Combattere il traffico illegale di specie selvatiche: un compito per tutti

Un gruppo internazionale di ricercatori ha svolto studi sul traffico illegale di specie selvatiche e ha prodotto un documento in cui si analizzano le conseguenze di questa pratica, oltre a suggerire soluzioni per affrontarla.

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Il traffico illegale di specie selvatiche è un’attività che coinvolge non solo molte specie animali, ma anche ecosistemi e società umane.

I danni che può causare sono di diversa natura.

Oltre a quelli diretti e indiretti alle specie selvatiche e a quelle non selvatiche, riduce i benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano.

Inoltre, può diffondere specie potenzialmente invasive e rappresentare una via per la diffusione di malattie zoonotiche, cioè quelle che si trasmettono dagli animali all’uomo.

Anche a livello economico può causare danni alle economie locali e globali.

L’importanza economica del traffico illegale di specie selvatiche è altissima.

Escludendo disboscamento e pesca, il volume di affari generato da queste attività è stimato tra i 7 e i 23 miliardi di dollari all’anno.

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Per affrontare il commercio illegale di specie selvatiche non esiste una risposta unica adatta a tutte le situazioni.

Ecco dunque che un gruppo internazionale di biologi della conservazione, attivisti, forze dell’ordine, professionisti dopo uno studio approfondito ha prodotto un documento in cui si mette in guardia sui pericoli legati a questa attività.

Insieme è stato presentato un programma per rallentarne la crescita, indicando le carenze – legali, nelle conoscenze e nell’impegno – da colmare, e proponendo soluzioni pratiche.

Quando le persone pensano al commercio di specie selvatiche, possono pensare al contrabbando di avorio o al commercio di animali selvatici.

Ma il commercio di specie selvatiche è più presente nella nostra vita quotidiana di quanto le persone immaginino.

Ad esempio, il legno che è stato utilizzato per preparare il tavolo dove la tua famiglia cena può essere un prodotto del commercio di specie selvatiche”, ha affermato Caroline Fukushima, ricercatrice presso il Museo finlandese di storia naturale (Luomus) dell’Università di Helsinki e prima autrice del documento.

Il traffico illegale colpisce anche altre specie, uomo compreso

Il commercio di specie selvatiche può essere legale, illegale o non regolamentato, sostenibile o non sostenibile.

Tuttavia, le persone devono essere consapevoli che il commercio legale non significa necessariamente ‘prodotto o scambiato in modo sostenibile’.

Il commercio illegale o non sostenibile di specie selvatiche rappresenta uno dei cinque principali fattori di perdita ed estinzione della biodiversità su scala globale”, afferma ancora Fukushima.

Oltre alle specie interessate direttamente, il commercio spesso colpisce anche le specie con cui le prime interagiscono nel loro areale nativo o introdotto.

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In definitiva, il commercio influisce sugli ecosistemi da cui dipendono altre specie, compresa quella umana.

Spesso le altre specie sono infatti le principali perdenti nel processo, anche se queste passano in gran parte inosservate.

Le specie aliene invasive, le malattie zoonotiche, il collegamento con la corruzione e le reti criminali, le ripercussioni negative sull’economia locale e globale e la promozione dell’ingiustizia sociale, economica e ambientale, sono alcune delle molte conseguenze negative del commercio di specie selvatiche non ben gestito e regolamentato”, ha spiegato Pedro Cardoso, anche lui del Luomus e uno dei ricercatori che ha contribuito allo studio.

Quali le possibili soluzioni?

Gli autori dello studio si sono basati sul manifesto “Avvertimento degli scienziati del mondo all’umanità”, pubblicato dall’Alleanza degli scienziati del mondo (Alliance of World Scientists).

La loro intenzione è stata quella di riesaminare il traffico illegale e non sostenibile di specie selvatiche e mettere in guardia su come può avere un impatto negativo sul benessere dell’uomo.

Il gruppo ha analizzato le problematiche che si presentano quando si affronta il commercio illegale e non sostenibile di specie selvatiche e propone alcune soluzioni pratiche per superarle.

Evidenzia inoltre l’urgente necessità di una maggiore cooperazione tra protagonisti e settori coinvolti per arginare le sue conseguenze negative.

Comprendere le radici culturali e i fattori trainanti del consumo di specie selvatiche e tener conto delle sue implicazioni culturali e sociali è essenziale.

Ci consentirà di sviluppare strategie di conservazione con maggiori probabilità di successo”, afferma Caroline Fukushima.

Gli autori del documento sottolineano che è ancora necessario misurare la portata, la scala e l’impatto del commercio di specie selvatiche su tutta la biodiversità.

Le strategie dipendono da conoscenze accurate e affidabili sulla biodiversità, provenienti da scienziati, esperti, e ambientalisti che lavorano insieme alle comunità locali con ONG internazionali e locali.

Cosa fare per combattere il traffico illegale di specie selvatiche?

Per frenare il commercio illegale e non sostenibile di specie selvatiche è necessario il coinvolgimento di diverse discipline come sociologia, economia, criminologia, marketing sociale e informatica.

Esistono già molte tecnologie e strumenti disponibili per analizzare, tracciare, monitorare e arginare il commercio non sostenibile e illegale di specie selvatiche.

Tuttavia, il suo continuo incremento mostra che le sole forze dell’ordine non sono sufficienti per fermare tale attività.

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L’istruzione è il fattore chiave per cambiare il comportamento del consumatore.

Pertanto tutti dovrebbero impegnarsi nella lotta al commercio illegale o non sostenibile di specie selvatiche.

A questo proposito, i ricercatori indicano una serie di azioni che a tutti i livelli possono essere messe in atto per contribuire a combattere il traffico illegale di specie selvatiche.

Anche da parte dei singoli cittadini, nella vita quotidiana:

  • scegliere prodotti di provenienza sostenibile e ottenuti legalmente e promuovere iniziative volte a garantire che il commercio sia sostenibile;
  • richiedere volontà politica e finanziamenti per iniziative in grado di frenare il commercio illegale di specie selvatiche;
  • aumentare la consapevolezza sull’traffico illegale di specie selvatiche e ridurre o modificare le abitudini di consumo delle specie selvatiche che danneggiano la biodiversità;
  • non acquistare specie selvatiche illegali/non sostenibili o i suoi prodotti, nei mercati, nei centri turistici, online, altrove;
  • pensare due volte prima di mettere un like o condividere post sui social media che descrivono interazioni innaturali tra uomo e specie selvatiche;
  • non supportare le attrazioni turistiche o le opportunità di volontariato che offrono interazioni uomo-specie selvatiche.

Fonte: Università di Helsinki.