La Direttiva Zoo per proteggere la biodiversità è parte degli impegni dell’UE

La nuova Direttiva valorizza il ruolo degli zoo nella conservazione della biodiversità ex situ, ma è necessario migliorarne ancora l’attuazione.

A cura di: Dott.ssa Paola Fossati

direttiva zoo

La biodiversità è un valore dal punto di vista scientifico, ma anche culturale ed economico. La sua protezione è parte degli impegni internazionali dell’UE.

Per garantirla, è stata emanata la Direttiva Zoo, che rafforza il ruolo dei giardini zoologici nella conservazione ex situ di specie animali selvatiche.

Ognuna di queste strutture deve ottenere un’autorizzazione, che può essere rilasciata dalle autorità competenti degli Stati membri dell’Unione Europea, le quali devono anche assicurare sistemi di ispezione e altre forme di controllo.

Invece, la Direttiva non prevede la necessità di un comitato a livello Ue né obblighi di monitoraggio e di produzione di report, da parte degli Stati membri.

Forse anche per questo, nell’Unione risultano ancora presenti centinaia di zoo non autorizzati o non conformi alla legislazione vigente.

Al fine di adempiere a quanto disposto dalla Direttiva Zoo, le strutture devono assicurare lo svolgimento di determinate attività, quali la ricerca nel settore della conservazione o la formazione su temi inerenti oppure ancora lo scambio di informazioni in merito alla conservazione stessa, a modalità di riproduzione di specie selvatiche in cattività, alla reintroduzione di animali selvatici negli habitat naturali.

Inoltre, sempre la Direttiva richiede che siano assicurate forme di educazione e responsabilizzazione dell’opinione pubblica in merito alle esigenze di conservazione della biodiversità, garanzie di mantenimento degli animali in condizioni idonee, elevati standard gestionali, misure per prevenire la fuga degli animali e i conseguenti rischi per le specie autoctone, registrazioni aggiornate delle specie e degli esemplari ospitati.

La valutazione condotta dalla Commissione ha consentito di verificare se tali obblighi siano stati rispettati sul territorio dell’Unione e con quali effetti in concreto, rispetto a quanto si poteva prevedere.

In pratica, è stata impostata in forma di analisi critica evidence-based delle azioni richieste dall’Ue, a seguito della quale le azioni richieste dalla norma sono state comparate con gli obiettivi della norma stessa, al fine di verificare la relativa congruenza e commisurazione.

La situazione italiana

L’autorità italiana competente per l’applicazione della Direttiva Zoo e del relativo decreto di attuazione è il Ministero dell’Ambiente, che a tal fine collabora con il Ministero della Salute e il Ministero dell’Agricoltura e foreste, con particolare riferimento alla questione dei controlli.

L’Italia, nel recepimento della Direttiva, ha inserito alcuni requisiti più stringenti di quelli previsti dall’Europa, introducendo standard minimi aggiuntivi per quanto riguarda gli aspetti di benessere, salute e igiene degli animali e valorizzando la funzione educativa dei giardini zoologici.

Restano, però, aperte alcune sfide, come quella relativa alla possibilità di eseguire i dovuti controlli e all’aspetto a questo strettamente collegato della disponibilità di ispettori competenti e preparati a svolgere tale compito.

Per questo, l’Italia dovrà investire nella formazione del personale e, in particolare, dei medici veterinari che dovranno acquisire o aggiornare una solida preparazione e l’esperienza in materia di cura e benessere degli animali selvatici in cattività.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria