Una produzione di carne sostenibile per l’ambiente è possibile?

Per nutrire gli oltre 9 miliardi di persone che nel 2050 popoleranno il nostro pianeta, la Fao stima chela produzione di carne mondiale dovrà aumentare di oltre 200 milioni di tonnellate per raggiungere i 470milioni di tonnellate. Occorre però fare i conti con l’impatto ambientale di queste produzioni.

produzione di carne sostenibile

La produzione di carne da allevamenti intensivi è accusata di essere un rischio ambientale, insostenibile per l’ambiente e, paradossalmente, una delle cause della fame nel mondo.

Tuttavia, l’aumento della popolazione mondiale porta con sé anche la necessità di una maggior produzione di alimenti: la Fao ha infatti stimato che entro il 2050 sarà necessario aumentare la produzione alimentare globale del 70%, e la sola produzione di carne dovrà aumentare di oltre 200 milioni di tonnellate per raggiungere, sempre nel 2050, un totale di 470 milioni di tonnellate, il 72% delle quali verrà consumato nei Paesi in via di sviluppo, che oggi si attestano al 58%.

La produzione di carne e il suo impatto ambientale

Sul Web è possibile trovare riferimenti alla problematica della carne bovina rispetto all’ambiente, non sempre sostenuti scientificamente ma indicativi del comune sentire: si legge infatti che l’agricoltura, comprensiva della produzione di carne, sarebbe responsabile fino al 18% delle emissioni di gas serra a livello globale.

Un esempio

Per produrre un singolo hamburger sarebbero necessari fino a 2.350 litri di acqua; il bovino convertirebbe le proteine vegetali in proteine animali con un tasso di efficienza molto basso: servirebbero 100 kcal di mangime per produrre 1 kcal di carne.

La produzione di 1 kg di proteine dai legumi piuttosto che dalla carne richiede 18 volte meno terreno, 10 volte meno acqua, 9 volte meno combustibili, 12 volte meno fertilizzanti e 10 volte meno pesticidi.

Inoltre genera 6 volte meno rifiuti rispetto alla carne.

Il consumo di acqua per ottenere carne è circa 8 volte superiore a quella della coltivazione di soia, ecc.

Ma le cose stanno proprio così?

In realtà, uno studio della Fao, pubblicato su Global Food Security, chiarisce che in realtà l’86% circa degli alimenti consumati dagli animali non è adatto all’alimentazione umana, inoltre che in parte gli animali si alimentano in aree non coltivabili; risulterebbe dunque errata la valutazione della carne come causa di fame nel mondo.

Tuttavia, è indubbio che sia necessario produrre in modo più sostenibile, e la Fao con il Programma Livestock environmental assessment and performance (LEAP 2019 – 2021), si pone l’obiettivo di incrementare la sostenibilità ambientale dell’allevamento attraverso metodi migliori, valutazioni misurabili e raccolta dati, anche per ottimizzare le decisioni.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria