Il diabete mellito nel cane e nel gatto

Quali tipi di diabete esistono nel cane e nel gatto? Quali sono i sintomi? E la sua diagnosi e terapia? Ecco cosa sapere di questa malattia endocrina molto complessa e ancora difficile da trattare.

diabete nel cane e nel gatto

Il diabete mellito nel cane e nel gatto è una malattia endocrina molto complessa.

Il diabete è caratterizzato da uno stato di iperglicemia persistente dovuto a mancata secrezione e/o azione dell’insulina.

Tipi di diabete nel cane e nel gatto

Nel cane e nel gatto il diabete mellito è generalmente classificato in 2 forme principali: forma insulino-dipendente e quella non insulino-dipendente.

• Le forme insulino-dipendenti (simile al diabete tipo 1 o diabete giovanile nell’uomo) sono considerate multifattoriali.

Sono dovute alla distruzione delle cellule del pancreas che producono insulina.

Pancreatiti, alcuni farmaci (corticosteroidi), patologie immunomediate, ecc., possono essere fattori predisponenti, probabilmente in associazione anche a una componente genetica.

• Le forme non-insulino dipendenti (diabete tipo 2 nell’uomo) sono rare nel cane e più frequenti nel gatto.

Si presentano in soggetti che hanno sviluppato una forma di insulino-resistenza, dovuta a fattori genetici o acquisiti (ad esempio obesità, alterazioni ormonali).

La diagnosi di malattia spesso effettuata nella cagna in diestro ha fatto sì che si parli di diabete diestrale.

In questo periodo aumenta la produzione di progesterone.

Questo va a stimolare il tessuto mammario in grado di produrre fattori diabetogeni, che creano insulinoresistenza.

Diabete nel cane

La prevalenza del diabete nel cane è in lieve aumento.

Alcuni studi nel cane identificano prevalenze dallo 0,32 all’1,33%.

Il cane sviluppa una forma molto simile al diabete di tipo 1 umano (insulino-dipendente).

I soggetti di sesso femminile con età compresa fra i 7 e i 9 anni sembrano i più colpiti.

Alcune razze canine risultano più predisposte allo sviluppo di diabete.

Di contro vi sono razze refrattarie allo sviluppo del diabete, come il Boxer, su cui si stanno indirizzando studi genetici, per indagarne le cause e supportare l’ipotesi di una predisposizione genetica.

Diabete nel gatto

Nel gatto il diabete è molto simile al tipo 2 umano (non-insulino dipendente).

Risultano maggiormente colpiti i maschi castrati.

La sua prevalenza è in ascesa, probabilmente a causa dell’aumento dei fattori predisponenti come la sedentarietà e l’obesità.

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I gatti obesi sono infatti quasi 4 volte più a rischio di sviluppare la malattia rispetto ai gatti normopeso.

Altri fattori predisponenti il diabete felino sono l’età avanzata, il sesso maschile e le terapie con corticosteroidi.

Tra le razze maggiormente predisposte vi è il Burmese.

Sintomi clinici del diabete nel cane e nel gatto

Per i suoi sintomi clinici principali il diabete è anche chiamato malattia delle 4 P: poliuria (aumento della minzione), polidipsia (aumento della sete), polifagia (aumento della fame), perdita di peso.

Il gatto con diabete può presentare anche plantigradia, cioè un’alterazione neurologica che porta l’animale a camminare appoggiando tutta le pianta dei piede, non solo la punta delle dita.

Questo atteggiamento è solitamente reversibile una volta instaurata la terapia e un buon controllo glicemico.

La cataratta diabetica è un altro segno clinico. La sua progressione può essere però rallentata da una buona gestione del diabete.

Diagnosi e terapia del diabete mellito

La diagnosi di diabete mellito è molto semplice e richiede il dosaggio della glicemia.

L’iperglicemia permanente determina riduzione ulteriore della funzionalità del pancreas: per questo motivo è necessario trattarla con tempestività.

La terapia del diabete sia nel cane sia nel gatto prevede la somministrazione di insulina, ormone isolato e utilizzato da un punto di vista terapeutico per la prima volta da Banting e Best negli anni ‘20.

Da allora diverse società scientifiche, prima in umana, poi in veterinaria, si sono occupate di stilare Linee guida terapeutiche per pazienti diabetici, costantemente in fase di aggiornamento.

L’obiettivo principale della terapia è eliminare i segni clinici, evitare l’ipoglicemia e permettere un adeguato benessere e una ripresa del normale stile di vita.

Nel pet, infatti, data la brevità della loro vita rispetto all’uomo, lo scopo principale della terapia non è normalizzare la glicemia.

In caso di diabete diestrale, è consigliato sterilizzare l’animale, se ciò non è possibile per condizioni cliniche instabili, si può optare per una terapia medica.

L’importanza della dieta

La terapia dietetica riveste anch’essa una grande importanza in caso di diabete nel cane e nel gatto.

Come la terapia medica, anche quella nutrizionale va adattata al singolo caso dal Medico veterinario.

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Nel cane è necessario assicurare all’animale lo stesso orario e la stessa quantità a ogni pasto per poi regolare la somministrazione di insulina.

Nel gatto è preferibile una dieta umida a basso contenuto di carboidrati (meno del 12%) e alto tenore proteico.

Il gatto può mangiare con piccoli pasti frequenti, ma non ad libitum.

La dieta casalinga è un po’ difficile da pianificare ma, se ci si avvale di un nutrizionista, può essere utilizzata.

L’attività fisica è salutare a patto che sia costante, perché se saltuaria e intensa espone l’animale a ipoglicemia.

Controllo della glicemia nel cane e nel gatto

Una volta decisa la terapia dal Medico veterinario, va poi monitorata la sua efficacia con una visita clinica, che ovviamente all’inizio avrà una maggior frequenza.

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Esiste una variabilità individuale che spiega come, nonostante gli sforzi, non  sempre sia possibile ottenere una glicemia abbastanza costante nel tempo.

Purtroppo le cause di questa variabilità sono molteplici: problemi clinici concomitanti, stress, alimentazione non corretta, ecc.

Nonostante i continui miglioramenti nella gestione complessiva dell’animale diabetico, questa malattia rimane ancora difficile da trattare.