Diete Raw e Barf: quali sono i rischi e i (presunti) benefici?

Una ricerca inglese ha analizzato i rischi che possono essere legati all'abitudine di nutrire cani e gatti con carni e ossa crude.

diete raw e barf

Il crescente numero di proprietari di cani e gatti che si affidano a diete “crudiste” a base di carne cruda e sottoprodotti di origine animale (Barf o Raw) per i loro pet rende necessario approfondire le conoscenze in questo campo; oltre a un’analisi delle motivazioni che spingono in questa direzione, è fondamentale conoscere i rischi che questi prodotti possono rappresentare proprio in conseguenza delle loro caratteristiche.

Già un recente studio italiano ha indagato, mediante un questionario online, le motivazioni: i partecipanti avevano dichiarato che fondamentalmente, erano motivati dal desiderio di rispettare maggiormente la natura carnivora del cane e dalla convinzione che questo tipo di dieta ne migliorerebbe lo stato di salute.

Ecco che ora uno studio viene ad aggiungere un altro tassello alla valutazione di questa modalità di nutrire i pet: sul Journal of Small Animal Practice è stato infatti appena pubblicato uno studio, condotto da tre ricercatori britannici, in cui, dopo aver passato in rassegna le ragioni e in che modo i proprietari inglesi mettono in atto le diete Barf per cani e gatti, ne valuta i pro e i contro.

Le poche evidenze dei presunti benefici delle diete Raw e Barf

L’esame dei pochi studi disponibili sui presunti benefici delle diete Barf, sia fatte in casa che commerciali, secondo gli autori non evidenzia in realtà nulla di particolarmente significativo.

Le diete Barf vengono formulate avendo come base l’alimentazione delle specie selvatiche, tuttavia, tra lupo e cane vi sono differenze biologiche e di stile di vita che limitano questo confronto.

In particolare gli amidi, presenti nel petfood, sono difficilmente digeribili per il lupo, mentre il cane domestico, geneticamente diverso dai suoi antenati, li può tranquillamente utilizzare ai fini energetici; altre differenze tra canidi domestici e selvatici includono l’equilibrio tra i fabbisogni energetici e di altri nutrienti, e la longevità.

Studi che hanno confrontato la digestione di animali alimentati con petfood “convenzionale” e petfood Barf, mostrano che in effetti vi sono diversità nel microbiota fecale e un miglioramento della qualità delle feci, ma a parte queste affermazioni, i vari claim salutistici delle diete Barf rimangono, secondo gli autori “una miscela di aneddoti e opinioni, non supportate da dati altamente pertinenti”.

A oggi dunque, sebbene gli autori ammettano che sia plausibile, per alcuni soggetti e per certe diete, che “l’alimentazione raw possa portare miglioramenti dei segni clinici relativi, ad esempio, a intolleranze alimentari, condizioni infiammatorie intestinali e alcune altre condizioni in cui sono stabilite influenze dietetiche”, dal punto di vista scientifico non vi sono prove solide né sono stati identificati meccanismi plausibili per molti dei numerosi benefici attribuiti al Barf: “una vasta gamma di condizioni infiammatorie, infettive, neoplastiche, endocrine, comportamentali e di altro tipo”.

Squilibri nutrizionali

I ricercatori hanno quindi passato in rassegna i potenziali rischi di queste diete, a cominciare dagli squilibri nutrizionali.

Infatti, le scarse conoscenze dei proprietari e la spesso poca attendibilità di chi formula le ricette possono condurre a preparare pasti squilibrati o con carenze; inoltre un importante aspetto sottolineato è che, anche quando ben formulate, questo tipo di diete possono avere problemi di biodisponibilità dei principi nutritivi.

Il rischio microbiologico

Dal punto di vista microbiologico, i rischi posti dalle diete raw sono molti. I principali sono rappresentati da Salmonella, la cui trasmissione all’uomo a partire da petfood e snack contaminati, o per contatto con i pet che avevano consumato alimenti contaminati è stata provata.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria

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