Antiparassitari: quali sono i rischi di tossicità?

Nell’utilizzo degli ectoparassiticidi, occorre fare sempre molta attenzione per evitare che gli effetti tossici non si esplichino esclusivamente nei confronti delle specie di parassiti bersaglio, ma possano ripercuotersi anche sugli stessi cani e gatti.

A cura di: Dott.ssa Carlotta Marini

antiparassitari

Gli animali da compagnia vengono generalmente trattati con antiparassitari ad uso esterno, composti farmaceutici volti al controllo e alla eliminazione dei parassiti esterni.

Tale procedura risulta molto importante in quanto tali parassiti esterni possono causare infestazioni anche gravi (come quelle dovute a pulci, pidocchi, acari, zecche) oppure rappresentare vettori di malattie pericolose sia per gli stessi animali che per l’uomo (leishmaniosi, trasmessa da flebotomi, la rickettsiosi, trasmessa da zecche, etc.).

Tuttavia, nell’utilizzo degli ectoparassiticidi, occorre fare sempre molta attenzione per evitare che gli effetti tossici non si esplichino esclusivamente nei confronti delle specie di parassiti bersaglio, ma possano ripercuotersi anche sugli stessi cani e gatti.

Non deve trarre in inganno il fatto che l’applicazione della prevalenza di tali farmaci avvenga sulla superficie esterna degli animali: la cute non sempre costituisce una efficiente barriera che separa l’organismo dall’ambiente esterno, ma anzi alcuni agenti chimici possono essere assorbiti dalla cute in quantità sufficienti a produrre effetti sistemici.

Dal punto di vista anatomico, l’assorbimento percutaneo è controllato in gran parte dallo strato corneo, ma anche gli annessi cutanei (follicoli piliferi, ghiandole sebacee e sudoripare) possono consentire un passaggio di tali sostanze.

Occorre anche considerare che negli animali la permeabilità cutanea risulta maggiore, a motivo del fatto che lo strato corneo presenta uno spessore minore rispetto a quello dell’uomo.

Anche un’elevata temperatura ambientale può accentuare la permeabilità cutanea, per l’aumento del flusso sanguigno locale, così come un eventuale contatto con sostanze irritanti/caustiche, in grado di danneggiare lo strato corneo.

Peraltro, non si deve incorrere nell’errore di considerare non tossiche le sostanze naturali: nel campo degli insetticidi, alcuni fanno parte della classe delle piretrine, sostanze derivanti dal piretro (estratto dalla pianta del crisantemo, conosciuto fin dall’antichità), ad azione neurotossica.

Per migliorare la stabilità delle piretrine, poco persistenti a causa della rapida degradazione alla luce (fotodegradazione), sono stati sviluppati i piretroidi sintetici, che sono tra gli insetticidi più usati a livello mondiale, ma non scevri da tossicità per i piccoli animali, in particolar modo per il gatto.

Occorre, inoltre, tenere in considerazione che la sensibilità verso tali antiparassitari varia in base alla specie animale e all’età.

In linea generale i gatti sono, tra gli animali da compagnia, quelli maggiormente sottoposti al rischio di intossicazione da ectoparassiticidi, perché li metabolizzano in maniera meno efficiente, in quanto geneticamente carenti di alcuni enzimi necessari alla disattivazione ed eliminazione dei principi attivi; la stessa cosa, vale, a prescindere dalla specie animale, per i cuccioli, che non sono ancora dotati di validi meccanismi eliminatori.

QUALI ACCORGIMENTI SEGUIRE QUANDO SI APPLICA UN ANTIPARASSITARIO?

MAI applicare ad un animale un prodotto non registrato per la specie di appartenenza; alcuni prodotti registrati per il cane se applicati ad un gatto possono causare gravi sintomi da intossicazione e finanche provocarne la morte.

La tossicità degli ectoparassiticidi può essere molto variabile: irritazione cutanea e in alcuni casi lesioni erosivo-crostose nei punti di applicazione, grattamento più o meno intenso e transitorio, quadri gastroenterici con vomito e/o diarrea, sintomi neurologici, anche particolarmente gravi, e addirittura la morte.

Ne consegue che l’uso di tali antiparassitari deve sempre avvenire rispettando la massima cautela e comunque tutte le raccomandazioni riportate nei relativi foglietti illustrativi.

In presenza di gravi infestazioni, come spesso accade con le pulci, non si deve incorrere nell’errore di eccedere con l’applicazione di tali prodotti nell’errata convinzione che, per eliminare più efficacemente tali insetti, sia bene “esagerare” aumentandone il dosaggio o riducendone gli intervalli di applicazione.

Nel caso delle pulci occorre considerare che gli adulti presenti nel mantello degli animali rappresentano normalmente solo una piccola parte (circa il 5%) dell’intera popolazione, che comprende anche stadi immaturi (uova, larve, pupe) presenti nell’ambiente: la somministrazione combinata di prodotti adulticidi, che eliminano gli esemplari adulti, e di regolatori di crescita, che inibiscono la schiusa delle uova e lo sviluppo larvale, magari associata ad un trattamento ambientale (soprattutto nei luoghi dove l’animale trascorre maggior parte del tempo), rappresenta l’approccio razionale al problema; peraltro, alcuni adulticidi di nuova generazione sono dotati anche di un’efficace azione ovicida e larvicida, potendo pertanto rappresentare come tali una soluzione sufficiente per una protezione ambientale totale.

Anche il contestuale trattamento di altri eventuali animali conviventi (che possono rappresentare possibili fonti di re-infestazione) rappresenta un accorgimento da seguire sempre.

Ogni prodotto antiparassitario è dotato di una determinata azione residuale, che rappresenta il tempo di perdurata dell’azione antiparassitaria e che pertanto ne condiziona l’intervallo tra un’applicazione e quella successiva; salvo diversa prescrizione medico-veterinaria, occorre sempre rispettare tali intervalli di applicazione, peraltro sempre rigorosamente riportati nei relativi foglietti illustrativi.

La maggior parte dei prodotti antiparassitari applicati sulla superficie cutanea, come spray o spot-on, non si riassorbono per via percutanea ma si distribuiscono sulla superficie della pelle attraverso il film lipidico che fisiologicamente la ricopre, ragione per cui occorre evitare di lavare l’animale alcuni giorni (5-6) prima e dopo la loro applicazione; rispettando questo accorgimento non è assolutamente necessario prevedere la ripetizione del trattamento dopo ogni bagno di pulizia, onde evitare inutili sovradosaggi e rischi di intossicazione.

Grande attenzione va posta alle modalità di applicazione del prodotto: un esempio può essere dato dalle soluzioni spot-on, che le industrie farmaceutiche producono come pipette in varie unità di dose, corrispondenti alla dimensione dell’animale; per assicurare la massima efficacia il contenuto della pipetta va applicato direttamente sulla cute e non sul pelo, in corrispondenza di punti in cui l’animale non può arrivare a leccarsi (dietro al collo tra le scapole oppure lungo la linea del dorso); ancora, ci sono prodotti che possono essere applicati in corrispondenza di un unico punto, mentre altri, tendenzialmente più irritanti per la cute, devono essere applicati in più punti, accorgimento questo che comunque è sempre chiaramente riportato sul relativo foglietto illustrativo.

Una volta applicato l’antiparassitario, soprattutto nei primi giorni, occorre anche evitare che altri animali conviventi possano andare a leccare il prodotto sulla zona trattata, cosa che può causare, ad esempio, ipersalivazione o anche vomito nel caso di cani, ma anche convulsioni potenzialmente fatali nel gatto.

Anche i bambini vanno protetti dal contatto con l’animale trattato, almeno per le 12-24 ore successive all’applicazione degli antiparassitari.

Da quanto detto appare chiaro che l’applicazione dei prodotti antiparassitari deve tener conto di tutta una serie di variabili, rispetto alle quali è sempre consigliabile, onde evitare di commettere errori e di incorrere nel rischio di intossicare il proprio animale, riferirsi al proprio Medico Veterinario di fiducia, che saprà di volta in volta, sulla base delle diverse variabili (specie animale, età del soggetto, eventuale presenza di patologie, area geografica, etc.), consigliare il prodotto più idoneo, sia in termini di tipologia che di dosaggio e di modalità e intervalli di applicazione.