La sterilizzazione del cane: quali sono i pro e i contro?

Considerata un intervento di routine, la sterilizzazione è molto diffusa. Tuttavia è necessaria una attenta analisi di ogni singolo caso per poter prendere la decisione corretta nel rispetto dell'animale ma anche del proprietario.

sterilizzazione del cane

Nella pratica clinica la sterilizzazione del cane e gatto è una delle procedure chirurgiche più comuni. Viene eseguita sia come metodo di prevenzione delle nascite sia come prevenzione delle malattie del tratto riproduttivo.

Nella femmina la sterilizzazione chirurgica prevede l’asportazione delle ovaie (ovariectomia) oppure di ovaie e utero (ovarioisterectomia).

Nel maschio, l’asportazione dei testicoli (orchiectomia). Il risultato in entrambe i sessi sarà la mancata produzione degli ormoni sessuali prodotti da queste rispettive strutture.

Questi ormoni svolgono anche funzioni secondarie, oltre alla regolazione dell’attività sessuale: il testosterone influenza la corretta crescita corporea, agendo sia sullo sviluppo delle masse muscolari che sull’ossificazione; influenza l’efficienza del sistema immunitario, ed ha anche un ruolo nello sviluppo del mantello.

Nella femmina, gli estrogeni, prodotti dall’ovaio, oltre ad essere responsabili della manifestazione del “calore”, svolgono anche numerosi effetti benefici sull’organismo soprattutto quelli a livello del sistema nervoso centrale: neuroprotettivo e neurotrofico, contribuendo anche alla stimolazione dell’apprendimento.

La sterilizzazione nella femmina in sostanza elimina i “calori”, evita gravidanze indesiderate, ed elimina il rischio di patologie di utero e ovaie.

Per tali ragioni la sterilizzazione è molto diffusa e da molti veterinari, considerata un intervento di routine. Tuttavia, studi recenti sembrano mettere in discussione il ruolo preventivo della sterilizzazione nell’insorgenza di neoplasie mammarie.

Per quanto riguarda il maschio, i tumori testicolari sono una neoplasia comune e rappresentano circa il 90% di tutti i tumori del tratto riproduttivo maschile.

Castrando il cane si elimina il rischio di sviluppo di una neoplasia testicolare.

La castrazione aiuta a prevenire anche altre patologie correlate alla produzione di ormoni sessuali (androgeni), tra cui l’iperplasia prostatica benigna, che colpisce dal 95% al 100% dei cani interi con più di 9 anni, le prostatiti croniche, le cisti prostatiche, adenomi perianali ed ernie perianali.

Tuttavia recenti studi hanno dimostrato un aumento dell’incidenza di tumori maligni della prostata nei cani castrati.

Quali possono essere gli effetti negativi della sterilizzazione?

Oltre alle neoplasie prostatiche maligne, studi recenti hanno evidenziato che la sterilizzazione/castrazione soprattutto se praticata al di sotto dell’anno, su alcune razze canine, può predisporre ad un maggiore rischio di insorgenza di patologie di tipo ortopedico (rottura del legamento crociato, la displasia d’anca e tumori maligni) ma anche ad un aumento significativo di neoplasie in particolar modo a carico della milza.

Un rischio minore ma ugualmente da non sottovalutare è l’incontinenza urinaria che si potrebbe manifestare nelle femmine a 3-5 anni dall’intervento, soprattutto nelle razze di grande taglia. Va tenuta in considerazione anche la tendenza all’aumento di peso dopo tale procedura che dovrà essere gestita mediante diete apposite.

Un’attenzione particolare deve essere posta anche alla valutazione del carattere del soggetto.

Se infatti la sterilizzazione, soprattutto del maschio, viene usata spesso per ridurne l’aggressività, specialmente quando si parla di aggressività territoriale o da status sociale, potrebbe al contrario peggiorare l’indole di alcuni soggetti.

Il motivo sta nel fatto che il testosterone, modulando la reattività alle situazioni di stress, riduce la paura ed aumenta nel corpo dell’animale la concentrazione di alcune sostanze definite ‘neurotrasmettitori’ che permettono di ridurre le manifestazioni legate all’ansia.

Una buona norma è quella di affidarsi ad un medico veterinario comportamentalista prima di procedere con la sterilizzazione, soprattutto quando si tratta di soggetti problematici.

In conclusione cosa fare?

A questo punto possiamo affermare in modo imperativo che spetta al medico veterinario la valutazione del rapporto rischi/benefici di queste procedure per il singolo paziente.

Se in linea di massima i benefici sembrano superare i rischi nella maggior parte dei casi, questo potrebbe non essere sempre vero soprattutto per determinate razze per le quali è stato accertato un aumento dell’incidenza di determinate patologie in seguito alla sterilizzazione.

Ricordiamo inoltre che essendo la sterilizzazione un intervento chirurgico, dovranno essere tenuti debitamente in considerazione anche i rischi legati all’anestesia o le possibili complicazioni in sede operatoria e post operatoria.

Come si può vedere è necessaria una attenta analisi di ogni singolo caso per poter proporre una soluzione nel rispetto dell’animale ma anche del proprietario.

Una valida alternativa alla chirurgia, soprattutto per quei soggetti in cui i rischi sono particolarmente elevati, sarebbe procedere con la sterilizzazione farmacologica mediante l’applicazione di un impianto sottocutaneo.

Una soluzione che permette anche di valutare gli effetti dopo la castrazione chirurgica ma con un grande ‘beneficio’ poiché la sterilizzazione farmacologica risulta essere reversibile e in assenza di effetti collaterali.