianto che rilascia un farmaco (il cui principio attivo è la Deslorelina acetato).

Quest’ultimo inibisce la produzione degli ormoni legati alla sfera sessuale e blocca in modo ‘temporaneo’ l’attività riproduttiva in questi animali.

La sterilizzazione chimica non predispone, a differenza della precedente, all’insorgenza della “malattia surrenalica del furetto”, anzi viene addirittura impiegata come terapia per gli animali che ne sono affetti.

L’impianto è ritenuto una validissima alternativa alla sterilizzazione chirurgica.

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