Il gatto aggressivo e le diverse forme di aggressività: quali sono?

È importante sottolineare che gatti adottati precocemente o svezzati dall’uomo sono più inclini a manifestare aggressività, molto probabilmente a causa di un alterato processo di svezzamento o di un distacco precoce dalla madre e dagli altri gattini.

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gatto aggressivo

Anche per il gatto, come per il cane, si può parlare di aggressività intraspecifica e interspecifica, a seconda della vittima verso cui è indirizzata l’aggressione.

All’interno di questi due gruppi, si distinguono diversi tipi di aggressività sulla base della motivazione che accompagna il gatto aggressore.

In particolare, per quanto riguarda l’aggressività interspecifica, si ha un’aggressività da frustrazione legata al mancato ottenimento di una ricompensa attesa.

I soggetti che mettono in atto questo comportamento sono molto spesso gattini allevati dall’uomo fin da piccolissimi, senza contatti con conspecifici.

Talvolta questa forma di aggressività è associata ad altri comportamenti, quali vocalizzazioni eccessive o marcature all’interno della casa, tutti sintomi correlabili all’ansia.

È importante sottolineare che gatti adottati precocemente o svezzati dall’uomo sono più inclini a manifestare aggressività, molto probabilmente a causa di un alterato processo di svezzamento o di un distacco precoce dalla madre e dagli altri gattini.

L’alterazione delle fasi di sviluppo influisce sicuramente sul corretto sviluppo comportamentale dell’animale, che può manifestare una mancanza di autocontrollo, di inibizione del morso, e può non essere in grado di affrontare e superare un conflitto interno o una situazione di stress.

L’ansia risulta essere un fattore importante nello sviluppo e nell’espressione di diverse forme di aggressività.

Stimoli ambientali e sociali possono giocare un ruolo importante nello sviluppo dell’aggressività.

Infatti, gatti che non convivono con conspecifici o lasciati per molto tempo da soli in casa spesso vivono in un contesto che non soddisfa pienamente le loro esigenze etologiche (gioco, predazione, interazione sociale, ecc.).

Ad esempio, un gatto privato della possibilità di dare la caccia a una preda reale spesso ridirigerà le proprie attenzioni verso qualunque oggetto si muova rapidamente, comprese mani e caviglie dei proprietari.

In questo caso si tratta di un comportamento predatorio ridiretto.

A differenza di quanto succede nel gioco, il gatto non ritrae gli artigli e il suo morso non è inibito; è perciò possibile che durante questi attacchi il gatto provochi ferite di notevole entità.

Nei confronti dell’uomo il gatto manifesta spesso anche una forma di aggressività da contatto.

In questi contesti, l’animale può dare inizio all’interazione con i proprietari, per poi attaccarli e morderli senza preavviso mentre questi lo stanno accarezzando.

È stato ipotizzato che la soglia di tolleranza alla manipolazione sia più bassa per una mancanza di abitudine al contatto con persone nelle prime fasi di vita dei gattini.

Questo tipo di manifestazioni si evidenzia spesso in gatti che soffrono di un altro particolare disturbo comportamentale: l’iperestesia felina.

Nel gatto esiste anche una forma di aggressività territoriale, che si manifesta in particolare con le persone estranee che entrano in casa o con gli individui, gatti o altri animali che oltrepassano la distanza individuale.

L’aggressività non è sempre offensiva.

In alcuni casi può essere difensiva e scaturire dalla paura. Le risposte dell’animale che si trova in uno stato di paura sono: immobilizzarsi, fuggire e aggredire (se al gatto non ha la possibilità di scappare).

Quando i primi segni di minaccia non sono percepiti come tali dal proprietario, l’aggressione diventa sempre più violenta.

Un’aggressione è considerata normale se è idonea al contesto, rispetta la struttura della sequenza comportamentale dell’aggressione e se lo stato emotivo e reattivo dell’animale torna alla normalità al termine della sequenza.

Per contro, un’aggressione è considerata patologica, se avviene in un contesto inappropriato o impossibile da identificare, quando non è seguita da un ritorno alla normalità dell’animale o quando è associata a un’alterazione della sequenza (assenza della fase di minaccia, mancanza della fase di acquietamento).

In tali circostanze, il comportamento aggressivo di un cane o di un gatto può essere associato a una perdita di controllo della bocca o delle unghie.

La visita di un medico veterinario comportamentalista deve essere consigliata tutte le volte che il proprietario riferisce un improvviso cambiamento comportamentale del suo animale.