Fibroadenomatosi mammaria felina: tutto quello che c’è da sapere

Questa patologia della ghiandola mammaria colpisce prevalentemente le gatte giovani, di età compresa fra tredici settimane e due anni, e non sterilizzate.

fibroadenomatosi mammaria

Il termine fibroadenomatosi mammaria indica una mastopatia (patologia della ghiandola mammaria) che interessa in genere tutte le mammelle, ma in alcuni casi può presentarsi con masse isolate e di dimensioni disomogenee. E’ una condizione che si osserva prevalentemente nella specie felina, tuttavia qualche caso è stato segnalato anche nel cane.

Questa patologia colpisce prevalentemente le gatte giovani, di età compresa fra tredici settimane e due anni, e non sterilizzate, le quali, possono presentare i sintomi tipici di questa patologia anche durante la gravidanza.

Qual è la causa?

A causare la patologia è, infatti, l’azione del progesterone (ormone prodotto dalle ovaie) sul tessuto mammario. L’ormone può trovarsi in circolo (nel sangue) in seguito a gravidanza oppure a pseudo gravidanza.

L’ormone può essere anche di derivazione iatrogena (conseguente alla somministrazione di farmaci progestinici). Questi farmaci sono stati usati spesso in passato per il controllo dell’estro (calore) nelle gatte e, in entrambi i sessi, per il trattamento di alcuni problemi comportamentali e dermatologici.

La fibroadenomatosi mammaria, infatti, è una patologia che può colpire anche il gatto maschio o la gatta sterilizzata se sottoposti a questi trattamenti.

Oggi l’utilizzo dei progestinici è molto limitato a causa dei loro provati effetti collaterali, tra i quali il rischio d’insorgenza di neoplasie mammarie.

Come si presenta il quadro di fibroadenomatosi mammaria?

Nei soggetti colpiti è evidente un rapido e notevole aumento di volume delle mammelle in un periodo di tempo compreso tra le 2 e le 5 settimane. L’animale può non presentare segni di malessere generale o alterazione degli esami del sangue.

A volte il quadro può presentarsi complicato a seguito di lesioni o ulcerazioni a carico del tessuto mammario.

In genere al medico veterinario sono sufficienti l’esame obiettivo generale, gli esami del sangue e anamnesi (storia clinica raccontata dal proprietario), per fare una diagnosi.

Nei casi dubbi, si ricorre alla biopsia del tessuto mammario.

Come si interviene?

Abbiamo visto che a causare la patologia è sempre l’ormone progesterone circolante. La remissione dei sintomi sarà legata dunque all’abbassamento del progesterone nel sangue.

Questo abbassamento può avvenire normalmente a causa del parto (o aborto) se la gatta è gravida oppure al termine della pseudogravidanza.

Se la gattina in questione non è destinata alla riproduzione si può optare per la sua sterilizzazione: la rimozione delle ovaie infatti farà cadere subito i livelli plasmatici dell’ormone causa della condizione.

Nel caso in cui si voglia invece mantenere intatta la fertilità dell’animale è possibile ricorrere all’utilizzo di un farmaco “anti-progesterone” (il cui principio attivo è l’aglepristone) che diminuisca in brevissimo tempo la quantità di progesterone circolante. Attenzione, in una gattina gravida il suo utilizzo causerebbe anche un aborto.

In rari casi è necessaria la mastectomia, ossia la rimozione delle mammelle, chirurgia che si esegue per lo più in animali che hanno subito ferite o traumi al tessuto mammario tali da non poter fare sperare in una totale “restitutio ad integrum”.

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