Il falco nella storia e nella mitologia: dall’antico Egitto ad oggi

I falchi, abili volatori, hanno affascinato gli uomini fin dagli albori delle civiltà e hanno accompagnato l’uomo nelle tappe evolutive della storia e della società umana sia dal punto di vista culturale e religioso sia naturalistico e venatorio.

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A cura di: Dott.ssa Elena Ghelfi

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Le prime notizie riguardanti il falco pellegrino nella storia ci giungono dall’antico Egitto, dove veniva venerato e rappresentato come un dio dalla testa di falco, il dio Horus. Secondo la tradizione era figlio del dio Osiride (il famoso guardiano del regno dei morti) e la dea Iside, dea della maternità, della fertilità e della magia.

Horus è invece una divinità solare, dalle capacità visive soprannaturali a cui si associavano chiaroveggenza e capacità taumaturgiche.

Horus, il dio egizio dalla testa di falco

Secondo la leggenda Horus ingaggiò una lunga guerra contro lo zio Seth, colpevole dell’omicidio del padre Osiride, durante la quale perse un occhio.

L’occhio del dio Horus veniva rappresentato con piume scure che ne contornavano a mezza luna la palpebra inferiore e come tale veniva utilizzato come amuleto portatore di salute (veniva infatti donato un ciondolo che lo raffigurava ai malati) e protezione nelle case.

Fu un dio molto venerato e diventò l’emblema dei faraoni.

Il falco nelle altre civiltà

La tradizione venne tramandata anche ad altre culture: secondo i Greci il falco pellegrino era considerato il messaggero di Apollo.

Così pure i popoli nordici associavano alla figura del falco pellegrino il dio Wodan, divinità della caccia per i popoli Germanici oppure alla dea Freya che grazie al suo mantello di piume di falco poteva essere trasportata in volo ovunque volesse.

Anche le tribù Polinesiane o del Nord America consideravano il falco incarnazione delle capacità di conoscenza e divinazione.

Dal Medioevo ai giorni nostri: esaltazione e persecuzione

La potenza e la velocità nella caccia non passarono mai inosservate: l’uomo cercò in ogni modo di sfruttare queste peculiarità e nel medioevo la falconeria ebbe il suo massimo sviluppo; di pari passo la cultura e la religione si arricchirono di simboli: i falchi pellegrini vennero associati alle anime erranti e senza guida, ai pellegrini che attraversavano l’Italia per giungere a Roma vestiti di sacchi scuri con cappucci (da qui il termine peregrinus).

I falchi venivano temuti ma anche rispettati perché volando in alto potevano avvicinarsi a Dio.

Poeti e artisti lo resero immortale in dipinti e poesie: lo stesso Dante lo cita nel XIX canto del Purgatorio paragonandolo a sé, che dopo il lungo viaggio iniziato all’Inferno ora era in grado di sollevare lo sguardo dalle miserie terrene.

Durante il medioevo i rapaci divennero fieri compagni di battute di caccia di nobili e potenti, grazie alle loro innate capacità, versatilità ma soprattutto capacità di apprendimento vennero allevati, spesso depredando nidi di selvatici per essere assoggettati ai voleri dell’uomo.

Federico II di Svevia e la falconeria moderna

Nel celebre trattato “De arte venandi cum avibus” Federico II di Svevia raccolse tutte le informazioni e i consigli tramandati in Medio Oriente dove dal 2000 a.C. si utilizzavano falconi per la caccia, fondando le basi della falconeria moderna.

In epoche più recenti la popolazione di falchi pellegrini vide una pericolosa curva di declino a causa dell’uomo: persecuzioni per motivi venatori (come predatore entrava in competizione con i cacciatori ad esempio nelle Highlands scozzesi per le pernici bianche), oppure durante la seconda guerra mondiale, soprattutto in Francia, perché predava i piccioni viaggiatori utilizzati dalla resistenza.

Ma anche la depredazione di nidi da parte di collezionisti di uova, bracconieri, guardiacaccia o infine la tossicità sul guscio delle uova del ben noto DDT nei tempi recenti contribuirono ad un pericoloso declino della specie.

Dopo il bando del DDT e leggi protezionistiche emesse ed attuate dagli anni settanta si è assistito a una ripresa della specie che colonizza nuovamente vari areali anche urbani, nidificando addirittura sui grattacieli delle metropoli, come sull’iconico Pirellone di Milano.