Patologie prostatiche nel cane: quali sono e come curarle

L’aumento dell’età media dei cani, correlato sicuramente alle migliori condizioni di vita, ha portato ad un incremento di patologie tipiche dell’età senile, in similitudine con quanto si osserva nell’uomo, tra cui le malattie della prostata.

cane

Come nell’uomo, anche nel cane le patologie prostatiche rappresentano una condizione patologica comune spesso sottodiagnosticata o presente in forma asintomatica. Alcuni autori segnalano che circa l’80% dei soggetti maschi di età superiore ai 10 anni ne è affetto e che il 76% di essi presenta forme patologiche subcliniche.

Patologie della prostata, quali sono le più frequenti?

Le patologie prostatiche più frequenti nel cane sono rappresentate da iperplasia prostatica benigna, prostatiti batteriche, ascessi, cisti prostatiche e paraprostatiche, mentre più raramente si possono riscontrare tumori, la cui prevalenza riportata in letteratura risulta limitata.

Le malattie della prostata rappresentano un frequente problema clinico, spesso non così facili da accertare; la formulazione di una corretta diagnosi è da considerarsi l’elemento più̀ importante per la scelta della corretta terapia.

Segni clinici

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I primi segni clinici di tali patologie sono rappresentati da alterazioni della fertilità che, nella maggior parte dei casi, non vengono evidenziate ad una semplice visita.

 

Inoltre, per tutte le affezioni prostatiche si riportano sintomi generici, quali sintomi urinari, gastrointestinali, sistemici e osteoarticolari, che impongono al clinico di considerare in diagnosi differenziale anche patologie non prostatiche, responsabili di un quadro a volte sovrapponibile.

Per questo, sarà compito del Medico Veterinario raggiungere una corretta diagnosi nel più breve tempo possibile, per poter intervenire tempestivamente prima che il paziente vada incontro a complicazioni.

Trattamento delle patologie prostatiche nel cane

Gli obiettivi del trattamento sono quelli di risolvere i segni clinici, ripristinare una buona qualità della vita del cane senza dolore ed evitare per quanto possibile recidive.

La rimozione chirurgica dei testicoli (orchiectomia) rappresenta la prima scelta terapeutica in numerose alterazioni prostatiche ma, nei maschi più anziani che possono avere un’incidenza più elevata di complicanze anestesiologiche e chirurgiche, l’orchiectomia può non essere indicata.

Sterilizzazione farmacologica, una valida alternativa alla castrazione chirurgica

Diversi agenti farmacologici sono riportati sia per il trattamento delle patologie prostatiche che per una castrazione temporanea con conseguente soppressione transitoria e reversibile della funzione testicolare, volta a mettere a “riposo” la ghiandola prostatica.

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L’applicazione sottocutanea d’impianti a lento rilascio, contenenti una sostanza che si chiama deslorelina è, ad oggi, largamente accettata come alternativa alla sterilizzazione chirurgica nel cane maschio.

Tale molecola è in grado di indurre un’infertilità temporanea il cui effetto persiste per circa sei mesi con possibilità, se necessario, di trattamenti ripetuti nel tempo.

Presto sarà disponibile in commercio anche in Italia, una seconda formulazione in grado di mantenere l’effetto per circa 12 mesi; tale effetto può essere condizionato anche da numerose caratteristiche proprie di ogni singolo soggetto come peso, età, stato metabolico, ecc. ed in alcuni casi può prolungarsi.

In conclusione

La scelta tra un approccio chirurgico e uno conservativo dipende non solo dalla salute generale dell’animale ma anche dalla necessità di preservare la fertilità del soggetto che, una volta ripristinata l’attività testicolare, può essere in grado di riprodursi.

L’approccio terapeutico non deve essere effettuato solo per eliminare eventuali segni clinici, ma assume estrema importanza anche per la prevenzione di alcune patologie prima della comparsa di segni clinici.

Deve assolutamente essere il Medico Veterinario, attraverso una corretta gestione del caso, a decidere quale sia il trattamento migliore e se preservare la ghiandola prostatica anche applicando un impianto.

Redatto da: Dott. Alessandro Troisi

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