Intossicazione da paracetamolo nel gatto: cosa fare?

Oggi affrontiamo un argomento che potrebbe far sorridere, ma che, in realtà, di sorrisi ne strappa ben pochi ai proprietari degli animali interessati da questa intossicazione.

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A cura di: Prof. Simone Bertini

intossicazione da paracetamolo nel gatto

Esiste, purtroppo, la possibilità che il gatto abbia un’intossicazione da paracetamolo a seguito dell’assunzione (o somministrazione al gatto da parte degli abitanti di una casa) di una o più compresse di paracetamolo.

Perché abbiamo scelto il paracetamolo per parlare di un’intossicazione? Perché, proprio in virtù della sua larga diffusione negli ambienti domestici, il rischio di un’intossicazione è reale e, purtroppo, con un grado di mortalità elevato.

Partiamo da un concetto, che è già stato accennato in articoli precedenti e che verrà sempre riproposto al lettore: un farmaco che viene utilizzato nell’uomo, finanche quello che viene somministrato ai bambini, non è detto che si riveli sicuro e privo di pericoli per i nostri animali.

Devo riconoscere come il concetto non sia immediatamente percepibile e il paracetamolo ne è uno delle prove provate; ma come, direte voi, il paracetamolo è il principio attivo di numerosissimi farmaci, peraltro di comune utilizzo nell’uomo; una lista quasi sconfinata e che trova analoga situazione anche oltre oceano, laddove negli Stati Uniti il principio attivo paracetamolo viene chiamato acetaminofene. Ma il discorso non cambia.

Intossicazione da paracetamolo: accidentale o intenzionale?

Una tale abbondanza di farmaci disponibili per la cura della febbre o di dolori osteomuscolari più o meno localizzati, porta inevitabilmente ad un accresciuto rischio per quanto riguarda la possibile assunzione da parte degli animali, che può avvenire in maniera accidentale (animale che ingerisce, a volte solo per scopo ludico, la singola compressa distrattamente lasciata dal proprietario o caduta sul pavimento; più raramente l’ingestione di un’intera scatola o frazioni di essa) oppure in modo intenzionale, vale a dire con la complicità del proprietario.

Peraltro, quest’ultimo, è bene dirlo, nella quasi totalità dei casi non sa che il principio attivo rappresenta una vera e propria minaccia per il gatto; anzi, il proprietario quando si rende conto che il proprio animale versa in uno stato di sofferenza o ritiene che possa “avere la febbre”, è convinto di agire al meglio somministrando tale farmaco.

D’altro canto, è la frase che spesso mi sono sentito ripetere: “se è un farmaco che può essere dato anche ai neonati o ai bambini piccolissimi, come è possibile che sia pericoloso per un gatto?”. La risposta è: “purtroppo si, e si tratta di un’intossicazione grave”.

Cosa succede se il gatto ingerisce il paracetamolo?

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di spiegare che cosa accade quando il gatto ingerisce una o più compresse a base di paracetamolo: la molecola viene rapidamente assorbita a livello intestinale, ma a causa di una ridotta capacità di metabolizzarla a livello epatico si formano dei metaboliti tossici che in breve tempo (2-4 ore) ossidano l’emoglobina (una proteina contenuta nei globuli rossi, con la funzione di trasportare l’ossigeno ai vari tessuti) a metaemoglobina (che invece non è in grado di trasportare l’ossigeno), danneggiano i globuli rossi (fino a determinarne la rottura) e causano gravi alterazioni a carico del fegato (necrosi epatica acuta).

Queste conseguenze si verificano nel cane di solito in seguito ad un sovradosaggio del farmaco, mentre nel gatto, a causa di un deficit genetico relativo ad alcuni enzimi deputati alla sua metabolizzazione, avvengono anche a dosi molto basse (quali quelle che sono comunemente utilizzate nell’uomo).

Per rendere, ahimè, l’idea, un terzo dei gatti intossicati con il paracetamolo muore dopo 24/72 ore in seguito all’assunzione di una dose di 50-100 mg (una dose piccola, se consideriamo che le compresse in commercio contengono da 250 a 1.000 mg di paracetamolo).

Quali sono i sintomi clinici che ci possono far capire che il gatto si trova in preda ad un’intossicazione da paracetamolo?

Debolezza, vomito, mancanza di appetito, gonfiore della testa e delle zampe, difficoltà respiratoria e presenza di dolore addominale.

A carico delle mucose può comparire una colorazione bluastra, indice di una cattiva ossigenazione dei tessuti, e/o giallastra, legata all’ittero.

Anche le urine possono assumere una colorazione marroncina per la presenza di emoglobina (liberata dalla distruzione dei globuli rossi).

Altri sintomi possono essere rappresentati da incoordinazione dei movimenti, sino ad arrivare all’incapacità a mantenere la stazione quadrupedale, talvolta anche da crisi convulsive, fino ad arrivare al coma e quindi alla morte.

Come bisogna comportarsi se si sospetta un’assunzione di paracetamolo da parte del gatto?

In base a quanto abbiamo appena riportato, è abbastanza evidente come sia assolutamente necessario portare l’animale nel più breve tempo possibile dal proprio Medico Veterinario di fiducia, spiegando cosa è accaduto, magari con l’evidenza della scatola delle compresse.

Il Medico Veterinario potrà procedere ad indurre il vomito (se l’ingestione è stata recente, entro 1-2 ore) e a istituire un’adeguata terapia.

In ogni caso, è richiesta somma attenzione da parte del proprietario, in quanto il gatto è molto sensibile a questa particolare intossicazione da farmaci e le percentuali di mortalità risultano piuttosto elevate se non si interviene rapidamente.