Legge Lombarda sulla caccia: cinghiali, storni e colombi nel mirino?

La Regione Lombardia ha dato il via a provvedimenti finalizzati al contenimento di diverse specie animali come cinghiali, storni e colombi per contenere i danni da esse causati, senza tener conto che lo sbilanciamento degli ecosistemi è una responsabilità umana, più che degli animali.

A cura di: Dott.ssa Paola Fossati

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Il 26 giugno 2020 in Lombardia è stata approvata la revisione della Legge regionale sulla caccia (n. 26/93) che estende la possibilità di cacciare gli ungulati in specifici periodi dell’anno e, in particolare, consente la caccia di selezione al cinghiale nell’intero anno solare.

Più o meno nello stesso periodo, hanno, inoltre, ricevuto approvazione anche due Delibere dell’assessore all’Agricoltura lombardo, che danno via libera al prelievo venatorio controllato di storni e colombi presenti nelle città.

Le motivazioni dietro la revisione della Legge regionale sulla caccia

In tutti i casi, le motivazioni alla base di queste scelte sono i numeri elevati di soggetti delle suddette specie, presenti nell’area regionale, e l’entità dei danni da essi provocati al territorio e alle attività produttive che vi si svolgono.

In particolare, il riferimento è all’agricoltura, che negli ultimi anni ha subito danni quantificati in cifre che superano il milione di euro.

Inoltre, sono numerosi anche gli incidenti stradali causati dai cinghiali (128 nel solo anno 2019. Fonte: Regione Lombardia).

Mentre i colombi sono considerati sia un flagello per le colture sia una fonte di rischio sanitario per gli allevamenti. Per questi motivi è stata autorizzata la caccia di selezione, allo scopo di contenere le popolazioni di animali e salvaguardare coltivazioni e sicurezza pubblica.

Nello specifico, lo storno “si accanirebbe” sulle colture vitivinicole e frutticole e le misure dissuasive per allontanarli non sarebbero sufficienti; mentre il colombo danneggerebbe i campi di cereali e girasole.

Presi in considerazione i pareri dell’ISPRA

L’intervento normativo per il contenimento di specie animali deve sempre essere giustificato e sorretto da informazioni scientifiche, che consentano di ottenere informazioni affidabili per la pianificazione delle scelte.

Per quanto riguarda le specie animali rese oggetto degli interventi sopra descritti, sono stati presi in considerazione i pareri redatti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Si tratta di documenti che affrontano i diversi aspetti di ogni fenomeno, al fine di creare un quadro il più possibile completo delle problematiche, della necessità di risorse, degli obiettivi che è realistico perseguire, proponendo anche alcune possibili soluzioni.

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FONTE: LaSettimanaVeterinaria