Mangiare gli insetti: è un futuro prossimo o è già un presente?

L’allevamento di insetti è un’innovazione produttiva, volta a soddisfare le esigenze alimentari di miliardi di persone e di animali, che garantisce un minore impatto a livello ambientale.

mangiare gli insetti

Tipici in alcune culture alimentari di altri contesti socio-culturali e geografici (Asia, Africa, Messico), dal punto di vista storico la presenza degli insetti non è poi così trascurabile come potrebbe apparire anche nel contesto del nostro continente.

A questo riguardo non mancano gli esempi di vere e proprie modalità di allevamento come quello delle api (Apis mellifera), dapprima semi-brado e a cui si era giunti dopo secoli di sola predazione del miele da parte dell’uomo; le prime testimonianze in tal senso risalgono alle pitture rupestri del tardo paleolitico della Cueva de la Araña presso Valencia in Spagna.

Un tempo era molto diffuso, anche nel nostro Paese l’allevamento del baco da seta (Bombyx mori) proveniente dalla Cina, così come non mancano allevamenti di insetti per la produzione di larve da utilizzare come esche nella pesca sportiva.

Altro importante impiego degli insetti è quello della lotta biologica per cui vengono allevati insetti predatori e parassitoidi, afferenti a diversi Ordini, con la finalità di distribuirli all’occorrenza per controllare la moltiplicazione di insetti nocivi che altrimenti, con la loro attività trofica, sarebbero in grado di causare gravissimi danni economici o di sconquassare interi ecosistemi.

Non solo uso, ma anche consumo!

Anche l’uso alimentare di insetti non è scevro di esempi come quello di cibarsi di larve e pupe di api, ma anche di adulti ovviamente privati di pungiglione.

Si ricorda inoltre, come sino a qualche decennio fa la presenza di ambienti palustri in pianura Padana consentiva la presenza di grandi concentrazioni di libellule che venivano consumate con regolarità dalle popolazioni locali e, per andare a tempi più antichi, come anche Leonardo da Vinci in un suo trattato descriveva le modalità per cucinare larve, grilli e preparare la torta d’api.

Usi più particolari sono quelli della cocciniglia (Kermes vermilio) allevata sulle pale di fichi d’India (Opuntia sp.) ed usata come colorante naturale per la produzione di alchermes e di Dactylopius coccus, nota per dare la sua caratteristica colorazione a un noto aperitivo.

Per ultimo sempre in Italia è nota la produzione tradizionale di formaggi come il “casu marzu” in Sardegna e del “nisso di Menconico” nell’Oltrepò pavese alle cui caratteristiche organolettiche contribuisce la presenza di larve di Piophila casei.

Perché proprio gli insetti?

Non c’è dubbio che gli insetti, da un punto di vista nutrizionale, rappresentano una valida fonte di proteine (60-70% di composizione proteica allo stato secco), ma anche per la presenza di grassi insaturi e oligominerali (calcio, rame, zinco).

Il contenuto nutrizionale degli insetti dipende dal loro stadio vitale, dall’habitat e dalla dieta, tuttavia è largamente accertato che:

  • forniscono proteine di alta qualità e nutrienti paragonabili a quelli forniti dalla carne e dal pesce;
  • sono importanti se utilizzati come integratori dietetici per bambini sottonutriti perché molte specie presentano una quantità di acidi grassi paragonabile a quella fornita dal pesce. Inoltre, sono ricchi in fibre e micronutrienti quali rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco;
  • presentano un basso rischio di trasmissione di zoonosi quale la BSE.

Inoltre l’allevamento di insetti comporta notevoli vantaggi per l’ambiente (minor produzione di gas serra e minor impatto ambientale) e per il sostentamento e la condizione sociale di alcune aree urbane o rurali.

Non v’è dubbio alcuno allora che la possibilità di impiegare gli insetti (interi, loro parti o ingredienti da loro derivati) li facciano rientrare a pieno titolo tra i cosiddetti novel food (quindi soggetti alla normativa di riferimento) ed essere considerati a pieno titolo il cibo del futuro.

Cibarsi con insetti è rischioso?

Non sono noti casi di trasmissione all’uomo di malattie o parassiti in seguito a consumo di insetti, ma ovviamente gli insetti devono essere trattati con le medesime condizioni sanitarie di qualsiasi altro cibo.

Tuttavia, sono state segnalate reazioni allergiche paragonabili a quelle nei confronti di crostacei, che appartengono sempre al Phylum degli Artropodi.

Sembra che il rischio di trasmissione di zoonosi sia minore rispetto a quanto avviene con mammiferi e uccelli, anche se i dati disponibili devono essere incrementati con ulteriori ricerche.

FONTE: La Settimana Veterinaria