Il gatto in vacanza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Se lo spostamento viene fatto in camper o in roulotte o si arriva in un luogo che il gatto conosce, come ad esempio la casa al mare o in montagna, la vacanza risulterà meno traumatica in quanto l’animale si ambienterà più facilmente.

gatto in vacanza

Il gatto in vacanza è una problematica difficile da affrontare, soprattutto per chi si trovi a doversi assentare per la prima volta. A differenza del cane, che dipende emotivamente dal proprietario, il gatto è più legato alla stabilità territoriale e il suo attaccamento all’essere umano deriva dall’appartenenza di quest’ultimo al suo ambiente.

Il gatto vive il proprio territorio che è fatto di oggetti e ambienti che l’animale marca e questo gliene conferisce la proprietà.

Portare il gatto in vacanza decidendo così separarlo dal suo luogo sicuro, dipende fortemente dal tipo di vacanza che si intende fare.

I gatti per i quali si suole sconsigliare lo spostamento sono, in genere, quelli che hanno paura di viaggiare, soprattutto se il viaggio è molto lungo, e quelli affetti da problemi comportamentali, oppure quando si siano programmate vacanze brevi o erratiche (con molti spostamenti e nessun luogo fisso).

Il distacco dal territorio deve sempre essere considerato un evento stressante che animali normocomportamentali possono in qualche modo affrontare, mentre gli altri no.

Per questi soggetti è più conveniente evitare lo spostamento (meglio lasciarli nel loro ambiente!) e accordarsi in modo che qualcuno li accudisca direttamente a casa.

Gatto in vacanza: il luogo di villeggiatura influisce notevolmente

Se la vacanza viene fatta in un luogo che il gatto conosce, come ad esempio la casa al mare o in montagna, il camper o la roulotte, lo spostamento è meno traumatico in quanto l’animale si ambienterà più facilmente, soprattutto se aiutato in questo dalla somministrazione di feromoni.

Qualora la villeggiatura si svolgesse in un’abitazione e per più giorni (almeno due settimane), il gatto avrà modo di adattarsi al nuovo ambiente, che potrà perlustrare e marcare con i propri odori, magari agevolato dalla presenza di oggetti che già conosce e sempre con l’aiuto dei feromoni.

Se il pet si mostra tranquillo, e dopo un periodo di adattamento di almeno un paio di giorni, potrà addirittura essere lasciato libero di uscire, purché nel luogo di villeggiatura siano presenti meno rischi possibili, soprattutto strade, cani aggressivi, colonie feline o animali selvatici.

L’accesso all’esterno dovrà essere evitato per i soggetti ipercinetici o per quelli particolarmente spaventati, che potrebbero allontanarsi e non fare più ritorno.

I gatti sterilizzati sono i migliori candidati per la semi-libertà, in quanto il loro range di azione è più contenuto, mentre quelli interi, oltre a correre rischi legati alle lotte per l’accoppiamento e alle malattie sessualmente trasmissibili, potrebbero spingersi anche molto lontano.

Al gatto che esce dovrà comunque essere fornito un ambiente confortevole nel quale abbia piacere di tornare, dove sa che troverà il cibo e magari al suo rientro un premio (ad es. un boccone goloso).

FONTE: La Settimana Veterinaria

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