Malocclusione dentale nel coniglio: tutto quello che c’è da sapere

Quando la dieta è sbilanciata in favore di mangimi contenenti elevate percentuali di cereali o miscele di semi, il coniglio è portato a masticare meno a lungo predisponendo così all'insorgere della malocclusione dentale.

malocclusione dentale nel coniglio

La malocclusione dentale nel coniglio, fenomeno ormai piuttosto diffuso soprattutto nel coniglio da compagnia, è un motivo di visita dal medico veterinario molto frequente.

Malocclusione dentale nel coniglio: congenita o acquisita?

La forma “congenita” si manifesta già nel giovane animale entro i primi mesi di vita ed è conseguenza della selezione di soggetti di piccola taglia con il muso sempre più corto e arrotondato, nei quali si verifica un alterato rapporto anatomico tra le superfici dentali.

La malocclusione “acquisita”, invece, compare nei conigli di età più avanzata e, tra le altre cause, riconosce anche una componente di natura alimentare.

Il coniglio, come ben sappiamo, possiede una dentatura ipsodonte, necessaria per bilanciare il consumo dei denti dovuto al tipo di alimentazione.

In presenza di una dieta corretta a base di fieno o erba, materie prime fibrose che richiedono una masticazione prolungata, l’animale è in grado di mantenere costante la lunghezza dei denti.

Quando la dieta è sbilanciata in favore di mangimi contenenti elevate percentuali di cereali o miscele di semi, il coniglio è portato a masticare meno a lungo in virtù della forma fisica dell’alimento.

Inoltre, l’assunzione di cibo è fortemente influenzata dal contenuto calorico che, in questo caso, sarà molto maggiore rispetto a un’alimentazione a base di fieno ed erba, notoriamente poveri in elementi nutritivi, pertanto il tempo dedicato alla masticazione diminuirà notevolmente.

Come se non bastasse, i mangimi a base di miscele di semi sono caratterizzati da un rapporto calcio/fosforo sbilanciato in favore di quest’ultimo, squilibrio che sulla lunga distanza comporta demineralizzazione delle ossa e dei denti stessi, favorendo alcune modificazioni strutturali.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria

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