Cataratta nel cane e gatto: cos’è? cosa fare o non fare?

La cataratta può rappresentare anche un fattore predisponente alla comparsa dell'uveite lente-indotta, un’infiammazione intraoculare.

A cura di: Dott.ssa Maria Paola Cassarani

cataratta nel cane

La cataratta è un’opacità della lente (o cristallino), che interessare tutti gli animali. Il cristallino è collocato all’interno dell’occhio, dietro la pupilla, e consente agli animali di mettere a fuoco un oggetto visto sulla retina.

La sua trasparenza è fondamentale per garantire una buona visione, ma nel corso della vita può andare incontro a modificazioni in conseguenza di un invecchiamento fisiologico (sclerosi nucleare, caratterizzata da indurimento e aumento di densità del nucleo centrale del cristallino) o di processi patologici, rappresentati appunto dalla cataratta.

Tale condizione può presentare differenti gradi di maturazione: immatura (lieve modificazione della trasparenza), matura (modificazione completa della trasparenza, con il cristallino che risulta bianco), ipermatura (il cristallino, ormai completamente opacizzato, presenta delle aree di trasparenza per fenomeni colliquativi).

La cataratta può rappresentare anche un fattore predisponente alla comparsa di un’infiammazione intraoculare, detta uveite lente-indotta, che può determinare un aumento della pressione intraoculare e favorire l’insorgenza del glaucoma con conseguente perdita della visione.

Quali sono le cause della cataratta?

L’alterazione della trasparenza del cristallino è imputabile a molteplici cause: ereditarie, congenite, metaboliche (come nel caso del diabete), traumatiche, infiammatorie, tossiche e senili.

Terapia della cataratta

In tutti i casi l’unico possibile rimedio è rappresentato dall’intervento chirurgico, che prevede l’asportazione del cristallino e la sua sostituzione, ove possibile, con una lente artificiale.

Tuttavia, prima di decidere se procedere o meno con l’intervento chirurgico, l’animale affetto da cataratta deve essere accuratamente valutato dal punto di vista clinico, da un medico veterinario.

Non sono considerati pazienti ideali per l’intervento chirurgico i soggetti con cataratta ipermatura, con uveite in fase acuta o con aumento della pressione intraoculare.

La tecnica migliore per l’esecuzione dell’intervento di cataratta è la facoemulsificazione.

L’animale, di norma, non viene ospedalizzato, ma nel corso del primo mese successivo all’intervento deve essere sottoposto a diversi controlli oftalmologici.

La percentuale di successo dell’intervento di cataratta è direttamente proporzionale alle modalità di selezione del paziente, al grado di maturazione della cataratta, alla precisione delle procedure chirurgiche, nonché alla corretta effettuazione delle terapie post-chirurgiche.

I rischi di complicazioni sono stimati in circa il 5% e sono rappresentati da grave uveite, ipertensione/glaucoma, distacco retinico e perdita del visus.

Tuttavia, occorre ribadire come l’intervento chirurgico rimanga l’unico trattamento mirato alla restituzione di un’adeguata capacità (acuità) visiva, che in ogni caso sarà migliore, complicazioni a parte, di quella in corso di cataratta.