Sindrome di Horner nel cane: cause, sintomi e cura

Questa condizione neuro-oftalmologica, caratterizzata da una serie di anomalie tipiche, è spesso monolaterale e pertanto colpisce solo un lato e quindi solo una metà della faccia e un solo occhio dell'animale.

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La Sindrome di Claude Bernard Horner, conosciuta, sia in umana che in veterinaria, anche come sindrome oculo-pupillare, è una condizione neuro-oftalmologica caratterizzata da una serie di anomalie tipiche.

Sindrome di Horner: le cause

Tale sindrome è dovuta ad un danno a carico del sistema nervoso simpatico, il quale conseguentemente non può più controbilanciare l’azione del parasimpatico che finisce per prevalere; a livello dell’occhio l’innervazione simpatica è responsabile della dilatazione della pupilla, mentre quella parasimpatica del suo restringimento in presenza di luce.

La disfunzione a carico del sistema nervoso simpatico può conseguire ad un danno nel tratto del suo passaggio a livello del collo e del torace, conseguente a traumi (in particolare della regione del collo, spesso conseguenti a morsicature), otite media o interna, neoplasie compressive (ad esempio tumore della tiroide), patologie dei dischi intervertebrali etc.

In alcuni casi non è possibile risalire alla causa di tale danneggiamento, per cui la condizione viene definita idiopatica.

Golden e Labrador Retriever maggiormente predisposte

Alcune razze di cani risultano maggiormente predisposte alla Sindrome di Horner, quali il Golden Retriever ed il Labrador Retriever.

La condizione è spesso monolaterale e pertanto colpisce solo un lato e quindi solo una metà della faccia e un solo occhio.

Quali sono i sintomi della Sindrome di Horner?

I pazienti affetti possono presentare:

  • Enoftalmo (rientro dell’occhio nell’orbita, per cui appare retratto rispetto alla sua normale posizione);
  • Miosi (restringimento della pupilla; quando la condizione riguarda un solo occhio, si può osservare anche anisocoria, cioè un’asimmetria delle due pupille, dovuta alle dimensioni ridotte della pupilla patologica che non è in grado di dilatarsi al buio)
  • Ptosi palpebrale (abbassamento della palpebra superiore con conseguente riduzione della rima palpebrale);
  • Procidenza della terza palpebra (ovvero l’esposizione della membrana nittitante che normalmente è nascosta nel sacco congiuntivale inferiore);
  • Altri possibili segni clinici peraltro poco chiari e non molto evidenti nei nostri animali, quali l’aumento della temperatura della cute a livello del lato facciale colpito a seguito di una vasodilatazione locale.

Talvolta il paziente viene condotto a visita clinica solo per il riscontro di scolo oculo-congiuntivale, la qual cosa potrebbe indurre a ritenere che si tratti semplicemente di una banale congiuntivite.

Quando la Sindrome di Horner decorre in forma monolaterale, cosa che accade nella maggior parte dei casi, è facile da riconoscere anche in relazione all’asimmetria facciale, mentre quando decorre in forma bilaterale risulta di più difficile diagnosi.

Cosa fare?

Ogni qual volta il nostro amico animale mostra delle alterazioni ad uno o entrambi gli occhi, associate in combinazione diversa ad altri sintomi, è necessario rivolgersi al Medico Veterinario di fiducia, che rappresenta l’unica figura in grado di diagnosticare tale malattia, essendo anche in grado di risalire alla causa che l’ha determinata.

Peraltro, spesso è necessario che il Medico veterinario si avvalga di tecniche avanzate di diagnostica per immagini, quali la Tomografia Computerizzata (TC) e la Risonanza Magnetica (RM): in particolare la TC viene preferita in tutti quei casi in cui si sospetta che la patologia primitiva (responsabile del danno a carico del sistema nervoso simpatico) risieda a livello del torace, mentre si fa ricorso alla RM ogni qual volta si voglia indagare una lesione neurologica intracranica o del midollo spinale cervicale o cervico-toracico.

La Sindrome di Horner in molti casi può tendere ad una risoluzione spontanea, a dimostrazione del fatto che come tale non deve essere considerato un problema serio, quanto piuttosto un campanello d’allarme che deve indurre ad un approfondimento diagnostico, per indagare la causa primaria che potrebbe, invece, risultare anche particolarmente grave.

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Redatto da: Dott.ssa Donatella De Simone e Dott. Fabrizio Dini