Belgio: appello contro l’abbandono delle cavie in natura

In Belgio l’abbandono di roditori e conigli domestici in natura è un fenomeno sempre più comune.

cavie

A qualche giorno di intervallo, nella seconda settimana di febbraio, alcuni camminatori hanno trovato giovani cavie in una foresta del comune fiammingo di Vosselaar, nella Provincia di Anversa, in Belgio.

Una delle cavie, una femmina incinta, giaceva morta in una pozzanghera e il suo compagno di sfortuna stava disperatamente girando intorno a lei. Gli animali sono stati portati nella clinica Kathleen Lanslots.

Qualche giorno dopo, una femmina di 6 mesi, malnutrita, disidratata e anche lei incinta è stata ritrovata nella foresta. Le due cavie sono attualmente curate a Marumoto, un rifugio per nuovi animali da compagnia (Nac) dove lavora Eva Stoffels e che ospita più di 200 cavie.

Mancanza di conoscenza dei proprietari e pratiche discutibili di allevamento delle cavie

L’abbandono di roditori e conigli domestici in natura è, purtroppo, un fenomeno sempre più frequente, secondo le due colleghe, e non soltanto in Belgio.

Si sono pertanto espresse attraverso i media per denunciare questa cattiva abitudine e per sensibilizzare i proprietari e i futuri acquirenti.

Smettetela, gli animali non sopravviveranno!” ha esortato Kathleen Lanslots, spiegando inoltre: “Questi animali rimangono in genere sul posto perché non sanno cosa fare. Sono quindi facili prede per i predatori o semplicemente muoiono di fame… Molte persone vogliono mettersi a posto la coscienza liberando gli animali, ma non è questo il metodo giusto. È meglio portarli in un rifugio se non è possibile tenerli, e soprattutto riflettere attentamente prima di comprare una cavia.” Per Eva Stoffels, questo tipo di comportamento non è soltanto ascrivibile a proprietari privati, ma riguarda anche gli allevatori.

Secondo la veterinaria, “questo è un fenomeno molto triste. La gente alleva cavie in un granaio o in un garage, spesso in condizioni spaventose. Se gli animali sono troppo piccoli o troppo numerosi, sono semplicemente gettati via. Queste sono pratiche che non possono essere veramente sotto controllo”.

FONTE: La Settimana Veterinaria