La rabbia in Italia: qual è la situazione odierna? è ancora un rischio?

Al momento la situazione italiana è buona, sebbene comunque permangano sempre dei rischi per quel che riguarda l’importazione illegale di cani e la movimentazione di animali da e verso le zone in cui la malattia è ancora presente.

rabbia in italia

La rabbia in Italia (urbana) è stata eradicata ormai nel lontano 1973, nonostante ciò un rischio concreto proviene ancora dall’importazione illegale di cani dall’est Europa per fini commerciali (il ben noto traffico di cuccioli di razza), dall’introduzione non controllata di soggetti raccolti durante i viaggi all’estero e fatti entrare nel nostro Paese senza il rispetto delle misure sanitarie imposte per legge, dalla mancata vaccinazione dei cani soggetti a spostamento dal nostro Paese verso altri (e viceversa!), magari accompagnati da certificati falsi.

Dal 1970 al 1995 si sono verificate, nella nostra Penisola, una serie di focolai di rabbia silvestre in cui la volpe ha rappresentato la via principale di trasmissione.

L’origine di queste epidemie è da ricercare oltre confine, poiché negli Stati che circondano l’Italia a nord, dalla Francia alla Svizzera e dall’Austria ai Paesi dell’ex-Iugoslavia, all’epoca dei fatti la rabbia era presente e valicava i nostri confini con lo spostamento di animali selvatici.

Dal 1977 al 1986: la prima grande ondata di rabbia silvestre

La prima grande ondata è durata dal 1977 al 1986, mentre le successive, concluse ufficialmente nel 1995, sono state di entità più limitata e solamente nel nord-est poiché, nel frattempo, nei territori a nord e nord-ovest la malattia era stata eradicata.

Nell’ottobre del 2008 si è verificato una seconda ondata di casi confermati in Friuli Venezia Giulia, provocati da un virus proveniente dai Balcani, come dimostrato dal sequenziamento, risalito prima in Croazia e poi in Slovenia seguendo i flussi di spostamento dei selvatici.

A seguito dell’emergenza fu deciso di adottare la stessa strategia dell’epidemia precedente, ovvero la distribuzione manuale delle esche vaccinali, anche grazie alla collaborazione dei cacciatori locali che hanno permesso il posizionamento dei bocconi in prossimità dei siti di maggiore densità.

Purtroppo, però, nel novembre 2009 è stato registrato un caso nella provincia di Belluno, territorio in cui la popolazione di volpi non era coperta dal vaccino, che determinò una progressione importante della malattia, anche in virtù dell’aumento numerico delle popolazioni di volpe.

Nei primi mesi del 2010 l’epidemia si estese fino alle province di Trento e Bolzano.

Impiego di elicotteri per combattere la rabbia in Italia

Dato l’ampio areale interessato e l’aspetto orografico complesso, si decise allora di affrontare la situazione in maniera diversa e molto più aggressiva, anche visti i rischi di ulteriore diffusione nei centri urbani legati al randagismo, con possibili conseguenze per la salute umana.

Per l’occasione furono impiegati dei mezzi aerei, elicotteri per la precisione, al fine di raggiungere anche le zone più impervie.

Vennero eseguiti quattro lanci di esche vaccinali nel 2010, e successivamente altri quattro: due interventi nel 2011 e due nel 2012, in primavera e autunno,con ulteriori distribuzioni aggiuntive eseguite per via manuale in tana e in altri luoghi particolarmente a rischio.

Inoltre, e in questo l’Italia è stata veramente innovativa, è stato impiegato il GIS (Sistema Informativo Geografico).

La sorveglianza sanitaria condotta in seguito è stata di tipo attivo, per mezzo di abbattimento di volpi sulle quali sono stati eseguiti accertamenti sulle ossa della mandibola (le esche contenevano anche tetracicline) per verificare l’assunzione dei bocconi, e di tipo passivo, eseguendo la raccolta delle volpi decedute sul territorio e analizzando il coagulo di sangue ventricolare per la ricerca di anticorpi.

Rabbia in Italia: ultimo caso risale al 2011

L’ultimo caso accertato nella volpe risale al febbraio del 2011, ma la campagna di vaccinazione è stata portata avanti per alcuni anni in un territorio cuscinetto di 20 km, poiché in Slovenia la malattia era ancora presente.

Ad oggi si prosegue la sorveglianza passiva in Friuli Venezia Giulia e vige l’obbligo di vaccinazione per i cani da caccia e per gli animali che vanno al pascolo nelle zone a rischio.

Al momento la situazione italiana è buona e non ci sono motivi per ritenere presente la rabbia sul territorio nazionale, sebbene comunque permangano sempre dei rischi per quel che riguarda l’importazione illegale di cani e la movimentazione di animali da e verso le zone in cui la malattia è ancora presente, come ad esempio la Russia, il Nord Africa e parte dell’Asia.

Fonte: LaSettimanaVeterinaria

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