Il difficile ritorno dall’Afghanistan dei cani militari

Un rapporto americano rivela importanti mancanze nella gestione dei cani militari utilizzati durante i combattimenti in Afghanistan tra il 2011 e il 2014.

cani militari

Secondo un rapporto del Dipartimento della difesa americano (Dod), pubblicato il 1° marzo, i cani adibiti al ritrovamento di esplosivi (tactical explsive detection dog, Tedd), che hanno prestato servizio durante i combattimenti in Afghanistan tra il 2011 e il 2014, sono stati oggetto di negligenze al loro ritorno sul suolo americano.

A darne notizia è lo stesso Ufficio dell’Ispettorato generale del Pentagono, il quale ha fatto partire un’inchiesta sulle condizioni dei cani da lavori dopo le richieste da parte della Commissione delle Forze Armate della Camera dei Rappresentanti nel 2016.

Il volere di quest’ultima, nel far partire l’inchiesta, fu in seguito alle lamentele formulate da soldati che gestivano questi animali sulla sorte dei loro ausiliari canini.

Per la maggior parte di questi cani, il ritorno alla “normalità” è stato frettoloso quasi precipitoso, senza un solido programma d’adozione alle spalle.

La notizia, ripresa dalla rivista “La Settimana Veterinaria”, ha portato alla luce numerose mancanze nella presa in carico degli eroi di guerra.

Sono numerosi i cani che hanno prestato servizio a fianco dei soldati americani in Afghanistan come parte del programma Tedd ma il tempo materiale per riportare gli animali negli Stati Uniti e trovar loro una nuova casa era davvero pochissimo, si parla di poche settimane.

La transizione frettolosa è andata storta a causa della mancanza di anticipazione, supervisione e procedure appropriate per favorire l’adozione dei cani alla fine del programma e aiutarli nel prevenire e/o evitare la sindrome da stress post-traumatica.

Fortunatamente l’esercito sta lavorando ora per conformarsi alle raccomandazioni dell’ispettore generale ed è stato deciso di proporre migliori procedure e regolamenti per conformarsi al sistema di gestione di cani da lavoro del Dod e dare migliori direttive sul controllo dei candidati non militari per l’adozione.

FONTE: La Settimana Veterinaria