Denti della cavia: quanti sono? Perché non ha i canini?

Questo tipo di dentatura consente alla cavia di poter consumare materie prime molto dure ed abrasive che comportano un consumo costante delle superfici masticatorie.

A cura di: Dott. Cristiano Papeschi

denti della cavia

Esattamente come il coniglio, anche i denti della cavia sono di tipo ipsodonte. Con il termine “ipsodonte” si intende indicare un particolare tipo di dente caratterizzato dalla presenza di una radice aperta e da una crescita continua per tutta la durata della vita dell’animale.

Questo tipo di dentatura consente alla cavia, un animale dalle abitudini alimentari esclusivamente erbivore, di poter consumare materie prime molto dure ed abrasive che comportano un consumo costante delle superfici masticatorie.

In assenza di questo particolare adattamento fisiologico, nel giro di poche settimane i suoi denti si accorcerebbero talmente tanto da impedirgli di masticare il cibo, con conseguenze facilmente immaginabili.

Di contro, però, delle strutture che crescono in maniera lenta ma perpetua potrebbero anche andare incontro al fenomeno opposto, ovvero continuare ad allungarsi all’infinito… o quasi!

I problemi dentali (sovracrescita e malocclusione) sono una delle ragioni che più di frequente spingono il proprietario a portare a visita la cavietta di casa dal medico veterinario.

Denti della cavia: quanti sono e come sono disposti?

La bocca della cavia possiede un totale di 20 denti: ogni emiarcata è dotata di 1 incisivo, nessun canino, 1 premolare e 3 molari.

Vista la somiglianza anatomica e strutturale, premolari e molari vengono comunemente indicati come “molariformi”.

Per quale motivo mancano i canini?

La ragione è semplice. I canini sono i denti tipici dei carnivori, utili per dilaniare la preda. Un animale erbivoro, di conseguenza, non ne ha davvero bisogno!

Al posto dei canini, nella cavia così come anche negli altri roditori e nel coniglio, vi è uno spazio vuoto chiamato “diastema”.

L’arcata superiore forma una “U” più ampia rispetto a quella inferiore (arcata mandibolare), di conseguenza le superfici dei molariformi mascellari e di quelli mandibolari non coincidono perfettamente e per questo determinano la formazione di un piano di occlusione di circa 30°.