Accumulatore di animali: quando l’amore si trasforma in maltrattamento

L’amore distorto per gli animali domestici diventa un vero e proprio maltrattamento. L’accumulo degli animali è una vera e propria patologia ed è spesso associata a solitudine e disagio sociale. Gli animali accumulati non rappresentano il problema, ma sono un sintomo e le vittime della situazione.

accumulatore di animali

L’accumulatore di animali è colui che raccoglie e possiede più soggetti, in numero indefinito, senza riuscire a prendersene cura, fornire loro un ambiente di vita igienico adeguato e a riconoscere la loro sofferenza.

L’accaparramento degli animali è, per definizione, associato a un attaccamento patologico agli stessi e di solito è accompagnato da una storia di disordine o legami inidonei con le persone.

Gli animali accumulati non rappresentano il problema, ma sono un sintomo e le vittime della situazione.

Situazioni di abbandono e disagio sociale

Di solito si viene a conoscenza di tale condizione soltanto quando i vicini di casa, esasperati dagli odori nauseabondi o dal continuo latrare dei cani, si rivolgono alle forze dell’Ordine; purtroppo sempre troppo tardi e quando si interviene si palesano scenari diversi e terrificanti.

In quelle esalazioni ripugnanti si avverte tutto il senso di disagio, solitudine, isolamento, abbandono, incuria che accompagna, anche inconsapevolmente, la vita dell’accumulatore e lo stato in cui si trovano gli animali, che condividono con la persona spazi e locali le cui condizioni igienico sanitarie sono inesistenti, costretti a vivere nei loro stessi escrementi.

All’origine insicurezze ed esperienze sconvolgenti

Gli accumulatori di animali manifestano spesso tratti come diffidenza e paura dell’abbandono, che portano a relazioni interpersonali instabili, sentimenti di vuoto, senso di difficoltà e occasionalmente rabbia e paranoia.

Le persone che hanno questi comportamenti spesso provengono da famiglie in cui è stata vissuta una storia di dolore intenso a causa di morti o perdite tragiche e premature o abuso emotivo o fisico.

L’assenza di relazioni educative nell’infanzia causa a queste persone un profondo senso di solitudine che nell’età adulta non potrà mai essere riempito.

Incapace di fornire agli animali le cure necessarie

L’accumulatore di animali è incapace di fornire loro le cure necessarie e un ambiente di vita igienico adeguato; inoltre, non ha consapevolezza e non riesce a reagire alla condizione di degrado in cui vivono gli animali, neanche quando questi sono malati o feriti, alle volte non riesce a staccarsene neppure dopo il loro decesso e detiene i cadaveri degli animali in congelatori o frigoriferi.

Infine, non riesce a opporsi alla estrema incuria ambientale caratterizzata dalla presenza di feci e di urina (che determina un elevato livello di ammoniaca). Tutto ciò rende l’ambiente assai insalubre e la diffusione di zoonosi altamente probabile.

Gli animali più colpiti sono i gatti

Le specie maggiormente accumulate sono i gatti, al secondo posto vi sono i cani, probabilmente perché rappresentano gli animali maggiormente diffusi. Tuttavia, è stato riportato anche un accaparramento di animali da fattoria e selvatici, tra cui cavalli, uccelli, rettili e roditori.

Gli accumulatori di animali sono spesso donne sole

L’accumulo degli animali è una vera e propria patologia, più diffusa tra le donne, anche se mancano studi epidemiologici approfonditi.

Più facilmente, si tratta di una persona che vive sola (single, vedova o divorziata) di età media o avanzata. Tuttavia, questo comportamento è trasversale e può oltrepassare i confini socioeconomici e demografici.

Tuttavia, esistono diverse segnalazioni di accaparramento di animali che coinvolgono uomini, coppie sposate e famiglie. Molto spesso conducono una doppia vita, con una carriera professionale di successo.

La responsabilità penale dell’accumulatore di animali

Il problema psicologico, però, non può sottrarre l’accumulatore dalla responsabilità penale. L’art. 544 ter c.p. punisce “chiunque, per crudeltà o senza necessità cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche […]”, pertanto condanna il maltrattamento animale, pur se in tali condotte non si evidenzia il dolo.

La Cassazione ha chiarito che per ravvisare il reato non occorrono lesioni necessariamente fisiche, ma è sufficiente la sofferenza degli animali, poiché la norma li tutela in quanto esseri viventi in grado di percepire dolore, anche nel caso di lesioni di tipo ambientale e comportamentale (Cass. n. 46291/2003; Trib. Pen. Torino 25.10.2006).

Ne consegue che una persona adulta può scegliere di vivere in situazioni di degrado senza incorrere in nessuna censura – se non vìola norme sulla salute pubblica o di sicurezza – ma se detiene animali in condizioni igieniche precarie, lasciandoli senz’acqua o senza cibo, tenendoli chiusi in spazi angusti e sporchi di feci, privandoli della possibilità di movimento, è perseguibile penalmente.