Come fanno i gatti a fare le fusa?

Resta ancora un mistero sul perché il gatto emetta questo gradevole suono. Molte le teorie. Una cosa è certa: per chi le riceve, l’effetto positivo è assicurato.

fusa

Per fusa si intende una vibrazione profonda emessa dal gatto per manifestare un’emozione intensa. È un suono gutturale doppio, risultato sia dall’inspirazione che dall’espirazione. Ma come fanno a farle?

Il meccanismo con cui vengono prodotte è piuttosto complesso e non ancora del tutto chiaro.

A tal proposito esistono più teorie.

Secondo alcuni studiosi le fusa sarebbero determinate dal movimento turbolento del sangue nella vena cava che porta il sangue al cuore.

Tali turbolenze determinerebbero delle vibrazioni in tutto il corpo e sarebbero amplificate a livello delle vie respiratorie e delle cavità nasali.

Secondo altri, invece, si tratterebbe di contrazioni sfasate della laringe e del diaframma.

Secondo i più, infine, le fusa sarebbero prodotte dalla vibrazione delle false corde vocali, due foglietti membranosi situati nella laringe dietro alle corde vocali vere. Questo spiegherebbe perché i gatti con paralisi laringea non sono in grado di fare le fusa.

Secondo alcuni studiosi le fusa sono suoni a bassa frequenza che si sviluppano durante il ciclo di respirazione del gatto e vengono prodotti dalle vibrazioni nella laringe.

Gli studiosi invece si stanno ancora chiedendo come il gatto riesca a farle per periodi di tempo considerevoli senza cambiare intensità o ritmo, pur continuando a respirare a bocca chiusa.

Le fusa rappresentano quindi una modalità comunicativa particolarmente importante sia per il suo significato sociale che per i meccanismi che consentono di emetterle.

Il gatto, infatti, non le fa le solo per comunicare il suo benessere psico-fisico o il suo affetto, ma anche per manifestare il suo disagio psico-fisico.

Questo spiega perché il pet fa le fusa non solo quando viene accarezzato, spazzolato, allattato e curato, ma anche in tutte le situazioni di stress, di paura, quando soffre e ha dolore.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria