Antiparassitari, i proprietari di animali domestici li utilizzano correttamente?

In Italia, come nel resto d’Europa, i cani e gatti sono esposti a diversi parassiti che possono comportare rischi sia per la loro salute sia per quella dei proprietari.

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Gli animali da compagnia vengono generalmente trattati con antiparassitari: una procedura molto importante in quanto i parassiti (sia esterni che interni) possono causare infestazioni anche gravi oppure rappresentare vettori di malattie pericolose sia per gli stessi animali che per l’uomo (leishmaniosi, toxoplasmosi, rickettsiosi etc.).

Ma i proprietari di animali domestici utilizzano correttamente gli antiparassitari, secondo le indicazioni del proprio medico veterinario di fiducia, o fanno di testa loro?

Se lo sono chiesti alcuni studiosi inglesi, che hanno effettuato una ricerca per capire come i pet-owners del loro Paese attuano la sverminazione dei loro animali, lo stile di vita degli animali stessi e il loro livello di rischio alle parassitosi.

I proprietari di cani e gatti sono stati dunque invitati a rispondere a un sondaggio online: poteva partecipare chi era responsabile dell’acquisto degli antiparassitari, si occupava della loro assistenza sanitaria e li portava in visita dal medico veterinario.

I risultati del sondaggio sono stati analizzati basandosi sulle linee guida ESCCAP (European Counsel Companion Animal Parasites), così ogni animale è stato inserito in una di quattro categorie di rischio. Quest’ultime vengono definite in base a diversi fattori, come per esempio, età e stile di vita degli animali domestici, convivenza o meno con bambini o anziani e alimentazione (per esempio se l’animale mangia carne cruda).

I ricercatori hanno poi messo a confronto la frequenza con cui i proprietari indicavano di effettuare le sverminazioni dei loro pet con quelle raccomandate per la loro categoria di rischio.

Il questionario è stato completato da un totale di 500 proprietari di cani e 500 di gatti. Nel complesso, lo studio ha rilevato che la maggior parte degli animali (97% dei cani e 68% dei gatti) rientrava nella categoria di rischio più elevata, che prevede un intervento antiparassitario al mese.

È però emerso che i pet-owners britannici effettuano in media 3,1 interventi antiparassitari per cani e 3,1 per i gatti, frequenza inferiore al minimo raccomandato da ESCCAP.

Gli esperti concludono che i gatti e i cani inglesi vengono trattati meno del minimo indispensabile sia per la loro salute, sia per ridurre il rischio zoonotico di Toxocara spp, e che quindi è necessario migliorare l’educazione dei proprietari in modo che la frequenza di sverminazione sia in linea con le linee guida ESCCAP.

Nota: MAI applicare ad un animale un antiparassitario non registrato per la specie di appartenenza; alcuni prodotti registrati per il cane se applicati ad un gatto possono causare gravi sintomi da intossicazione e finanche provocarne la morte.

Come utilizzare correttamente un antiparassitario?

FONTE: LaSettimanaVeterinaria

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