Qual è il rischio di alimentare i cani randagi?

Dare da mangiare a un cane randagio crea responsabilità spesso insospettate. Infatti, non tutti sanno che chi lo fa si assume la responsabilità penale e civile del comportamento dell'animale, compreso il caso in cui questo aggredisca un passante.

A cura di: Dott.ssa Paola Fossati

alimentare i cani randagi

Vedere cani randagi, che vagano in cerca di un rifugio e di cibo, stimola in molte persone un istinto di protezione, che le induce a prendersi cura di loro, anche se solo temporaneamente.

Così, succede che qualcuno decida di offrire loro qualcosa da mangiare, magari facendoli entrare nel proprio giardino di casa, dove può essere più comodamente posizionata una ciotola.

Questa azione può essere occasionale oppure ripetersi nel tempo, ma è comunque imprudente e dovrebbe essere evitata.

È importante, per chi lo fa, essere consapevoli che, in questo modo, si crea una “relazione di detenzione” con i cani, in conseguenza della quale, anche se non si è formalmente i proprietari, se ne assume la responsabilità.

Infatti, nel 2017 la Corte di Cassazione, esaminando il caso di un uomo chiamato a rispondere delle lesioni causate a un passante dai cani randagi che aveva abituato a trovare rifugio e cibo nel suo giardino, ha confermato che l’obbligo di custodia insorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona.

Non importa se il cane non ha un microchip che lo identifichi e lo colleghi a questa persona.

I giudici hanno ricordato che  “L’art. 672 cod. pen. collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessario un rapporto di proprietà in senso civilistico”.

 

Quindi, al detentore di un cane si impone “l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione.

Anche quando il cane non è legalmente “suo”. E questo non vale solo per animali “feroci”, perché anche un cane di solito mansueto potrebbe avere reazioni aggressive.

Attenzione, allora, a come ci si deve comportare con i cani randagi. Non è una buona idea accoglierli in casa, senza aver prima verificato che non appartengano a qualcuno e rischiando che possano creare problemi di sicurezza o per la salute pubblica.

Meglio fare una segnalazione della loro presenza alla Polizia locale o al Servizio veterinario pubblico, che si attiveranno per recuperarli e portarli al canile sanitario.

In questa struttura, i cani saranno sottoposti all’osservazione sanitaria e quelli identificati con microchip potranno essere immediatamente restituiti al proprietario.

I cani non identificati e non reclamati potranno, invece, essere successivamente affidati a chi ne farà richiesta.

Ricordiamo che è sempre vietato appropriarsi di un cane vagante senza rispettare i passaggi descritti sopra; chi lo facesse incorrerebbe nel reato di appropriazione indebita.