Ipertrofia mammaria nel gatto: un’alterazione benigna da risolvere

La fibroadenomatosi o iperplasia mammaria del gatto, detta anche iperplasia fibroepiteliale o complesso ipertrofia mammaria felina, è un disturbo che colpisce i gatti caratterizzato da una rapida, ma non maligna, proliferazione dei tessuti della mammella.

A cura di: Dott. Alessandro Troisi

Ipertrofia mammaria

Fibroadenomatosi mammaria, iperplasia mammaria del gatto, iperplasia fibroepiteliale, complesso ipertrofia mammaria felina, sono tutte definizioni diverse di una stessa condizione patologica.

Si tratta di un disturbo che colpisce i gatti caratterizzato da una rapida, ma non maligna, proliferazione delle cellule dei dotti e del tessuto delle ghiandole mammarie.

Tale condizione, che risulta benigna, deve essere differenziata dalla maggior parte delle lesioni mammarie che sono per l’80% neoplastiche e sono rappresentate principalmente da adenocarcinomi.

Cause dell’ipertrofia mammaria nel gatto

La fibroadenomatosi è più comune nelle gatte giovani e di solito compare dopo il primo o il secondo calore.

Ipertrofia mammaria pancia

Si sospetta che la causa sia collegata a una risposta esagerata al progesterone.

In particolare, potrebbe essere il risultato dell’ipersensibilità alle concentrazioni fisiologiche di progesterone endogeno o della somministrazione di progestinico esogeno.

Nello specifico, una stimolazione ormonale da parte dell’ovaio si osserva facilmente in corso di gravidanza, quando i livelli circolanti di progesterone sono più elevati.

Oppure, meno frequentemente, in corso di falsa gravidanza, o anche dopo somministrazione di progestinici.

Questi ultimi venivano utilizzati, soprattutto in passato, per il controllo dell’estro nelle gatte.

I progestinici sono utilizzati in entrambi i sessi per il trattamento di alcuni problemi comportamentali e dermatologici.

Nel gatto maschio si diagnostica questo disturbo solamente se sono in atto tali trattamenti.

Sintomi e diagnosi nel gatto di ipertrofia mammaria

L’iperplasia mammaria nel gatto può interessare tutte o la maggior parte delle ghiandole mammarie, senza coinvolgere i linfonodi adiacenti.

Di solito non è accompagnata da secrezione di latte.

L’iperplasia può essere grave e talvolta può verificarsi ulcerazione, infezione e successiva necrosi tissutale.

Nella maggior parte dei casi però lo stato generale del paziente non è coinvolto.

Ipertrofia mammaria controllo

L’aumento di volume della ghiandola mammaria è generalmente molto rapido e importante. Può interessare tutte le mammelle, ma anche essere localizzato.

In quest’ultimo caso in particolare, differenziare la fibroadenomatosi da una neoplasia mammaria può risultare difficile.

A volte quindi si deve ricorrere ad una biopsia per avere la conferma diagnostica.

Nella maggior parte dei casi comunque, il segnalamento, l’anamnesi e l’esame clinico possono essere sufficienti per formulare una diagnosi, soprattutto in presenza di soggetti giovani.

Risoluzione della patologia

La risoluzione della patologia si basa principalmente sulla rimozione della fonte del progesterone e questo può avvenire in varie modalità: fisiologica, chirurgica, medica.

Risoluzione fisiologica dell’ipertrofia mammaria

Al termine della gestazione (parto o aborto) o in seguito alla luteolisi in corso di falsa gravidanza si ha infatti una riduzione spontanea del progesterone con ritorno del tessuto mammario alla sua normalità.

Sterilizzazione chirurgica

L’esecuzione di una chirurgia ovvero di una sterilizzazione comporta un rapido calo dei livelli plasmatici di progesterone e la regressione dell’iperplasia mammaria.

È logico pensare che in caso di condizione particolarmente grave la rimozione di utero e ovaie potrebbe rendersi necessaria anche in corso di gravidanza, inducendo un aborto preventivo per salvaguardare la vita del soggetto.

Sospensione della terapia con progestinici

Qualora venissero somministrati, bisogna sospendere l’uso di progestinici esogeni.

Terapia

Tra i vari farmaci usati per trattare l’ipertrofia mammaria vi sono glucocorticosteroidi, FANS, antibiotici, furosemide e inibitori della prolattina, tutti somministrati con successo variabile e spesso risultando inefficaci.

Negli ultimi anni ha dato ottimi risultati una terapia farmacologica a base di aglepristone, un antagonista dei recettori del progesterone.

Tale molecola legandosi ai recettori del progesterone, li blocca completamente impedendone qualsiasi attività biologica.

Per questo a oggi viene considerato il farmaco di elezione per tale condizione.

Questo farmaco inoltre ha il vantaggio di mantenere intatta la fertilità dell’animale e ha rari effetti collaterali limitati a reazioni locali nel sito di inoculo.

Ovviamente bisogna fare attenzione in caso d’utilizzo in una gatta gravida poiché causerà sicuramente aborto.

Molto spesso è utile l’applicazione del collare di Elisabetta per prevenire il leccamento e l’associazione di una terapia antibiotica in caso di infezioni della mammella.

Come anche un trattamento con antinfiammatori per alleviare il dolore, se presente.

Ipertrofia mammaria occhi

Talvolta, le complicazioni infettive o la comparsa di lesioni ulcerative rendono necessario il ricorso alla mastectomia con asportazione della/e mammella/e.

È per questo che è bene rivolgersi sempre al Medico Veterinario di fiducia.

Sarà lui, attraverso una corretta gestione del caso, a decidere di volta in volta quale sarà il procedimento più corretto per salvaguardare al massimo la salute e la sfera riproduttiva del vostro gatto.