Capillariosi nasale canina: malattia parassitaria che colpisce il cane

A cura di: Prof.ssa Fabrizia Veronesi

capillariosi nasale canina

La capillariosi nasale canina è causata da Capillaria boehmi, un parassita appartenente alla classe dei nematodi o “vermi tondi”, che colpisce la mucosa delle cavità nasali e dei seni paranasali del cane domestico e dei canidi selvatici (volpe e lupo).

Il ciclo biologico e le vie di trasmissione del parassita sono ancora poco chiare, ma si ritiene che abbia un ciclo di vita prevalentemente diretto (oro-fecale): le femmine del parassita depongono le uova a livello delle prime vie respiratorie, uova che, una volta raggiunta la faringe del cane infestato, a seguito di starnuti e colpi di tosse, vengono deglutite ed eliminate, tramite le feci, in ambiente esterno dove maturano al loro interno una larva infestante in circa 35-50 giorni.

Le uova larvate nell’ambiente rappresentano la principale fonte di infestazione per i cani, che le assumono ingerendo cibo o acqua contaminati o esercitando coprofagia (ingerire feci proprie o altrui) e geofagia (mangiare la terra); viene anche ipotizzato che i lombrichi terrestri possano fungere da vettori meccanici di trasporto del parassita e che il cane, mangiandoli, possa infestarsi.

In Italia la presenza del parassita è stata rinvenuta soprattutto nelle regioni centrali, come ad esempio Umbria, Lazio, Abruzzo e Toscana, in particolare in cani da caccia o in cani mantenuti in canile.

Un fattore di rischio importante è rappresentato dalla presenza di un elevato grado di fecalizzazione nei ricoveri in cui sono mantenuti gli animali in quanto ciò determina un progressivo accumulo di uova, estremamente resistenti.

La presenza sul territorio di volpi, che fungono da serbatoio del parassita, è considerato anch’esso un fattore di rischio determinante per la diffusione di C. boehmi nei cani.

I SINTOMI DELLA CAPILLARIOSI NASALE CANINA

La capillariosi nasale decorre prevalentemente in forma asintomatica, ma può esprimersi con segni clinici di entità variabile in relazione a carico parassitario, età, stato immunitario del soggetto e patologie concomitanti.

I segni clinici sono in genere poco caratteristici, potendo presentarsi in corso di numerose altre patologie delle strutture nasali, di natura infettiva, neoplasica, infiammatoria, nonché parassitaria.

La patologia ha un decorso cronico e spesso viene sospettata in corso di riniti con tendenza alla cronicizzazione che rispondono solo temporaneamente o parzialmente a terapie a base di antibiotici e antinfiammatori.

I sintomi di più frequente riscontro nella capillariosi nasale canina sono rappresentati, in ordine di frequenza, da scolo nasale spesso bilaterale con essudato muco-purulento, starnuti ripetuti, starnuti inversi, intolleranza all’esercizio fisico, alterazioni dell’olfatto, epistassi (emorragia nasale), calo di rendimento sul terreno di lavoro e talvolta anche grattamento del muso con conseguenti erosioni traumatiche.

Tra questi sintomi i più caratteristici sono rappresentati dallo starnuto inverso, determinato dallo spasmo indotto dall’infiammazione a carico delle strutture rino-faringee e consistente in violente e ripetute inalazioni di aria attraverso il naso accompagnate da un caratteristico rantolio, e le alterazioni dell’olfatto, riferite soprattutto in cani da lavoro (cani da penna, cani anti-droga, cani da tartufo, etc.).

Il meccanismo alla base delle alterazioni dell’olfatto non è stato ancora compreso a pieno, anche se la tendenza che questi parassiti hanno di localizzarsi a livello della porzione più caudale delle cavità nasali e l’infiammazione locale da essi indotta, lascerebbe considerare delle alterazioni a carico della mucosa olfattoria. Peraltro, le alterazioni dell’olfatto sono in genere reversibili a fronte del trattamento.

DIAGNOSI E TRATTAMENTO

La diagnosi di capillariosi nasale canina non può basarsi solo sui segni clinici, riconducibili genericamente ad un’affezione delle prime vie respiratorie, ma deve necessariamente basarsi su esami parassitologici specifici, che solo il proprio Medico Veterinario di fiducia può considerare di effettuare dopo un’accurata visita clinica.

L’esame delle feci, anche definito esame coprologico, rappresenta il metodo più rapido ed economico per fare diagnosi; tuttavia, i limiti di accuratezza di questa metodica sono connessi all’eliminazione intermittente delle uova da parte del parassita, limiti superabili mediante un campionamento seriale di feci (esame coprologico su almeno 3 campioni prelevati a giorni alterni).

Oltre ai trattamenti farmacologici, per i quali si raccomanda di rivolgersi al proprio Medico Veterinario di fiducia, è importante sottolineare che per interrompere il ciclo epidemiologico del parassita è obbligo sanificare i ricoveri (rimozione giornaliera delle feci, pavimentazione dei ricoveri, etc.) e scoraggiare atteggiamenti dei cani, quali geo- e coprofagia, al fine di non incorrere in continue re-infestazioni.