Piometra nel cane e nel gatto: la chirurgia è l’unica soluzione?

La piometra, nelle prime fasi, non è facilmente riconoscibile dal proprietario dato che i sintomi sono assenti o vaghi, mentre quando l’animale mostra chiari segni di malessere è già in atto un coinvolgimento generale che può anche mettere a repentaglio la sua stessa vita. La scelta terapeutica può prevedere non solo un approccio chirurgico ma anche farmacologico.

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La piometra è una patologia che colpisce le femmine non sterilizzate di cane e gatto, caratterizzata dalla presenza di pus all’interno dell’utero e di solito viene diagnosticata da 4 settimane a 4 mesi dopo il calore.

Tale condizione non è facilmente riconoscibile dal proprietario nelle prime fasi in cui spesso i sintomi sono assenti o vaghi, mentre quando l’animale si presenta più abbattuto e con chiari segni di malessere è già in atto un coinvolgimento generale che può anche mettere a repentaglio la vita del soggetto.

Risulta pertanto fondamentale un riconoscimento precoce della piometra da parte del medico veterinario che dovrà improntare una terapia tempestiva e appropriata per risolvere la patologia.

Come avviene la diagnosi di piometra?

Dopo aver raccolto accuratamente tutti i dati inerenti la storia dell’animale ed effettuato un esame clinico del soggetto, il medico veterinario eseguirà tutta una serie di esami di laboratorio ed indagini strumentali per arrivare ad emettere una diagnosi.

Indubbiamente l’ecografia rappresenterà l’indagine diagnostica fondamentale per confermare la piometra e fornirà al medico veterinario tutta una serie di utili informazioni per impostare una adeguata terapia.

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L’iter diagnostico prevede una raccolta accurata dei dati inerenti la storia dell’animale, in particolare la regolarità̀ delle manifestazioni estrali, eventuali gravidanze e parti, precedenti trattamenti ormonali (soppressione o induzione del calore, interruzione della gravidanza), la data dell’ultimo calore ed eventuali pregresse patologie sistemiche o a carico dell’apparato genitale.

Successivamente il medico veterinario effettuerà un esame clinico del soggetto, supportato da indagini collaterali di laboratorio (esami del sangue, dosaggio della progesteronemia etc..) ed indagini strumentali (radiografia ed ecografia).

Ecografia, indagine diagnostica più accurata per confermare la presenza di piometra

L’esame ecografico rappresenta la tecnica più accurata per confermare la diagnosi di piometra.

Tale tecnica, infatti, permette di fornire importanti informazioni riguardanti lo spessore e le caratteristiche della parete uterina, le dimensioni del lume dell’utero così come il suo contenuto e la simmetria dell’organo.

Terapia medica o chirurgica?

La scelta terapeutica può prevedere un approccio chirurgico o farmacologico. Storicamente, la piometra veniva comunemente trattata chirurgicamente effettuando un intervento di ovarioisterectomia (asportazione di utero e ovaie).

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Questo approccio terapeutico ad oggi viene consigliato nelle femmine non adibite alla riproduzione o laddove le condizioni cliniche non siano particolarmente compromesse da consentire, con un certo margine di tranquillità, l’utilizzo di protocolli anestesiologici.

Nonostante le possibili complicazioni durante l’anestesia o in sede operatoria, il principale vantaggio dell’ovarioisterectomia è sicuramente il fatto che non ci potrà essere alcun rischio di recidiva.

Cosa prevede la terapia medica della piometra?

Nei soggetti adibiti alla riproduzione e in condizioni generali non particolarmente compromesse si può consigliare, invece, un trattamento farmacologico. Nel corso degli ultimi anni, sono stati proposti diversi protocolli farmacologici per il trattamento della piometra di cane e gatto.

Un trattamento conservativo, il cui scopo è promuovere lo svuotamento uterino, necessita di diverse ore o giorni prima di essere efficace e dovrebbe, quindi, essere limitato ai soli animali stabili. Pertanto, il trattamento conservativo non è raccomandato in situazioni pericolose per la vita che necessitano di procedure di emergenza, come una peritonite dovuta a rottura uterina o grave insufficienza renale.

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La somministrazione sottocutanea di aglepristone, una molecola che svolge un’azione antagonista del progesterone, è ad oggi largamente accettata come valido trattamento per tale patologia. È ormai dimostrato infatti come il progesterone sia l’ormone che favorisce l’insorgenza della piometra e l’aglepristone legandosi ai recettori del progesterone, li blocca completamente impedendone qualsiasi attività biologica. Il trattamento con aglepristone, inoltre, promuove il rilassamento e l’apertura della cervice favorendo la fuoriuscita del materiale infetto dall’utero.

Inoltre, nei casi dove la terapia chirurgica può essere posticipata di uno o due giorni, la somministrazione dell’aglepristone prima dell’intervento può essere prezioso per ottenere un parziale svotamento dell’utero migliorando così il quadro clinico del soggetto e diminuendo la tensione uterina che, se troppo importante, potrebbe esitare in una rottura dell’organo stesso.

Il trattamento medico non influisce sulla fertilità

Il trattamento medico della piometra non sembra influenzare la successiva fertilità. Diversi follow-up a lungo termine, riguardanti soprattutto la cagna, hanno riportato tassi di gravidanza dal 69% all’85%, seguiti dal parto di cucciolate normali.

Sono stati segnalati casi di possibili recidive in particolare quando coesistano altre patologie a carico dell’utero o delle ovaie ma, se il trattamento ha avuto gli effetti desiderati, recrudescenze della patologia in esame non vengono diagnosticate fino a 24 mesi post trattamento.

Pertanto deve assolutamente essere il vostro Medico Veterinario di fiducia, attraverso una corretta gestione del caso di piometra, a decidere di volta in volta quale sarà il procedimento più corretto, per salvaguardare al massimo la salute e la sfera riproduttiva del vostro cane o gatto.

Redatto da: Dott. Alessandro Troisi